peace and love

Ho cavalcato gli anni 70/80, vivendoli appieno con tutti i loro grandi pregi ed enormi difetti, non è un accenno auto-gratificante, non mi dà medaglie o meriti, ma mi serve a spiegare.

Una delle cose che ho maggiormente sofferto, in quegli anni, fu la contrapposizione, questa forzatura esasperata, questo motore d’odio e di dualismo.

Fu una delle ragioni, a mio umilissimo parere, che al di là della magnificenza e la bellezza delle idee logorò il senso stesso dei movimenti, alla fine essi produssero solo quello, contrapposizione, odio e dualismo. Questa durezza si trascinò negli anni , forse perchè caratteristica ed esigenza umana.

Basta dare una bandierina ed una maglietta e dirgli che appartiene ad un gruppo sottoposto alla critica del mondo per fare felice un uomo e legarlo come a catena.

La cristallina bellezza delle idee scivolò in seconda fila…ed anche in terza, di fronte al fatto che fossimo sotto attacco, che il nemico volesse romperci e piegarci.

Era vero fra l’altro, perchè così fa il potere “dividi et impera”…ma la continua propensione alla “battaglia casa per casa” , questa vocazione alla guerra civile logorò la mia anima e piegò lo spirito ideale che contraddistingueva i motivi di quel che facevamo, perdemmo di vista il senso del cambiamento in nome di un assurda guerra di trincea. Ed in guerra , si sa, alla fine non vince nessuno e ancor peggio non esiste, mai, una “buona ragione”.

Cosa avvenne, una cosa molto semplice, che se non si cambia partendo da sé non si cambia affatto, l’impossibilità di modificare realmente i rapporti umani, che permanevano duali e competitivi. In ambiente eternamente e costantemente votato alla contrapposizione, rapidamente permise ai rapporti di potere tradizionali, formattati su questo modello, di prendere il sopravvento.

Così non si può cambiare…perchè il vero cambiamento esige il cambiamento interiore e spirituale…altrimenti non è!

Alcune ridondanze, echi che son costretto ad ascoltare in questi tempi mi ricordano molto la qualità anche un poco folle di quelle contrapposizioni ed è persino grottesco rendersi conto che gli interpreti siano spesso gli stessi di allora (passano gli anni ma le lezioni non si imparano mai).

Questa esigenza immarcescibile di schierarsi di appartenere ad una tifoseria, di contrapporsi anche in modo violento alla tifoseria avversaria, questa “fame di guerra” è il problema, secondo me e sino a quando non capiremo che è così saremo condannati a ripetere eternamente il medesimo errore. Senza che mai esso divenga esperienza.

Sono stato ai margini, per molto tempo, pur avendo molto da dire ed altrettanto da dare, perchè non volevo (fra l’altro ancora non voglio) sporcarmi con questo dualismo esasperato, perchè , per me, so che il problema sta lì.

Ho deciso di tornare a fare politica attiva, perchè alcuni contenuti ecumenici del M5S mi avevano convinto che, forse, vi fosse oggi la possibilità di affermare un’idea ed una visione senza che essa divenisse oggetto del contendere, luogo di competizione al coltello, ma bensì area di confronto costruttivo, che pur nella durezza delle azioni necessarie, indispensabili alla salvezza potesse, finalmente, avere un respiro ed un linguaggio che fosse di tutti.

Non è così, purtroppo, l’eterna guerra di tutti contro tutti è ancora ben presente nell’essere umano. Da ogni dove dall’interno e dall’esterno le parole della contrapposizione più becera ed inutile hanno ritrovato il centro della scena. Le spiegazioni ed i motivi stanno lentamente scivolando fuori dal campo per lasciare spazio, sempre di più, ogni giorno che passa, al vuoto della competizione fine a sé stessa, come sempre avviene nelle cose umane.

Non importa di chi sia la colpa, nemmeno chi abbia cominciato e non sto parlando di linguaggio colorito o di parole forti, ma di quella pulsione che ti porta a pensare che la questione si possa risolvere con uno schiaffo, un’offesa, un insulto…una pistolettata. Sto parlando dell’astuzia di un potere immorale che da sempre e per sempre approfitta ed approfitterà di questa caratteristica umana per rendere solo merda le più belle idee. Ho lottato contro questa “stupidità” negli anni della mia gioventù, contro la necessità di coprire di merda il proprio avversario perchè fosse sgradito alla vista, all’olfatto, perchè fosse il coacervo di ogni zozzura.

Condivido il pensiero gandhiano che occhio per occhio si possa solo produrre un mondo di ciechi.

Continuerò a farlo oggi, anche se sempre più mi rendo conto che il tempo che ci rimane è risicato e che l’impresa è , a volte , semplicemente folle.

Continuerò a cercare il senso, il motivo, l’intima ragione che ci porta ad anelare il cambiamento e se questo mi porterà ad allontanarmi anche da quest’ultimo lido, sia pace, in fondo le mie vite altro non sono che, un eterno cammino.

Una cosa però vorrei ricordarvi, amici, fratelli, compagni…se continuerete così il destino sarà solo quello di contare le vostre/nostre ferite e l’unica cosa che potrete continuare a fare, esattamente come fate, sarà accucciarvi sotto la tavola del potere ed uggiolare il vostro sconforto.

Senza essere in grado di vedere null’altro che l’orlo della tovaglia preparata da loro per il loro tavolo. Distrutti e prostrati dall’incapacità endemica, dolorosa e contagiosa di pensare a qualche cosa di realmente originale dal limite intellettuale e spirituale del non saper concepire null’altro che un mondo siffatto

 

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