GaberR375_031208

 

Ascoltando Gaberscik

io ripenso ai miei anni

a quanto vecchia sia

la malattia che si percuote

sopra questi giorni

lambendo

come onda antica

queste spiagge

S’Egli ha cantato

dell’uomo che non cambia

che trascina come un carico

i suoi giorni

Fra assurde recitazioni

e vuote pantomime

Perdonando a sé stesso

quel che condanna agli altri

Fra vizi, molti

e scarse assai, virtù

perso in quel suo specchio

in cui neanche si vede

Cosa è cambiato…

se qui non cambia niente?

Se ad un cantante e attore

viene costretta profezia

Se è sempre umano il limite

ed umana è anche la follia?

Specchio dei tempi

Dio che tristezza

se l’uomo scopre libertà

ad ogni suo giro

e non ricorda, meschino

d’essersi già incontrato

e non si fida

nemmeno della storia.

Far finta d’esser sani”

è la morale…che non importa

il vero … e non esiste

che quel che appare è

tutto e quel che resta

niente!

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