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Vecchio!
Un’altra ora, un giorno
un mese, un anno
sono andati, passati
finiti, compiuti…un altro passo
un’altra parte del racconto.
Più vecchio!
Ad ogni minuto.
Auguri, auguri…Auguri!
Ma è solo tempo
è percezione d’uomo
nulla è accaduto
che già non fosse scritto
con le mie stesse dita
sulla lavagna antica dell’universo.
Giovane, vecchio
bambino, adulto, anziano
sono parole, soltanto convenzioni
non descrivono il tempo
e soprattutto…
non descrivono noi
che siamo eterne scintille
particelle d’infinito
Non cerco un nuovo volto
né l’invenzione di una nuova immagine
Non voglio un nuovo Dio da adorare
sopra ad un nuovo altare
cerco d’essere tempio, immagine e parte
d’essere uno
Non cerco duci e condottieri
né qualcuno che mi imbocchi le mie idee
Non voglio comandanti da seguire
gloriosi eroi bonari da osannare
cerco soltanto amici, fratelli, compagni
su questo mio percorso, il mio cammino
Non cerco Buddha sornioni a cui inchinarmi
né maestri sapienti d’ogni cosa, che indichino l’ora ed il percorso
Non voglio scorciatoie nè soluzioni d’altri
che mi abbrevino la strada alla mia luce
Cerco la luce stessa, la sola che è per me
il Buddha che ho dentro e mi compete
Non cerco le canzoni, le operette, mille finte partenze
né voglio modulare Cambiamento in mille modi
nulla si ferma, nulla è permanente e non si muove
tutto l’intorno muta, anche se il pazzo imperatore lo trattiene
Sono nel cambiamento che m’avvolge
cerco d’essere l’ onda, non di parlarne
Non cerco te, amor mio, anche se sei la vita
né voglio importi amore e vicinanza
questo è possesso e guasta tutto quanto
Persino nei momenti senza luce…che sono stati tanti
quando l’andare insieme era la differenza con la morte
cerco d’essere amore , perché è del mio ch’io so e mi nutro
Null’altro cerco che non sia vuota forma
che non sia errore, egoismo o distrazione
null’altro c’è da dire…e a lor signori
auguro di riuscire nella cerca d’un santo graal
d’un grande segreto…che sembra essere
per voi, così importante
Ho taciuto
per molto tempo
Non le mie parole
né la mia penna
hanno tracciato il segno alla giornata
Questi son tempi in cui dire non serve
ed anche scrivere
sai, non cambia nulla
Intorno han costruito la gabbia
ed il ruggire ora
serve solamente a divertirli
Hanno per ogni nostro verbo
la giusta confezione
Per ogni male
inventano un vaccino
Per ogni favola
comprano un lieto fine
che non racconti la rabbia
le solitudini, il sangue
che ci nasconda il vero
perché ci insegni
a pensare come loro
ed a parlare
ed a scrivere
le loro parole
ad esser docili
Anche l’amico di ieri
con cui sognasti
il tuo sogno
oggi è cambiato
Si nutre al loro desco
veste gli stessi vestiti
Cambiare tutto…
per non cambiare niente
Perché le parole
che servono per noi
son sempre quelle
se abbiamo smesso di inventare domande
a cosa mai potrà servire aver risposte?
Se voi foste sinceri
in quel che dite
si sentirebbe tutto intorno
lo sapete?
Se aveste il coraggio d’essere
quello che predicate
il mondo…il nostro mondo
sarebbe già cambiato.
Senza che poi il lamento
ne rimarcasse ogni ora
l’esigenza.
Se quel che chiediamo agli altri
noi lo donassimo
se non chiedessimo
nulla
in cambio dell’amore.
Se noi
Se tutti noi
sapessimo riconoscerlo
quando ci passa accanto
senza richiedergli
permesso e passaporto.
Se cogliessimo il senso
ch’è del sole,
D’un giorno nuovo che nasce
Dell’acqua che fluisce
del canto degli uccelli
delle stelle nel cielo
se fossimo, finalmente, nelle cose
e non padroni, presunti
d’ogni cosa.
Il Cambiamento non avrebbe nome
non dovrebbe mai essere chiamato
perchè sarebbe qui
figlio del tempo
padrone d’ogni giorno
Trema la penna
si ferma anche il cursore
parola più non scivola.
