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frugare

di giandiego

Non è, si badi, una perorazione da Francescano o da Comboniano, bensì un criterio oggettivo.

La dimostrazione di questo assioma è quotidiana, nell’egoismo diffuso del materialismo consumista, nell’insensibilità incosciente di chi non ascolta o accoglie con fastidio le dimostrazioni pratiche della povertà. Nel blearismo ipocrita che gradulamente scivola in difesa di chi possiede qualche cosa.

Bene lo sanno quei personaggi “d’oro bolognese”, falsi progressisti e finto compassionevoli quali, ad esempio la sindaco di Roma ed i suoi consimili, con i suoi provvedimenti anti-povertà ed il sempre più diffuso e strisciante spirito xenofobo che li contraddistingue in modo graduale ma sempre più evidente.

La povertà vera non è nulla di tenero, nulla di commovente. Nulla che sia facile o piacevole da descrivere. È, anziché no, umiliante ed omicida … suicida anche a tratti.

Fra le sue pieghe si può certamente trovare spiritualità e saggezza (io l’ho trovata) ma si deve esservi predisposti, sin da prima ch’Essa si occupi di voi.

Quando lo fa si prende tutto, casa, possedimenti materiali, salute, orgoglio e dignità e riconquistarli ha il prezzo della tua vita stessa … e forse qui la chiave d’un eventuale saggezza.

Nulla da perdere, nulla da conquistare, nessuna credibilità, nessuna prospettiva … ed allora vedi il mondo per quel che è, cogli le maschere e vedi il perbenismo di maniera … le recite ed i teatrini, soprattutto se hai la sventura d’aver qualche cosa che ti permane nell’anima e nel cervello.

Perchè vi parlo di povertà, perchè sono povero ed io la capisco.

La povertà è denti rotti e mancanti, cure negate, malattie endemiche trascurate e lasciate correre, La povertà è l’essere indifesi di fronte all’abuso. Il dover chiedere quel che si sa verrà probabilmente negato. Il lasciar scorrere su di te la prepotenza del sitema. É alienazione, esclusione … a tratti follia e disperazione. È un lungo cunicolo senza uscita … un tunnel dove la speranza muore e si azzera, dove le prospettive divengono piatte ed inutili. Dove il futuro s’annulla e diviene paura.

Nulla di poetico quindi ed il trovare poesia deriva dalla compassione che hai già, non da quella che troverai intorno a te … perchè nessuno realmente te ne darà, se non formalmente … per il semplice fatto che non capiscono, non sanno davvero con cosa hanno a che fare.

Non lo sanno i politici, non lo sanno gli ecclesiastici o i finto santoni, né gli sbirri ed ancor meno lo sanno i giudici, sempre pronti a condannare il furto di una mela.

Non lo sanno i pietosi, pelosi , perbenisti … i caritatevoli piccolo borghesi annoiato-buonisti. Ne sanno poco e poco ne comprendono persino gli addetti ai lavori.

Solo i poveri, capiscono realmente la povertà, bisogna provarla per sapere davvero cosa sia, come essa divori morale. etica e dignità, come essa azzeri ed annulli tutte le chiacchiere inutili fatte intorno ed attorno a lei.

Certo a volte da lì escono grandi pensieri, ma nessuno li ascolta davvero, state tranquilli. Fingono i più. I compassionevoli veri sono pochi, pochissimi … quelli che capiscono persino meno.

Perchè un povero non è credibile, non potrebbe mai essere un intellettuale, quando mai? Assolutamente un saggio poi, perchè? Uno scrittore vero, non uno scribacchino, un poeta? Non diciamo stupidate.

Gli attestati accademici sono , nella stragrande maggioranza dei casi, anche indici di benessere …fortunatamente le Alda Merini i Van Gogh sono episodi, per altro artificiali, tenuti dov’erano per aumentare il loro valore post-mortem ed erano comunque grezzi, d’ispirazione repentina, non di sostanza.

