Non voglio qui discutere i contenuti di questa campagna…mi interessano solo relativamente, qualsiasi siano queste enormi, incolmabili differenze che conducano l’area del progresso a doversi preparare ad una nuova sconfitta…vorrei soffermarmi ai toni, al modo in cui questa iattura viene affrontata e perpetuata

Ho assistito a frasi di una durezza inutilmente offensiva…a giudizi che strappavano la pelle, questo non avveniva però fra lontani, fra avversari, fra portatori di idee politiche lontane…tutt’altro, avveniva ed avviene fra persone normalmente solidali, vicine, e su temi simili…dove la differenza si misurava sulle virgole…sul modo di porre le questioni…sul senso delle parole ed in ultima analisi verteva sulla sfiducia, sul mettere in dubbio l’onestà intellettuale dell’altro…la veridicità delle sue analisi sul medesimo tema…o su una variazione, pur vaga e indefinibile, adatta a definire una identità purché diversa da chi ci stia di fronte.

Svariate sono le ragioni che portano a questo…il fatto innegabile di pescare nel medesimo lago, divagando sulla lunghezza e l’efficienza delle canne…per prendere lo stesso pesce per altro. Non secondario il fatto stesso di pescare…tutti lo fanno…indistintamente. Prigionieri dei modelli, antichi, del vecchio modo di intendere la politica, fatto di promesse…ed in ultima analisi, inesorabilmente di menzogne. Quindi di necessità di teatralizzazione del confronto, per ottenere una preferenza per questa o quella fazione. L’incapacità di fare fronte…blocco…motivata dalla necessità di mantenere i propri presidi, i propri orti, i piccoli insulsi regni di piccoli insulsi rappresentanti di infime minoranze. La convinzione…tutta italiana che l’eterna lotta fra i guelfi e i ghibellini, fra contrade e quartieri, fra i vicini…non abbia mai fine.

La menzogna di fondo che questo o quell’eletto di questa o quella fazione possa rappresentare l’unica verità possibile…la menzogna, sostanziale che una posizione…un punto di vista, spesso millimetrico possa costituire la verità.

L’unico sforzo apprezzabile sarebbe quello di unificare…ponendosi come obbiettivo il miglioramento del paese…l’avanzamento della civiltà. L’unico tentativo, se venisse realmente portato avanti, potrebbe essere quello di ridiscutersi, riconquistando e rinnovando i valori che hanno distinto la sinistra storica, ed il movimento operaio, sino al movimento popolare di matrice cattolica. Superare l’empasse del richiamo storico…eccessivo ed inutile, ridando ai riferimenti l’importanza che hanno…rimettere in discussione appartenenze e fazioni Sull’altare del concetto comune di civiltà…di società possibile, di visione del mondo in progresso. Certo che per parlare di questo occorre coraggio, disponibilità, volontà vera di cambiamento…e soprattutto occorre una visione…un progetto culturale condiviso…un riferimento spirituale ed ideale…una unione di volontà. Questa è quella che probabilmente non esiste…si adotta il pragmatismo non per metodo, ma per carenza di idee.

Questo porta a quanto di peggio…al preferire la sicurezza del vecchio, sul nuovo, perché più sicuro. All’uso esagerato e fuori luogo di un moralismo facile e in fondo di bassa lega. Moralismo che rimane fine a sé stesso privo di contesto e di visione…privo di un vero progetto…ognuno portatore di una propria finalità…misteriosa, mantenendo come tratto comune un elementare e ripetitivo richiamo a etica e morale…sui nomi, su controlli democratici…ipotetici, come depositari di una verità…che non ha respiro, non ha visione.

Sono sicuro, che se esistesse questa visione…questa possibilità di immaginare un nuovo mondo. Non occorrerebbe precisare, non occorrerebbe nemmeno litigare su appartenenze e identità, sarebbe inutile cercare un rinnovamento strumentale, che verrebbe da solo…sull’onda di un reale rinnovamento della base ideale…del supporto etico , morale …e sì anche spirituale.

E forse vinceremmo finalmente e davvero…perché avremmo  cambiato  e prodotto qualcosa di nuovo

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