A che serve spingere all’estremo confine lo sguardo
Solo per veder chiaro che nulla, mai, veramente cambia
da troppo tempo
Il passo tuo , quello di questo mondo, che è sempre quello
ed il ritmo suo ti stanca
Anni di strada, di pensiero e lotta
noi ci siamo già giocati in questa vita
Sperando, credendo, pensando
che un giorno poi cambiasse.
Però non è successo
dobbiam tenerne il conto
tristi o contenti
Siamo stati meglio, almeno fra noi, siamo cresciuti?
No! Neanche per sogno.
Pochi e isolati quelli che sono riusciti
rendendo al meglio l’immagine di Dio.
Quanto rumore, inutile baccano, quanta energia buttata
A cosa serve di veder bene la strada,
sapere del bisogno e di sognarne, splendida, la fine
Se poi non siamo riusciti a cominciar da noi
portando quel bisogno dove a noi sembrava ci fosse il mondo nostro.
Noi che eravamo simili tanto che ci sembravamo d’esser tutto.
Ed eravamo pochi, ed eravamo niente
splendida minoranza
Quel che avevamo intorno era diverso
uguale, sempre, a quel che c’è
sempre lo stesso.
Qualcuno dopo ce l’ha pure fatta
ha forato il video ed è uscito
diventando un comico, un attore,
Si è travestito come guitto ed ha sfondato.
vecchie regole, però, sempre le stesse…
da sempre e ancora quelle
Alcuni ora scrivono i giornali
altri son politici di razza…quale?
Che serve allora d’aver tanto creduto
Che il tutto intorno potesse anche cambiare
Se quel confine, antico, è ancora e sempre là,
sempre lo stesso
Con gli stessi guardiani!
Loro , immortali
a serrarne le porte ed a vietarne il passo
Così come ieri e l’altro e tutti gli altri giorni
che ancor vennero prima
Mai ci fu fantasia nel potere
Non certo in quel che è, è stato o che sarà.
Ci fu per davvero la speranza ?
Per quell’uomo, sempre uguale
Così
sempre se stesso

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