La povertà è legata nella filosofia corrente all’ignoranza, alla stoltezza, all’alienazione. Ed oggi più che mai essa viene vissuta e descritta come una forma di colposa e degenerante di auto-esclusione, quasi fosse scelta cosciente.

Non parlate di povertà se non sapete … e soprattutto a voi politici, non irridete con le vostre iniziative ridicole ed la vostra patetica e distratta attenzione qualche cosa di cui non avete alcuna intenzione di scrutare la profondità … che non vi interessa, che vi spaventa, che rappresenta un peso inutile nel vostro Risiko delle Strategie. Che non produce voti, soprattutto, perchè ai poveri, diciamolo, basterà un pacco di pasta ed una carezza a tempo debito, sotto elezioni, oppure 80 euro restituibili dagli incapienti (che così diverranno anche evasori e debitori nei confronti dello stato e quindi i delinquenti che sono in potenza) … ed è meglio così, un comodo esercito di indebitati, che sarà facile chiamare evasori, celando così i veri evasori miliardari … un mondo di morosi, incapaci di difendersi realmente (gli avvocati e gli esperti di burocrazia costano) , da additare come causa di tutti i mali. Perchè per dirla con Briatore (personaggio d’assoluta credibilità , non credete?) “I poveri non danno lavoro”

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dea

di giandiego

Ogni tre giorni e mezzo avviene, in media, l’omicidio di una donna in ambito familiare o comunque affettivo, mentre ogni giorno, sempre ai danni di donne, si registrano: 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali.” Citazione testuale dall’ANSA.

Non è una bella media, nulla di cui la civiltà occidentale, pur con la sua tendenza ad esportare democrazia, possa vantarsi … nulla che possa davvero essere definito “maturazione spirituale, sociale e civile”.

Si badi quello di cui si sta parlando è “il denunciato”, quel che si sa, perchè emerso, ma molto altro avviene là sotto senza che sia manifesto. È ovvio e persino un poco lapalissiano che sia così.

Lo abbiamo definito “femminicidio” e ci siamo messi il cuore in pace. Lavandocene faccia, capo e mani.

Alcuni nonostante questo “invidiabile” record negativo ancora sono convinti che questa civiltà occidentale abbia ad insegnare qualche cosa al mondo … eh si! L’Ipocrisia d’una struttura cristiano-giudaica che fa dell’apparenza partecipativa e democratica il proprio scudo. Del perbenismo e dell’apparenza sociale il proprio sistema.

Perchè, perdonate il ricorrere del pensiero del vostro scribacchino qui in questione, il problema è sempre lo stesso, come per la cultura, come per l’ipnosi, come per il controllo mentale e la società elitaria … siamo sempre lì! Stiamo parlando di Sistema. Di questo Sistema!

Il nostro si è evoluto sulle spalle delle donne e degli schiavi e non si è mai liberato da questo vizio di fondo … il femminicidio è una filosofia, che ci piaccia o meno, una conseguenza di una scelta filosofico -morale che sta a monte.

È figlio del machismo, della competitività, della logica del più forte e del più adatto, dell’apparentamento fra forza e potere (tipicamente maschile e profondamnete radicato nella nostra socieltà, retta conseguenza di quelle tribù a struttura verticale e potere maschile, che scendendo dall’Ovest, armati con il ferro e inventori della guerra sterminarono le pacifiche comunità gilaniche , femminili, orizzontali delle pianure. Piantando paletti e definendo la proprietà della terra. È ancora sempre questo il tema di fondo, l’affermazione di un potere maschile che travalica il mateirle ed invade lo spirito.

Farneticazioni da scrittore, non affermato per altro, di fantasy? Può essere … se vi piace, ma INTANTO LE DONNE MUOIONO. Ed ogni volta la scusa è buona addirittura , si dice, per eccesso d’amore … ma per piacere!

