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LA CICALA, MINI TRIBUTO A RODARI

Di Giandiego Marigo

Nasceva il 23 ottobre di novant’anni fa e forse avrebbe anche potuto trascinarsi sino a questi nostri anni , ma, evidentemente, aveva scritto altro sul libro del suo destino il buon Rodari.

Sicuramente s’era impegnato con i suoi angeli e le anime dei suoi consiglieri a fare della sua vita un traccia ben visibile ed indelebile, a portare l’insegnamento ed il punto di vista d’un mondo altro, laddove i cuori e le  menti erano più ricettivi e magnificamente capaci di comprendere e di impostare vita…sapienti! Di quella sapienza che è la capacità di accettare il mondo. Ha parlato all’anima dei bambini e degli adulti attraverso loro.

Egli fu, la dimostrazione pratica, tangibile ed inappellabile di come un punto di vista possa, se elaborato , diffuso e supportato da coerenza e fede divenire universale. Sì perchè Rodari lo è universale . Io non sono uomo da commemorazioni e celebrazioni, vanno contro la mia natura fondamentale. Aborro gli intellettuali che riempiono di astrusi riferimenti e di dotte citazioni il proprio percorso, quindi mi limiterò ad una riflessione su una goccia nell’immensa, fortunatamente, produzione dell’uomo di cui stiamo parlando…una sorta di poesiola zen.

Chiedo scusa alla favola antica

se non mi piace l’avara formica

io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende…

regala!

(da Filastrocche in cielo e in terra – Gianni Rodari)

Giocando al gioco del critico e dell’intellettuale conseguente, del magnifico deduttore di profondi sensi…ed irridendo un poco questo ruolo, prendendomi in giro come, probabilmente, avrebbe fatto il Rodari medesimo.Il ruolo della poetica è quello di sintetizzare, in un concetto, in una frase un afflato dell’anima, Rodari è pedagogo, favolista educatore e non perde l’occasione di insegnarci qualche cosa. Quanta verità racchiusa in una filastrocca…da confondere.

Come il favolista che è egli gioca con la sintesi e la metafora, con il senso e la parola e con l’uso delle immagini della fantasia infantile.

Molto si sottovaluta l’input che viene immesso nella mente dei bambini quasi che non fosse nei primi anni di vita che si formi il carattere ed il modo in cui il mondo verrà poi affrontato, a volte si delega, molto ad altri questo input o si accettano immagini e modelli stereotipi, che vengono proposti dalla società e dal potere.

Questo avviene ancora e sempre per questa convinzione, radicata anche negli alternativi, che esista una base comune…al di fuori ed al di sopra, dell’unico pensiero comune e della kultura che il potere permette arrivi sino a noi, ci si culla nella convinzione che sia in una seconda fase, più matura che si formino le convinzioni e le visioni di mondo…il senso critico. A mio umilissimo parere mai come ora è stato così falso. Torniamo però alla filastrocca sulla quale mi ero impegnato a rimanere.

Anche io sto con la cicala, per una serie di ragioni…non mi piace la proposta di mondo della formica, questo intruppamento…la dedicazione totale dei molti all’unica, mi spaventa. Il ruolo della regina e del formicaio è un’immagine assolutamente terrorizante, così come non approvo il meticoloso risparmio per un domani assolutamente incerto, risparmio che poi si trasforma in quello dei sentimenti, dell’empatia…della compassione.

Il modo di stare nella natura di sora formica è troppo simile a quello dell’uomo, devastante, esclusivo, propietario. Sebbene, certamente l’uomo sia persino peggiore essendo parassitario, mentre quello della formica non lo è.

La cicala invece vive di quel che c’è il qui ed ora, cantandone le lodi e regalando al mondo gioia e spensieratezza.

É leggera dove l’altra è pesante.

Non perfora il terreno!

Non accumula!

Non ricerca risorse, sfruttandole!

Non fa campi di concentramento!

Non crea eserciti!

Non ha interesse nella conquista!

S’appoggia e canta e non per questo non pensa a sé stessa, ma vive l’estate…perché quello è il suo tempo.