Per chi scrive un poeta
per se stesso?
Ha senso la parola
detta al vento
affidata alla sabbia
oppure scritta
con un’unghia sulla cera
donata alla scrittura
per poi non esser letta
per chi scrive il suo romanzo
lo scrittore, legge e rilegge
Riscritto, mille e mille volte
inseguendo la parola
cercando senso al senso
come l’albero che cade
laggiù nella foresta
dove non c’è nessuno
fa comunque rumore?
Non è domanda nuova
lo comprendo.
Cosa ti strugge scrivano
perchè bruci quei fogli?
Perchè consumi in quel fuoco
la tua vita…come se fosse
solamente carta
Un figlio chiese a un uomo
“ Cos’è la vera forza padre mio?
È forse quella di una grande nazione
che fa bombe e cannoni
per esser , poi, nel mondo la potenza?
Ordisce intrighi ed alza anche la voce
per radunare tutti alla sua coorte? ”
“ No…non è la vera forza, figlio mio! ”
“ Allora, è quella d’un fisico gagliardo
che ti permetta gli altri a sovrastare.
È contenuta in muscoli possenti, in mani forti.
è quella, forse, di chi ha più possanza
e a calci e pugni ti affronta e ti spaventa?”
“ No…non è la vera forza, figlio mio “
“ Senz’altro, allora, essa sta nella ricchezza
di chi, con enorme sufficienza, tutto si compra!
Di chi giunge per primo a possedere le grandi novità
che questo nostro mondo riserva a chi ha denaro
Ne son sicuro risiede nel successo
di chi non ha problemi a comperare
i desideri o l’anima di un uomo”
“ No…non è la vera forza, figlio mio “
“ Allora, padre, dov’è la vera forza?
Quella di cui si parla con rispetto
che tutti quanti vorrebbero acquisire?”
“Essa, figliolo, è quella di quel seme
caduto sull’ asfalto o sul cemento
Da tutti ormai vien dato per spacciato
però, poi nasce e cresce, mettendo le radici!
Un muro di granito ha già spaccato.
Risiede sai nell’uomo solitario
che ha conquistato suprema comprensione
ma sa trovar pietà…e la compassione
Per ciò che vede e chi gli passa accanto.
Guarda tua madre!
È quella delle donne, che san soffrire
Piangendo,solo un poco dei propri mali
che, sorridendo fan crescere un uomo.
Senza s’accorga d’aver tanto imparato!
Guarda là in terra è quella delle piccole formiche
che la potente quercia fan cadere…
Sono migliaia e la rodono da dentro
sino a che essa crolla…la polvere ad alzare
È quella, ancora, dell’uomo sfortunato
che ogni mattina si alza dal suo letto
per correre al lavoro…e non gli basta
tutta la sua fatica a farvi grandi.
È quella, infine, d’un piccolo bambino
Che anche crescendo non smette d’ imparare
Che quando cade, facendosi del male, sa poi rialzarsi
e continua a camminare.
Questa è la vera forza figlio mio
Non sono predisposto nel seguire
non voglio comandare, ma camminare solo
d’un maestro evidente io dico ch’è un amico
perchè dentro di me sta il mio maestro vero
forse è superbia, di certo tracotanza
ma non ho volontà d’essere diverso
di vita io mi obbligo all’ascolto
anche se spesso son portato a predicare.
Ascolto molti, ma non seguo mai nessuno
della preghiera poi ho una mia opinione
ed anche in questo io forse son superbo
chè penso che il vuoto, il mio e di tutti
sia fatto per riempire
che nel silenzio, in fondo, sia preghiera.
In questa vita ne ho incontrati tanti
forse fortuna o predisposizione
oppure karma, saprete voi meglio di me
che cosa sia, come chiamarlo
Tanti che avevano la strada o soluzioni
ma nessuno, poi, mi ha convinto per davvero
ho ascoltato chi diceva “io non insegno”
perchè non c’è poi nulla da insegnare,
basta il silenzio e il vuoto che si riempie.
Perchè non devi ricercare il tempio
il luogo adatto
che non ci sono regole o dettami
che non c’è bene o male, non c’è divisione
solo percorsi, strade e il camminare
e nel cammino tutta la gioa del passo
è tutto quel che avrò dalla mia vita
questa o quell’altra,
non c’è ricchezza o materia
NON C’è ROBA
che possa mantenersi al passo mio
se c’è va bene, se manca fa lo stesso.
