di Marigo Gandiego per AreA
Premetto di essere molto d’accordo con Rosa di Eliotropo e con il suo bel post. Il taglio che lei dà alla questione è quello giusto. La conosco bene e so quanto sia aliena dal mettere e tradurre in politichese alcune acquisizioni spirituali, ma questo è necessario…a volte, perchè la politica, che piaccia o meno è esattamente quello di cui stiamo parlando. Tutti sembrano rifuggirla e rinnegarla, si fanno un puto d’onore di non essere dei politici, mentre poi è il campo sul quale si svolge il confronto.
E’ nel campo della politica che si svolgono volenti o nolenti tutti i fenomeni che stiamo analizzando.
Cosa è successo a Roma?
Sarebbe troppo comodo relegare la cosa nel campo delle “provocazioni”, sicuramente una componente di questo tipo ha fatto da innesco.
La tradizionalissima domanda dell’ A chi giova, da sola può fornire molte risposte, essa va inserita in ogni ragionamento possibile perchè è il modo con cui queste casistiche vanno affrontate.
La società civile ha questo limite se non vi pone rimedio, è composita e contiene anche un grandissimo numero di imbecilli. Non che questi non popolino anche i partiti, anzi sono probabilmente gli stessi, ma nella società civile sono tanto più deleteri in quanto “non controllati”, “non gestiti”.
Molti si sono rifugiati nell’ipotesi di una provocazione gestita direttamente, sul campo dai servizi, può essere, ma è oggettivo, che l’età media degli “attori principali” fosse intorno ai sedici-diciassette anni e questo è innegabile. Questa evidenza nega limita molto, la possibilità di un intevento diretto…sul campo di “agenti provocatori” quanto meno nella gestione degli scontri più duri, se essi hanno agito lo hanno fatto in modo indiretto innescando, ma non gestendo lo scontro.
Vi sono molte spiegazioni possbili, ma nessuna giustificazione. Il cercarla e l’inventarla sarebbe di fatto accettare la logica dello scontro fine a sé stesso…come unica soluzione possibile ed auspicabile.
Ancora una volta, a mio umilissimo parere, il motivo del “vuoto” rempito dalla violenza sta in questa stessa definizione “vuoto culturale, politico, spirituale e di visione” di una pseudo-sinistra che continua a celebrare i propri riti, modificando l’abito ma non la sostanza dei riti medesimi, non volendo affatto comprendere come la discussione attuale e la necessità dell’AreA di Progresso e Civiltà, metta in discussione anche loro e le loro premesse irrinunciabili, per altro molto rituali e molto poco contenutistiche, questo avviene soprattuto perchè non si è voluta ammettere una sconfitta culturale, innegabile ed evidente. Non si è voluto fare un passo indietro, ricominciando anche a pensare a teorizzare
Si è peferito invece rilanciare, basandosi su un terreno franoso e su premesse incerte passando il proprio tempo a raccogliere bandiere che cadevano sin a che esse sono state troppe e ci hanno appesantti impedendoci di muoverci e di “vedere”. Persino laddove si sia fatto un tentativo di ridiscussione si sono mantenute le vuote ritualità e si è buttatato il bimbo con l’acqua sporca ritrovandosi poi senza “riferimenti” armati del solo “pragmatismo” e della necessità di perpetuare sé stessi come gruppo. Si è ripartiti dalla proposta di “governare emendando”, accettando di fatto il sistema come l’unico possibile
Questo però non è tutto e nell’analisi che Rosa fa c’è parte della risposta…ed ancora una volta nelle premesse, nei postulati.
Essi non si possono modificare mantenendo però i comportamenti, così come e vero che non si possono rinnegare le premesse. Come trovare allora equilbri fra questi due dati oggettivi…
La risposta sta in quel passo indietro che nessuno ha mai voluto fare.
Quando lo si è individuato, perchè in alcune analisi è stato detto, molti, troppi, tutti, hanno ululato al revisionismo, al re-nudismo spiritualista, appellandosi alla necessità del pragmatismo alla difesa delle posizioni acquisite, alla necessità di essere compresi, accettati…votati.
Questo errore di premessa è stato trasportato paro, paro nei movimenti privilegiando pragmatismi e praticità incrociate ai motivi che le muovono. Quanto meno nella pratica se non nella teoria
Di essere “dentro” per non “essere buttati fuori”. Sistemici quindi , perchè questo è l’unico sistema possibile
Alcune di queste ritualità comprendono quello che Rosa ha stigmatizzato nel suo articolo cioè la difesa intima ed interiorizzata di quella superata convinzione che vede la violenza come necessità storica ed unica strada del cambiamento.
Convinzione che riverbera ed implicitamente in molte convinzioni profonde dei nuovi umini e donne della Sinistra ed anche della società civile.
Perchè le dichiarazioni di pacifismo sono molto buone per stigmatizzare l’avversario o per segnalare l’operato della Nato o del nemico di turno, ma mai quando si debba ragionare su noi stessi.
Un ultima considerazione e concludo cambiano i tempi, ma noi non ce ne accorggiamo e gli indignados spagnoli ci chiedono come mai non sia stato adottato il metodo “preferito” dal movimento a livello mondiale e cioè l’occupazione non-violenta di una piazza, anzichè scegliere il rituale corteo.
A questo va unita l’insistenza a prediligere la trasferta romana al lavoro ed alla mobilitazione territoriale…sarebbe stato meno importante bloccare mille piazze, magari ad oltranza in tutta Italia rispetto all’esporsi alla vergogna romana? Ormai pare che non si riesca a produrre altro che “Manifestazioni Romane” sottovalutando grandemente quello che appunto costruì e rese forte il movimento degli anni 70. Quello che ha reso vincenti i referendum…e cioè il radicamento nel territorio.

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