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rosa II

Non sono predisposto nel seguire

non voglio comandare non mi interessa

ma camminare solo quella è la storia mia.

Oppure in compagnia ma sempre solo.
D’un maestro evidente io dico ch’è un amico
perchè dentro di me sta il mio maestro vero.

E lui che è quello che è questo lo sa
Forse è superbia o forse tracotanza
ma non ho volontà d’essere diverso
di tutta questa vita mi obbligo all’ascolto
anche se spesso son portato al predicare.
Ascolto molti, ma non seguo mai nessuno
della preghiera poi ho una mia opinione
ed anche in questo io forse son superbo
chè penso che il vuoto, il mio e di tutti
sia fatto per riempire
che nel silenzio, in fondo, sia preghiera.
In questa vita ne ho incontrati tanti
forse fortuna o predisposizione
oppure karma, saprete voi meglio di me
che cosa sia, come chiamarlo
Tanti che avevano la strada o soluzioni
ma nessuno, poi, mi ha convinto per davvero
Ho ascoltato chi diceva “io non insegno”
perchè non c’è poi proprio nulla da insegnare,
basta il silenzio e il vuoto che si riempie.
Perchè non devi ricercare il tempio
il luogo adatto
che non ci sono regole o dettami
che non c’è bene o male, non c’è divisione
solo percorsi, strade e il camminare
e nel cammino  tutta la gioa del passo
è tutto quel che avrò dalla mia vita
questa o quell’altra,
non c’è ricchezza o materia
NON C’È ROBA
che possa mantenersi al passo mio
se c’è va bene, se manca fa lo stesso.
Voi, poi, che incontro, che ho sempre conosciuto
siete gli stessi di sempre e anche per sempre

voi! Come me intessuti di destino
amici, compagni ed angeli
ognun di voi che è

in fondo

il mio maestro

Siamo viola, siamo arancioni

rossi, gialli, siamo bianchi

verdi ed anche blu, noi siamo neri.

Noi siamo l’indaco, l’oro ed il cristallo

I nostri colori son quelli della Luce

Nei nostri zaini solo un raggio di sole

perchè siam pensieri diversi

altri ed estranei.

Noi respiriamo noi viviamo

noi siamo altro dal vostro sistema

siamo altro, diverso, che voi non siete

Diversi da ogni vostra divisione

noi riusciamo a sognare

noi riusciamo a cantare

I colori dell’iride…l’arcobaleno

ed oltre

noi portiamo  le bandiere della luce

le nostre armi son raggi di sole

La nostra anima è d’Acqua

il nostro cuore è Fuoco

il nostro sangue salverà la Terra.

Ed il pensiero è l’Aria ed il respiro

Copiando infinite regole sino a cambiarne il senso

Sin quando le parole perdono il loro suono

Scrivendo libri sacri senza l’ispirazione

Come siam bravi a farlo…noi scribi e farisei

Noi i miscredenti, noi inventori dei roghi

Noi! Che adoperiamo Dio quando ci comoda

Ancora e come sempre!

Contendendoci un corpo…silente

disconoscendo l’anima che mai non muore

Coi nostri mille editti…con tutte le nostre grida!

Nostra vergogna esposta,vesti strappate

testa sporca di cenere,ma nessun pentimento

Quanto rumore inutile…per loro che stan zitti

Quante supposizioni, quante filosofie, quante morali ed etiche

Elette a verità fatte rivelazione

Quanti maestri, quanti grandi sapienti

per quel che non sappiamo, quello ch’è sconosciuto.

Fingendo conoscenza di quel gande dolore

di cui tutti parliamo

Senza, però, conoscerlo, senza saperne niente

Riempiendo nostra bocca a frasi fatte

D’ovvie imbecillità…molto meglio tacere,

Prego! Facciam silenzio!

Chè una ragazza è morta…e un’altro se n’e andato.

Loro! Senza rumore.

Loro ! Con un sorriso

Eppure il chicchiericcio, il vostro battibecco

non hanno avuto il bene della pace, non ancora!

Fateli andare!

Cosa aspettate, cosa volete ancora?

Son finalmente a casa, dovunque, poi , li porti quel sorriso

Noi qui

Noi disquisiamo, come sempre

Impaludati e tronfi…

vestiti in seta e d’oro

con stole color viola

diciam di possedere quello che non è nostro

quel che non ci compete…

facciam silenzio! infine

E finalmente salutiam chi parte

Altro che normale, altro che paziente

altro che ricco, altro che benestante

altro che borghese, altro che benpensante

semplicemente altro!

Molto più che deprecabile

straccione senza casa,

barbone inaccettabile.

Zingaro puzzolente

Onorabile congrega, signori della corte.

Portatemi sul palco, saponate una corda!

Preparate una pira e il fuoco, fatemi bruciare.

Chiamandomi eretico,dicendomi ubriaco,

chiamandomi drogato.

Ditemi che sono frocio, donna, handicappato

altro che non un uomo!

Definite di me poeta, palestinese,

schizoide e malnato

ditemi zingaro, anarchico, comunista

dite di me diverso, senza speranza

chiamatemi spostato…delinquente

Altro che sopportabile, altro che profumato.

Chiedo e non a voi, il diritto d’essere folle

questa è la parte che m’è riservata,

questo è il mio diritto.

Posso esser due, tre, oppure tutti voi

miserabile e solo…

sbattuto ai vostri limiti.

Folle guardiano del vostro giardino.

Reclamo d’essere sgradevole e di sputar nel piatto

mentre con le mani raccolgo il sugo secco

della vostra pelosissima pietà,

che non è compassione

Altro che sobrio, altro che benvestito

vivo nel vostro sogno, ma son sempre sgradito.

Altro da voi signori, mai rispettato!

Qualche volta un impeto,

un euro, un dollaro anche solo un decino

un bicchiere di vino.

Come una goccia d’acqua dentro al mare

d’un dolore antico che mi divora.

Per ricordarmi d’essere stato un uomo.

La testa poi si gira

l’occhio dimentica .

Altro che vivo, altro che presente

altro che esistente.

Semplicemente Altro che voi non siete

che non sarete mai…

perchè vita con voi fu generosa

perchè voi siete altro…un’altra cosa.

Attenti, non guardatemi che sono contagioso

altro che non t’aspetti

altro che impossibile, altro che non sia là

dietro a quell’angolo

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