Ingoiare il proprio orgoglio e accettare l’umiliazione per bisogno, può essere propedeutico per lo spirito e rafforzare l’anima, ma fa male, quanto una frustata, molto più di uno schiaffo e di uno sputo, che pure hanno un significato simile.

La colpa di questa “società” e di questa “cultura” è quella di avere facilitato il ritorno delle condizioni nelle quali si verifica la possibilità de ricorrere di questo rapporto, basato sulla prevaricazione.

Non dovrebbe, mi chiedo, essere compito di una civiltà avanzata il rimuovere le ragioni che muovono l’abuso e la prepotenza? Non si misura, forse codesta civiltà dalla sua tendenza alla creazione di felicità diffusa e di benessere?

È poi così vero che l’essere umano è competitivo e naturalmente predisposto  allo spadroneggiare?

Oggi si spinge verso una società dove il bisogno diventi ragione di contrattazione, dove cioè si facilitino le condizioni dello sfruttamento dell’uomo su l’uomo. Perdendo il rispetto della valenza umano dell’altro non potremo che avviarci, desolatamente, verso un nuovo evo medio, culturale, spirituale e quindi sociale. La pochezza e lo scarso spessore dei carismatici, denota tutta la miseria delle motivazioni dell’intera umanità.

Il vero compito del progressista e di uno spiritualista è, a mio umilissimo parere, intervenire su queste condizioni. Qualsiasi mediazione o compromesso che non parta dal significato della fratellanza ed uguaglianza fra gli esseri viventi è un passo indietro. Questa acquisizione ha un aspetto spirituale profondo che persino il marxismo nega o sorvola, ponendosi, di fatto, dalla parte di coloro che sostituiscono la classe al potere senza modificarne il rapporto e la struttura ultima.

Senza una discussione dei rapporti di potere fra gli esseri viventi non vi è reale cambiamento di paradigma.

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