Voi, poi, che incontro, che ho sempre conosciuto
siete gli stessi di sempre, intessuti di destino
amici, compagni ed angeli
ognuno di voi che è , in fondo, il mio maestro
Copiando infinite regole sino a cambiarne il senso
Sin quando le parole perdono il loro suono
Scrivendo libri sacri senza l’ispirazione
Come siam bravi a farlo…noi scribi e farisei
Noi i miscredenti, noi inventori dei roghi
Noi! Che adoperiamo Dio quando ci comoda
Ancora e come sempre!
Contendendoci un corpo…silente
disconoscendo l’anima che mai non muore
Coi nostri mille editti…con tutte le nostre grida!
Nostra vergogna esposta,vesti strappate
testa sporca di cenere,ma nessun pentimento
Quanto rumore inutile…per loro che stan zitti
Quante supposizioni, quante filosofie, quante morali ed etiche
Elette a verità fatte rivelazione
Quanti maestri, quanti grandi sapienti
per quel che non sappiamo, quello ch’è sconosciuto.
Fingendo conoscenza di quel gande dolore
di cui tutti parliamo
Senza, però, conoscerlo, senza saperne niente
Riempiendo nostra bocca a frasi fatte
D’ovvie imbecillità…molto meglio tacere,
Prego! Facciam silenzio!
Chè una ragazza è morta…e un’altro se n’e andato.
Loro! Senza rumore.
Loro ! Con un sorriso
Eppure il chicchiericcio, il vostro battibecco
non hanno avuto il bene della pace, non ancora!
Fateli andare!
Cosa aspettate, cosa volete ancora?
Son finalmente a casa, dovunque, poi , li porti quel sorriso
Noi qui
Noi disquisiamo, come sempre
Impaludati e tronfi…
vestiti in seta e d’oro
con stole color viola
diciam di possedere quello che non è nostro
quel che non ci compete…
facciam silenzio! infine
E finalmente salutiam chi parte
Sostituendo icone, cambiamo Dei
noi non modifichiamo la sostanza
siam sempre quelli del vitello d’oro.
Scambiamo figurine…celo, manca.
Non sappiam vivere senza incensar qualcuno
senza cercare in altri
quel che noi già sappiamo
sian essi imperatori o giornalisti
sian essi guitti o cantori…oppure niente
basta che siano là
sopra un’altare indiano
uno qualunque, basta…anche fotografia
purchè non ci costringa nel pensare
che nostra è l’anima
nostro anche il cervello
noi deleghiam pensiero
noi deleghiam parola
pur di restare in fila, dentro al mucchio
costruttori d’idoli noi siam
senza speranza.
A noi l’astratto non ci garba punto
a noi l’idea non basta
con pietre ed oro
con sangue e carne
con broccato e seta
noi dobbiam fare immagine.
Pensar per conto nostro
non è cosa.
Comprender che noi siamo movimento
noi siamo la sostanza
noi siamo il guitto e l’imperatore.
Noi siam creazione, noi siamo fonte e fine
noi, con il nostro intorno
siam tutto quel che occorre
È lo scorrere
È l’andare del tempo che passa
È la vita e la morte
È l’amore del sempre e del mai
Nella gioia e nel dolore
È il senso del vuoto e del pieno
mancanza, possesso, distacco
È il venire degli anni.
È la mente.
É maya, la nebbia
come l’acqua che passa e che muore
come il seme…come il sole e la luna
quell’addio sussurato e la lacrima
l’aperta campagna ed un albero
son le anime grandi
che non sempre hanno il corpo dell’uomo
È la grande lezione della mia impermanenza
l’attenzione che aspetta sopita
che venga il momento del grande rinnovo
mancanza, ma niente paura
ogni giorno stupito io m’accorgo
davvero che nulla mi occorre
che nulla mi manca
che ho avuto soltanto fortuna
che non sono restato mai solo
eppure son gli anni in cui sembra
che tutto e che tutti
sian lì per mancare…
saluto l’amica, saluto il compagno di viaggio
saluto quel pezzo di strada