Siamo sempre lì … al maschio dominatore e padrone dà fastidio, sino alla rabbia folle ed incontrollabile, che il proprio possesso amoroso, abbia persino un cervello e, peggio, un’anima e possa non volere continuare a subire il suo affetto, ammesso che il senso del possesso che chiamiamo amore possa essere definito così.

Ed allora l’invasore dell’Ovest, armato di ferro, fa fuori la sua strega gilanica … trovando insopportabile e disonesto che possa, una donna, essere migliore di lui.

Siamo ancora lì, sul rogo delle streghe sapienti, mentre il vescovo Cirillo uccide Ipazia … con gli achei che ballano sulle ceneri di Troia e di Micene.

Siamo sempre alle soglie del neolitico … ad esportare civiltà.

Tutte le indecenze, innumerevoli purtroppo, perpetrate ai danni delle donne, sono lì, nella lostra storia, connaturate con quella che chiamiamo civiltà, figlie della nostra paura di maschi frustrati che possano derubarci della nostra palla … perchè le bambine sono furbe e maliziose. Perchè mamma (e qui sta il mostro)mi ha insegnato che non mi devo mai fidare completamente di una donna … e mamma lo sa, perchè mamma le donne le conosce benissimo.

Il male che le donne fanno a sé stesse è però un altro discorso, che affronteremo forse, in un prossimo racconto.

Comunque … e finisco, persino quest’ultima deformazione culturale è figlia di questo sistema … di quest’ordine, di questo stato delle cose … se non inizieremo a praticare il cambiamento, cominciando dai nostri comportamenti e dalle nostre relazioni, come potrebbe mai cambiare qualche cosa davvero? In mancanza di questo resteremo fermi lì e continueremo eternamente ad uccidere la strega gilanica.

(la fotografia che illustra l’articolo deriva da un lavoro dello scultore Francesco Uccheddu)


madreDel calore del magma …della voce del vento

del sospiro sospeso e il rumore stranito d’una grande foresta

della terra e del seme e del tempo che passa

Nell’andare e venire del mare

Nella furia mortale dell’onda

nella rabbia improvvisa del cielo

Nelle nuvole gonfie di pioggia

o sbiancati ciuffetti in un ala di brezza.

È la madre, è la Dea

Non può esserci solo il maschile

La vita che scorre, un bimbo che nasce

nel seme interrato che cresce

nel sesso e l’amore donato … desiderio e pienezza

Un racconto narrato da voci di donna

non scritto d’antica saggezza compiuta negli atti

Un esempio che è vita … una vita ad esempio

(La scultura raffigurata è di Francesco Uccheddu)

tramonto-8-10-16f

 

Ho dello scritto altissima opinione

della parola rispetto … so che può dire

volendo… sia d’emozioni che di sentimenti

giocando con Empatia e con Verità.

Essa si sa ti può ingannare

o rimirare sè stessa all’infinito

girando attorno al senso … senza significato.

Può dare forma all’odio, narrare l’intolleranza.

Può descrivere dell’anima intuizione

dell’immanente e dell’alto … narrare l’infinito

o quel che umanità riesce a intuire.

Mia madre non mi volle dialettale

mi seguì, donandomi la lingua.

E la parola per me oggi è la vita.

Se non l’avessi sarei morto mille volte

nei mille angoli di questo nostro mondo

dove, io con fatica, son passato.

Mi si perdoni se l’amo e la so usare

non è per vezzo, non guardo il mio ombelico.

Non rimiro me stesso e la mia penna

mi piace, invece, vederla scivolare

o ammonticchiarsi sino a dar senso e forma.

Sino al al Dire, al Descrivere … al Narrare.

Che sia prosa o poesia, poco m’importa

delle parole io ho rispetto … le capisco

Eppure non son uomo d’accademia.

D’intellettualità io non ostento, quel che non sono.