Non cerca scampoli di eternità nell’accumulo dei beni…nel furto organizzato e sistematico, non piega la natura ai suoi bisogni.

É sciocca, vanesia, imprevidente? Non credo è naturale, mentre la formica della fiaba non lo è…metafora d’uomo.

Pensata per insegnare il risparmio e la cautela, l’accumulo, il modello della società che piega la natura alle sue esigenze investendo sul proprio domani e creando i granai…ed i padroni dei granai…non mi piace.

Son tempi di crisi questi…milioni di formiche hanno studiato ed elaborato modi di accumulare, di conservare, ne han fatto cultura, menandone vanto.

Come se il costruire magazzini fosse indice di civiltà.

Come se il concepire cose da collezionare e conservare fosse segno di genio.

Come se l’allevare altri animali per il macello fosse segno di superiorità.

Quando poi viene il tempo di vivere con quello che c’è non si è capaci di farlo ed il qui ed ora, anziche essere la normalità diviemne appannaggio di veri o presunti maestri.

La mancanza di un deposito pieno crea scompiglio, dolore, senso di privazione.

Io non metto in dubbio che sia dolore vero, ma quanto meglio vive la cicala…che sa cantare il nulla, che è grata del semplice essere…del sole e del vento. Che non accumula, perché nulla si porta dove stiamo andando


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Quel che vi chiedo io

è la ragione per cui si fan le cose

vorrei da voi saper di quel che è dentro

che da motivazione

Di quel di cui, parlando,

non si spiega che quasi mai si dice

spiegatemi potendo

di chi a gran voce chiede

guerra e sangue

Di chi poi questo fa…nel quotidiano

seguendo giorno al giorno

progettando d’altri lo sterminio

come se questo non pesasse nulla

Dove mai la troveremo

ed inventando

produrremo ‘sta ragione

d’alzar la spada parlando di giustizia

quasi fosse diritto l’ammazzare

come se fosse nostra la vendetta

Dove è fuggita dov’è mai andata

l’anima del mondo Dove la nostra

dove la coscienza a vergognarsi

Quante nascite ancora…e quante morti

per ripulirci di questa sozzura

Quante volte ancora ricadremo

Fango e sporcizia sanguee distruzione

nel gorgo insulso di quest’odio

che è insensato

che quotidianamente ci condanna



Quello che scrivo oggi forse non piacerà

sarà certo al di là dei vostri modi

degli antichi pretesti al benpensare

al prender tempo al non raccontare

all’omettere sì ed in fondo anche al mentire

trovando poi le soluzioni contingenti

l’armi del pragma e di ciò che fa realismo

le pezze d’arlecchino della storia

Io predicando a canne e a vento vado

ma non perché son pazzo o frastornato

Io non vi chiedo un mondo nuovo

sol perchè sono malato di follia

nemmeno perchè sogno o perché spero

Io ve lo chiedo perché voi sappiate

che il nostro vecchio gioco al rimandare

è ormai quotato a zero

Zero al volore, zero al tempo zero la prospettiva

l’intorno sta cambiando attorno a noi

non si può non vedere! E’ lì evidente!

Con il deserto…che avanza e con la guerra

che spunta in ogni angolo del mondo

e la fame…e la disperazione

Con quegli impegni presi per scherzare

che il mondo ricco non vuole mantenere

Ogni giorno una nuova barca prende il mare

e un disperato parte lasciando la sua casa

per inseguire il sogno luccicante

d’un mondo sufficente ai suoi bisogni

non lo vedete voi non è una moda

non sfizio o gioco è un’era nuova

tempo di migrazioni

l’epoca dei viandanti è cominciata.

Voi cosa vi proponete?

Voi costruirete un muro?

Metterete una mitraglia a sorvegliare?

Non basta, non risolve…proprio non lo capite?

I tempi stan cambiando

l’Impero cade…ascoltatene il fragore

Un nuovo paradigma un nuovo giorno

Un mondo nuovo ci serve per sperare

per rinnovare la voglia di un domani

sarà così! Che noi si voglia o no l’intorno cambia

sebben con nostro peso c’opponiamo

Pesiamo molto poco quasi niente



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