LIBERT~1

Di Giandiego Marigo

Mi corre il dovere di dire quello che penso, proprio,oggi, 25 Aprile 2013.

Una riflessione per molti versi amara, per me, che pure con il mio impegno attuale in M5S, du cui sono fermamente convinto, sarebbe ipocrita nascondere che vengo dalla sinistra storica.

Oggi ho, abbastanza ovviamente, partecipato alle iniziative di commemorazione (vivo in un paese della bassa lodigiana) della Liberazione.

Non sono un revisionista, riconosco e pratico la centralità storica della Resistenza, conosco e riconosco il suo contributo…eppure debbo ammettere un bagaglio di retorica enorme in queste celebrazioni.

C’erano tutti, in modo, anche qui, abbastanza ovvio, o meglio c’erano quasi tutti, non ho visto quest’anno il PDL che evidentemente si è ritenuto esentato per aver perduto il sindaco, quindi, evidentemente ha potuto tranquillamente esprimere tutto la propria sottovalutazione per la celebrazione.

Gli altri, però, c’erano tutti, notabili, presidenti di associazione, ANPI, Combattenti, AVIS, protezione civile….il presidente di questo ed il presidente di quello…vestiti della festa , con tanto di banda , tricolore e carabinieri. Retorico, scontato, celebrativo….un poco vuoto.

E mi sono ritrovato a pensare che in un’occasione come queste si esprime appieno il meccanismo del marasma, quella che chiamano democrazia

.In questo periodo lavorando con M5S ho potuto sperimentare personalmente tutta l’insofferenza ed il fastidio che si prova nei confronti di un sistema che non vuole cambiare, e per reciprocità il palese fastidio addirittura l’odio di chi si trova a “giocare il ruolo istituzionale e partecipare alle danze, ai minuetti, alle rappresentazioni teatrali di questo apparato sistemico.

Apparato…sistema che trova mille regioni, mille pretesti, inventa addirittura filosofie per permanere nelle proprie abitudini, nei propri vizi.

Durante questo percorso, spesso è avvenuto che dopo aver manifestato questo disagio di fronte a questa resistenza mi sia stato risposto; “Questa è la democrazia…belli!”

Quello che dicono è sostanzialmente vero, a livello locale soprattutto si formano gli embrioni, i prodromi di quello che sarà la struttura della politica, del confronto…nel piccolo il grande e viceversa, eppure la dimensione locale ha un risvolto umano innegabile.

Quindi questo minuetto è la democrazia…e non so se porlo come affermazione o come domanda.

Questa è la zona grigia, il posto dove l’inciucio si chiama compromesso, dove la pratica che lo sottende viene definita confronto, dove il marasma che formalizza ogni occasione riducendola a format vendibile e riproducibile viene definita appunto democrazia…ed allora un sospetto mi assale, che poi però diviene certezza, sino a diventare la ragione per cui.

È in occasioni come qiusta in cui ci sono tutti, in cui il conservatore e lo pseudo-rivoluzionario si abbeverano alla medesima cultura che io comprendo che si tratta di premesse, che non stiamo affatto scherzando, che le premesse contano e che sono il fondamento di ogni cosa. E che la diversità vera, l’originalità, il pensiero indipendente …si pagano oggi, con moneta sonante ed isolamento dal gruppo. Perchè il Minuetto è esso stesso forma di potere e gabbia, l’uniformità e la conformità sono forme di “timbratura”, di “iniziazione”, di formazione del diritto all’appartenenza ad una comunità

Rivado con la mente a quel che è successo e sta succedendo a Roma, in parlamento e ripenso a quanto esso sia lontano da un confronto democratico, reale, ed a quanto sia funzionale , organico alla Cultura ed al mantenimento del Potere e dello Status Quo…e allora mi sembra di vederli…i fili, che collegano il piccolo al grande, la ripetizione, delle premesse giù, giù, sino in basso.

Che fanno di queste celebrazioni occasioni di “esposizione” di quella che loro definiscono ottimisticamente democrazia, ma che in realtà è l’origine del problema ed al medesimo tempo il luogo in cui il problema si manifesta.

Luogo o non luogo in cui vagano prigionieri sia gli osservanti che i critici, allo stesso modo legati ad una “formalità strutturale” che in qualche modo li supera e li condiziona.

Questa stessa struttura che poi è madre della burocrazia, delle alchimie, della corruzione, delle pastoie…tutto mischiato in un calderone che continuiamo a definire, appunto, “democrazia”.

Non voglio fare retorica ma mi piacerebbe che , proprio oggi i padri della patria, quelli che sono morti potessero dire se era per questa cosa…per la quale si sono sacrificati.

Forse ci chiederebbero conto, si informerebbero su che metodo di “convivenza” sia questo, su come si chiami, su quale sia la sua definizione da sapienti, come la chiamerebbero i filosofi…e forse non potrebbero credere che noi una cosa così la si chiami con lo stesso nome che per loro era ragione di vita…e di morte.

Forse sarebbe il caso che ci domandassimo, partendo da noi stessi, se questa sia davvero Democrazia e se la si possa ancora spacciare come tale.

Oppure se il minuetto, la burocrazia, il balletto, il sistema, la valigetta 24 ore del benpensante…quei mostri che sono la cultura condivisa, l’uniformazioneil pensiero unico non abbiano ormai preso, in modo preoccupantemente definitivo, il sopravvento.

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