Però , fatemi grazia …

lasciatemi del dire e del narrare il gioco

dario

È morto … è mancato

un altro testimone se n’è andato.

Un guitto sbraitante.

Eppure era un grande sapiente.

Si sedette dalla parte del torto

Accomodandosi … ben più d’una volta.

E restò … lì seduto sì lontano dal tempo

stabilendo il suo passo …sulle assi d’un palco.

Gridando del mondo e se stesso.

Era un guitto sapiente … nno zanni impudente.

È morto chè morire si deve

inseguendo, come sempre, follia.

Il gran dio degli attori

di lui fece una faccia da maschera

facendogli dono dell’immenso potere

d’una grande risata.

Ed egli giocò con la propria arroganza

con se stesso e il suo Ego.

Esponendosi al mondo

ben più nudo d’un verme

come i re cun i quali giocava

e sberleffo e risata

così li denudò sulla pubblica piazza

inchiodandoli all’irridente berlina.

Mentre lui … lì seduto

dell’universo e se stesso rideva

autunnof-1

di giandiego

Sto invecchiando è innegabile, metodicamente, inesorabilmente, quotidianamente. Resto io, però, e questo, forse è peggio.

Mia madre diceva che in ogni 70enne (io ne ho solo 61) è imprigionato il ventenne che era e grida d’essere ancora lì, chiede che qualcuno lo ascolti.

Aveva ragione, ma la saggezza serve davvero a qualche a cosa? Per carità non fraintendetemi so che serve. Non sono un depresso, non odio la vita, non guardo spaventato al mio domani (anche se avrei qualche ragione per farlo). Non voglio intrattenervi con i miei mali, le mie paure ed i miei acciacchi, i miei fallimenti e le mie povertà, anche se ne avrei da raccontare.

Voglio soltanto fare una domanda … ne vale davvero la pena? Oppure nascondiamo la nostra paura della morte travestendola da saggezza, raccontando le amenità dell’età adulta e della vecchiaia, ed indorando pillole che non vogliamo ingoiare?

Pensavamo così a vent’anni? Io no … non vedevo i quaranta, figuriamoci quelli dopo.

Davvero questo è il meglio? Questa normalità noiosa e ripetitiva, questa paura di ogni cosa che travestiamo da sapienza. Questo terrore del cambiamento e questa fame di tranquillità… di stabilità?

Questo andirivieni fra ospedali, ambulatori, internisti, dermatologi, oculisti, dentisti, fisioterapisti … ma davvero? Tutto per prolungare la nostra miserabile esistenza di qualche mese?

Forse questo discorso vale solo per me che sono diabetico, cardipatico … zoppo e invalido, ma temo che non sia così … quando vado in giro per ambulatori (ormai uno dei miei lavori a tempo pieno)ne vedo tanti … vi incontro tutti. Casa fate lì? Accettate il compromesso con Big Pharma per vivere ancora un giorno?

Sex, Drugs & Rock and Roll … le moto rombanti, On the Road Again … The Rolling Stones, The Beatles … The Moovement, ma davvero?

James Dean e le macchine potenti … o anche solo le barricate in difesa di un’idea. Il fuoco delle molotov. Morire in uno scontro a fuoco per qualche cosa in cui credi davvero … siamo proprio sicuri che ne valga la pena? Di questa cosa, post mezza età, che si tinge sempre più da vecchiaia, che accoglie la dimenticanza privandoci anche della memoria?

É saggezza o è solo una scusa per modulare la nostra paura della morte? È questa la saggezza che ci maturerà spiritualmente …  la rassegnazione al decadere?

Non sto istigando al suicidio, mi faccio solo domande … le faccio a voi (ammesso e non concesso che qualcuno perda del tempo a leggermi).

Soprattutto perchè, poi, è fra quelli della nostra età che il potere annovera i più strenui difensori … gli amici più fedeli. l’ultima frontiera dell’indecenza. Proprio noi che volevamo affossarlo e distruggerlo oggi siamo sull’ultima frontiera con in mano la nostra scheda elettorale.

