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di Giandiego Marigo

Esiste, oggettivamente un problema di cultura in Lombardia ed in tutto questo disastrato paese, pur sorvolando sul macello che i tagli orizzontali ed incoscienti hanno operato, persino su quella che viene definita tradizionale e condivisa, colpendo e rendendo impresa impossibile le manifestazioni più tradizionali e popolari, segandole con la mannaia cieca, figlia di questa crisi inventata.

Sostituendo persino la cultura più tradizionalmente del potere, con format di pronto consumo, fruibili, acquistabili in kit di montaggio ed in comode rate, sull’altare del Dio Profitto.

Il Berlusconismo e la sua infezione delle vie più convenzionali e percorse della comunicazione non ha certo favorito, il nascere e l’affermarsi di embrioni di comportamento virtuoso e altro.

Eppure è da questi embrioni cultural-comportamentali che qualsiasi modificazione o rinnovamento di quella che mi azzarderò a definire Civiltà riceve impulso ed avanzamento.

Non certo dall’invenzione di comportamenti massificati e finalizzati al consumo e dalla loro riproposizione in chiave spettacolare e facilmente fruibile, ma semmai dall’instaurarsi di “modi e mode” altre, fuori dal controllo sistemico e dall’organizzazione e formattazione da parte del Potere.

Questi embrioni sono esistiti ed esistono al di fuori di qualsiasi area di influenza ed attraversano trasversalmente la società ed i suoi schieramenti formali.

Non necessariamente antagonistici, alla loro nascita, lo diventano per soffocazione e per isolamento, per mancanza di ossigeno e di ascolto. Per carenza di possibilità e di visione da parte di chi questa società dovrebbe amministrare.

Faccio alcuni esempi, l’auto-produzione culturale letteraria, il veganismo e l’animalismo, la musica indipendente, il jazz, la musica live “originale” e diffusa, molto giovane teatro, gli artisti di strada, l’auto produzione d’artigianato d’arte, ma sono talmente tante le cose assolutamente trascurate, abbandonate a sé stesse, dimenticate , non curate che potremmo riempire pagine e pagine e non tutte sono necessariamente rifugiate nei centri sociali autogestiti o quantomeno non stanno solo lì, anche se la loro esperienza ha un’importanza fondamentale.

Sino alla cultura alimentare del mangiar bene alla filosofia dell’autosufficienza alimentare, degli orti urbani o di campagna, della decrescita felice.

Tutte queste cose danno vita a visioni,non sono a sé stanti perchè sono legate a scelte comportamentali virtuose a modelli conservativo-evolutivi positivi e vincenti. a filosofie che favoriscono e facilitano la crescita spirituale e quindi il Cambiamento.

Una società che scelga di affidarsi interamente ad energie rinnovabili, sostenibili e compatibili ha comportamenti completamente differenti dalla nostra, ma non sono imposti ma liberamente scelti, hanno cioè un portato e delle implicazioni sia spirituali che culturali importanti.

Non nascono cioè dal nulla e sul nulla, ma sono portati, diffusi, cantati, descritti, divengono parte della filosofia popolare e condivisa passando attraverso lo stadio di mode e modi

È, quindi, questa la ragione prima che muove i nostri motivi ed per questo che ci rivolgiamo con tanto interesse alla creatività ed alla possibilità reale della sua diffusione ed implemantazione, ma non solo diamo anche grandissima attenzione alla sua libertà da schemi, canalizzazioni, modelli e format.,

È per quello che così importante per me diviene il discorso del circuito, dei luoghi in cui questa creatività si esprime e trova “sostegno”.

Sono assolutamente convinto che di questo sostegno di debba parlare e che questo si traduca in occasioni, luoghi, tecniche, supporti, possibilità, circuito, ed in ultima analisi in una educazione alla cultura diffusa ed alla differenza fra operatore culturale e Star che nasca e si muova a più livelli influenzando e relazionandosi

Vi sono varie “manifestazioni immediate e possibili della suddetta volontà/capacità di lettura”, per esempio proporre la creazione di un fondo per sostenere iniziative culturali dal basso, lo stimolo alla creazione di spazi autogestiti mettendo a disposizione spazi inutilizzati (vedi l’esperienza di Macao a Milano, o quella dell’America Occupato e del cinema Palazzo a Roma)

Resta inoltre aperta, e sarà il caso prima o dopo di metterla in seria discussione, la questione del Copyleft, del Creative Commons e del software libero.

Sia dal punto di vista educativo, del concetto di Cultura libera e commons VERSUS cultura tradizionale = industria/merce/immagine/successo/ecc.

Sia dal punto di vista della sostenibilità legislativa ed economica, e quindi della rottura del monopolio SIAE, a livello legislativo, a favore della creazione di un sistema di gestione del diritto d’autore trasparente, No Profit e democraticamente autogestito.
A livello legislativo poi, penso alla questione delle arti di strada e alla loro liberazione dalle varie forme di repressione.

Penso che i primi passi concreti che si possono fare in ambito di gestione territoriale debbano essere rivolti a favorire la nascita e lo sfruttamento (ove ce ne sia la possibilità) di Spazi culturali e liberi VERSUS Spazi commerciali.

Sono soltanto tutte idee.

Condivise con altri operatori del settore che butto lì alla rinfusa, in modo che si possa rendere la proposta nel modo più concreto possibile e meno astratto.

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