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Chiudiamo gli occhi

il cuore ben serrato
di fronte a quel che avviene.
Laviamoci la coscienza
col non sapere
con il passar di lì per caso
quasi fossimo noi i migranti
gli zingari…i poveri, i deportati e gli ultimi
d’una morale stracciata, d’un pensiero difforme
Non guardiamo alla Grecia
non guardiamo alla Spagna
non guardiamo nemmeno a Lampedusa
noi non vediamo niente
noi siamo ignavi
non c’entriamo, non è nostra la colpa
non sta nei nostri eccessi
i nostri vizi non c’entrano con questo.
Siamo perbene
siamo puliti, asciutti
c’è già poco per noi, come possiamo dare?
E non vediamo, come non vedemmo
E non guardiamo come non guardammo
copriamo d’ipocrisia
quel che pensiam bisogno
Mentre il mare ci affoga la coscienza
dall’adriatico, dal Tirreno…tutto il mediterraneo
ormai e fatto di pianto e lacrime…e dolore.
E l’urlo non arriva al nostro nulla.
Non è mio il dolore…
non qui da me che non ho nulla
cercatene quindi altrove…
qui non c’è posto
D’Europa e d’una civiltà perduta
d’un trauma mai sopito e di quei campi
che sempre reinventiamo
che occhieggiano e rispuntano
nella nostra coscienza, mai pulita.
Viviam la rimozione fingendo di non vederla
APRI I TUOI OCCHI E GIRA LA TUA TESTA
Guarda la Grecia e vedi anche la Spagna
spingi il tuo sguardo sino in fondo
al mar di Lampedusa
Guarda quell’Adriatico
un tempo solo mare di vacanze
Se tu facessi questo
forse vedresti
magasi potresti anche capire
Mentre ad Evros si consuma la vergogna

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