Sono un fallito, un povero, uno scrittore degli ultimi … un poeta da strada, per questo motivo parlo così?

In un batti e ribatti on line con Baccini (il famoso e noioso cantante melodico-finto rock) Lui mi ha definito “noioso mentecatto” … ed ha aggiunto “ … si definisce poeta e filosofo di strada … questo dice tutto”.

Quindi ragione di più, non abbiamo bruciato la nostra vita sull’altare della Gloria, non abbiamo Fama e Danaro nè costosi Status simbol da mettere in conto ad avvalorare il nostro percorso (pur essendoci passati moltissime volte vicini) … i più fra noi (almeno io lo sono) sono scrittori compulsivi non letti, poeti auto-referenti. Filosofi da discarica … ed allora? Era questo che vedevamo nel nostro futuro a vent’anni. Parlo per me, con voi … di me, di voi, di noi? Difficile dirlo.

Non abbiamo nemmeno cambiato il mondo … e stiamo invecchiando … i più (non io che sono un ultimo) funzionando da bancomat per le nuove generazioni spiantate e perdute (e forse per questo ruolo è giustificata la nostra esistenza).

Sex, Drugs & Rock and Roll … ha segnato gli anni della nostra gioventù che fossimo sistemici o antagonisti, poco importa … il modello era quello. Che poi fosse un fanfaronata … un boutade, può essere , ma ne siamo poi così sicuri … Per molti dei nostri modelli fu regola di vita ed anche il senso. I miti, nella stragrande maggioranza morirono a trent’anni. Quelli che sono durati possono forse essere divenuti dei Guru, ma non saranno mai delle “leggende”

Oggi siamo qui titubanti a pietire per un giorno in più … accettando l’idea di questi anni farmaceuticiche ci allontanino da Sorella Morte (quasi fosse possibile e realistico rimandare l’ultimo appuntamento, come se non fosse tutto già scritto)che ci spaventa più di ogni altra cosa con il suo mistero implicito.

Siamo divenuti padri, alcuni buoni altri meno (io meno) … alcuni sono nonni, altri no … e moduliamo saggezza e frasi fatte, per non ammettere a noi stessi d’essere monumenti al compromesso, noi così snob: popolo bue … ricettacoli di viltà.

D’essere pronti a venderci anche l’anima per qualche minuto in più

(si ringrazia l’infinita fonte d’ispirazione fotografica di foto(di)vagando)

20150328_142247 (1f)scritto a quattro mani da Rosa Bruno e Giandiego Marigo

Questo mondo (il sistema che lo sostiene e lo impregna), divide … arbitrariamente, artificio-samente. Ha bisogno di farlo per reggersi in piedi, per giustificarsi e collocare il potere dalla parte della ragione.

Divide fra bianco e nero, fra buono e cattivo, fra sano ed insano, fra normale ed anormale… fra torto e ragione.

Questa divisione è arbitraria, non oggettiva, non può esserlo perchè le cose sono… così come sono, vanno così come vanno e l’uomo ne è parte non creatore, sebbene il libero arbitrio gli permetta di decidere sul come attraversarle, ma esse avvengono, senza necessariamente una connotazione, senza un colore. Le responsabilità il più delle volte sono collettive o peggio mosse dai pochi per il dominio dei molti. Ciò nonostante il karma ed il destino hanno il dominio degli avvenimenti… al di là delle malevolenze e delle cattiverie.

Facciamo così, dividendo e catalogando, persino con l’immanente ed il divino ed allora per un Padre Benevolo e bianco barbuto o per un Dio degli Eserciti, onnipotente e severo, dobbiamo contrapporre forzatamente un Belzebù, un Satana, malizioso e malevolo, crudele e tentatore personalizzando, umanizzando, abbassando al nostro livello ciò che ci sovrasta.

