Di Giandiego Marigo

Forse sto andando a cercarmi guai, ma devo dirlo, sono molto perplesso dall’invenzione di questa nuova definizione, dall’idea stessa di un Nuovo Soggetto Politico di Sinistra.
Per una serie di ragioni, che vanno dalla paternità dell’analisi che ne supporta la proposta, sino alla sua collocazione in quell’area geograficamente così imprecisa, arbitrariamente e logisticamente definita, appunto, sinistra.
Per non parlare del palese assist alla Sinistra Piddina e Sindacale ed a SeL, da sempre occupate nell’eterna ricerca di sé stesse .
La mia perplessità non deriva dal fatto che non esista l’esigenza di questo soggetto e di quest’area ma semmai dall’impressione e dalla convinzione che essa debba nascere da un profondo ripensamento, che questi intellettuali, pensatori d’aree, per altro attempati, riconosciuti, santificati nonchè protagonisti di ben più di una stagione di errori e fraintendimenti, non mi sembrano avere compiuto.
Il loro ragionamento è ancora tutto politichese, esterno ai motivi profondi, pochissimo spirituale. Una ulteriore applicazione di un metodo fallimentare già per altro adoperato da loro stessi, per altro, con il Pd e l’epoca del sogno riformista. Molti di loro erano presenti nei salotti del bel pensiero liberal-democratico sin dai tempi di Uolter l’Africano.
E’ strano constatare come oscillino, fra una riedizione di un neo-liberalismo illuminato ed una nostalgia ricorrente ed incombente d’una sinistra storica in salsa marxiana.
Le parole sono sempre le medesime e le argute analisi pure così come l’economicismo dal quale mai si è riusciti a liberarsi.
Tutta l’esperienza dei movimenti, dei referendum che ci hanno dimostrato sin troppo chiaramente come, ormai, la questione non sia sugli schieramenti o su una collocazione più meno sinistorsa, come non ci siano più bandiere da raccogliere e slogan da riproporre, ma semmai contenuti e linguaggi da inventare…bhe viene omessa o ri-filtrata da una presunta appartenenza d’area a quella stessa sinistra che per anni innumerevoli non l’ha affatto compresa.
Appare come un tentativo di ricondurre all’ovile le pecore scappate…prendendo anche quelle che non sono mai appartenute quel pastore. Una riproposizione, per altro ennesima, di ottime intenzioni, una vaga promessa di fare muro contro la devastazione. Il tutto appoggiando il cappello su di un’area che si capisce pochissimo.
Mi perdonino gli amici del manifesto, gli intellettuali conseguenti ed i sindacalisti a tempo pieno che inseme loro si sono inventati il nuovo polo…il nuovo soggetto politico, bypassando la democrazia diretta e riproponendo un nuovo rapporto di delega…però garantito…davvero mi scusino se non mi fido.
Ho visto questa tendenza ad appoggiar cappelli troppe volte nella mia vita.
Li vorrei richiamare ad una frase di Terzani che diceva che la prossima rivoluzione sarebbe stata senza alcun dubbio spirituale o ad una di Gandhi che invitava ad essere il cambiamento che si voleva attuare.
Io non lo vedo proprio questo nel nuovo polo, il nuovo soggetto mi appare come una pia esigenza, proposta da persone assolutamente dedite, nelle loro pratiche, all’adorazione del Mostro Pragma. Personaggi che ragionano ancora a compartimenti stagni, separando la propria spiritualità (di cui non si parla) dalla pratica quotidiana della democrazia e che, soprattutto non hanno fatto, in alcun modo, i conti con sé stessi. Un gruppo di persone che si affida ancora alle argute analisi di un cerchio ristretto di avanguardie intellettuali di buona volontà e di ottime intenzioni (come garantite?) per descrivere una realtà che vorrebbero ricondurre ancora e sempre ad un simbolo elettorale. Il loro!

Questo non è di per sé una cosa terribile, anzi, ma non rappresenta il nuovo soprattutto sembra non voler ascoltare, se non strumentalmente, il diffuso desiderio di democrazia diretta e di controllo democratico dal basso , riproponendo la politica nel suo stile più tradizionale.

La smetto qui, conscio d’essermi andato a cercare mille complicazioni fra i miei amici, che nella stragrande maggioranza hanno riposto la loro speranza, sempre in cerca di un luogo dove appoggiasi e prosperare, in questa nuova alba…che a me appare un poco crepuscolare.
Mi perdoneranno ma io oggi credo che il nuovo debba essere nuovo davvero, e ripongo questa speranza nei movimenti e nella loro naturale evoluzione e non nell’astuzia di un gruppo di attempati politici a fine carriera, che sono maestri nell’adoperare le prole
Credo che essi, i movimenti, sapranno inventarsi da soli e mutuo, in questo senso, una frase di Grillo come citazione. Grande Vecchio ed ispiratore di un movimento che pur con tutti suoi limiti e difetti…questa strada, intuita dai nostri super-intellettuali, la pratica da tempo, quando dice che M5S non sta né a destra né a sinistra, ma sopra. Il che è esattamente quello che si deve avere il coraggio di fare senza nostalgie e richiami, senza bandiere risollevate e ridipinte, senza rintanarsi nel ricordo di una rivoluzione interrotta, di una cultura svenduta e nell’assenza dalla descrizione di una spiritualità, presente, ma mai discussa.
Sicuramente i movimenti, anche il suo stesso, sapranno andare sopra anche a lui e meno male, ma lo faranno senza dividersi in tifoserie avverse, ma scoprendo la strada dei contenuti e dei significati e, fra i più importanti quello delle parole Civiltà e Progresso. Senza rinunciare a partire da sè, dagli individui che li compongono…che finalmente verificheranno nei propri comportamenti, nelle pratiche quotidiane e nelle proprie relazioni quel che dicono a parole.
Realizzando senza nemmeno bisogno di profeti e di teorici la semplicissima relazione tutta spirituale e profonda d’essere davvero il cambiamento anziché parlarne e descriverlo in continuazione.

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