Abbiamo assolutamente bisogno che qualcuno abbia torto per poter avere ragione, per dire a noi stessi che siamo nel giusto, che il nostro è il migliore dei mondi. Certo pecchiamo, sbagliamo e cadiamo, siamo umani, ma siamo dalla parte del bello del buono e del santo… e ci pentiamo… e ci perdoniamo.

Tutta la sovrastruttura sociale è costruita affinché ci sia qualcuno che faccia la parte del cattivo, del babau, del pazzo, del criminale, del folle… lavandoci così la coscienza ed esimendoci dalle responsabilità ed abbiamo un criterio del tutto opinabile nel decidere chi sia il Mostro di Turno, un criterio strano per il quale lo sterminio perpetrato da Adolf Hitler e dal nazismo, di 6/7 milioni di persone (per carità terribile ed infame) è deprecabile, orrendo… terrificante ed inumano, mentre lo sterminio metodico di 230 milioni di nativi americani è giustificabile, storicamente inevitabile, l’eliminazione e l’oppressione quotidiana, calcolata e centellinata del popolo palestinese, addirittura normale. L’eliminazione fisica del popolo kurdo, non segnalata, dimenticata, omessa… un bambino siriano vale molto, molto meno di uno occidentale e bianco.

La nostra moralità pone dalla parte del torto chi meglio ci comoda e soprattutto quando questo ‘fa gioco’ al potere o a chi racconta la storia (che poi sono la medesima fonte).

Quanti roghi, quante forche improvvisate… quante lapidazioni o esecuzioni sommarie in nome della Ragione e del Torto? Quanti pubblici processi, quante gogne?

Quanto pensiero omesso, marginalizzato, non narrato in nome della normalità, del buon-pensiero, della lotta contro l’anormale, il folle, il blasfemo, l’eretico.

Quanta civiltà buttata, non pervenuta, dimenticata e proibita in nome di quello che è buono e di quello che è cattivo… di quello che è giusto o sbagliato.

Abbiamo inventato leggi umane e divine per giustificare le nostre dicotomie… abbiamo riempito libri attribuendoli all’ispirazione quando non addirittura alla dettatura diretta del ‘divino in persona’.

Va detto per amor di verità e di chiarezza, che qui nessuno aspira ad una società immorale o senza freni… esistono, per carità, convenzioni ed Accordi fra Uomini che permettono la convivenza, esiste il bisogno spirituale, esiste quel che è naturale e quello che non lo è. Così come esiste l’oscurità e la luce, ma tutto è parte del medesimo ‘Universo’.

Sono aspetti della stessa fonte che è quello che ci circonda e ci sovrasta, ma l’umanità ha bisogno di avere una rotaia sulla quale scorrere, un indirizzo e magari anche qualche direttore che bacchetti sulle mani chi non sta al gioco, ma soprattutto ha bisogno di giudicare, di condannare, di umiliare…  di punire.

Ha bisogno di sapere che chi non si adatta, non si uniforma alla norma verrà duramente perseguito, possibilmente ammazzato.

Questo è quanto e questo siamo noi, tutti, chi più chi meno, nel nostro faticoso cammino verso l’illuminazione e la tolleranza, verso la compassione e la condivisione, che pure ci apparterrebbero per nostra natura ma che neghiamo, risolutamente. Perchè l’affermarli ci creerebbe un problema serissimo con le impalcature e le sovrastrutture che ci siamo, nei secoli, costruiti attorno; ci creerebbero problemi con la gestione compulsiva dei nostri sensi ci colpa, che sono il pane farlocco ed avvelenato -ma quotidiano- di cui il potere ha insegnato alle nostre anime a nutrirsi.

Sedersi con il torto

Cercammo davvero

qualcuno, disposto a sedersi,

a vedere se stesso

dalla parte del torto.

Non solo a parole, non vuote canzoni,

non storie né fiabe.

Trovammo sepolcri imbiancati

Studenti, avvocati,

mercanti ed attori

Due guitti da strada.

Trovammo i togati…e gli imparruccati

cercando qualcuno disposto sedersi

laddove scottava.

Trovammo i censori … ed i preti,

con quattro esorcisti e due inquisitori

Trovammo le piazze gremite

vestite alla festa, la messa e l’aperitivo

Trovammo sapienti…icone e santini.

Veline, Anchorman…bandiere e fanfare.

Trovammo nei confessionali le file di gente

già pronte a pagare il pedaggio…

un pater, tre ave…un lauto compenso.

Indulgenza plenaria

Castelli di carte ed il vuoto racconto.

Trovammo il pensiero comune,

la gente perbene…ragazzi e ragazze

e vestiti firmati…la danza

oggi è un minuetto, domani il foxtrot

E il torto…in un angolo scuro, sedette da solo

 

camoilla(f)

Anime sparse … camminano

riempiendo il largo … invadendo lo stretto

scorrendo su strade e piazze … alla ricerca

di quella luce che s’inventarono

per ritrovar la strada quand’erano lontane

D’antichi libri e polvere e vecchie parole

sempre le stesse … con le medesime storie

sempre quelle.

C’illusero d’essere unici

ci fecero individui originali.

Noi che eravamo branco

ci ritrovammo soli

e ci dissero … inimitabilmente unici

e ci narrarono la medesima favola

uguale per tutti … ma uno ad uno.

ad ognuno convincendo d’essere il solo

l’unico che l’ascoltasse … ed il migliore

e ci divisero per stabilir per sempre

chi fosse il più forte … chi avesse il potere

ed ora vaghiamo cercando soluzioni

dimentichi d’essere noi, prigionieri dell’Io

anime sperse che cercano un posto

un luogo … una magione avita dove poter sostare

noi che potremmo, noi che siamo nel tutto

noi che siamo parte d’un infinito amore

noi che dimentichiamo … noi che ignoriamo

noi che ci siam perduti …

e loro che ci han guadagnato

rosa

Non voglio dirti più “ti voglio bene”

chè le parole s’ammucchiano

in pile inutili fatte solo di nulla

Sino a perdere il senso …

Sino ad odorar di vecchio

Tu m’hai insegnato a non ripetere

inutilmente

quel che si vede e che si vive …

quel che è vero ha una sua propria luce

e brilla

Non raccontare quello che puoi toccare

non descrivere di quel che c’è …

senza bisogno

quello che t’accompagna nel cammino

ch’è solo tuo

ma è anche quel che di te si vede

Non ti dirò allora che ti amo …

ancora e sempre

te lo farò vedere

perchè parlar d’amore

se si può essere e viverlo

La poesia descrive

solo quello che l’anima

può rappresentare

non inventa

parla di te della tua vita intera

quello ch’è divenire e quel che hai

nella tua vecchia borsa …

quella che ti porti da sempre sulle spalle

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Abbiamo perso qualcosa

sulla strada del nostro cammino

Non ci voltammo quando avvenne

compresi com’eravamo nel viaggiare

presi e distratti da gli oggetti incantanti

che tenevamo in mano camminando

Non lo trovammo più … perso per sempre?

Abbiamo perso qualcosa senza accorgerci troppo …

senza badare …

Gocce di umanità …scaglie di compassione

il sentire e l’essere .. quel che ci fece umani …

E divenimmo duri come pietra  e chiusi …

come le vecchie cozze… pieni di sabbia e di rifiuti

bestemmie ambulanti contro noi stessi

e quel che chiamammo Dio

Abbiamo perso qualcosa

In bracci di mare

sui nostri cannoni

nelle competizioni assurde

che definimmo vita

con i nostri paletti

a definir possessi

chiudendo nostra casa e nostro cuore

inseguendo follemente nostra paura

 

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