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Di Marigo Giandiego

 

La stoltezza umana non ha limiti, dico stoltezza perchè il termine stupidità, idiozia, dabbenaggine implicano una ingenuità, una purezza d’intenzioni che l’umanità non ha affatto o che, quantomeno, non hanno coloro che al suo interno detengono il potere determinandone le scelte e gli indirizzi.

1200 centrali a carbone, nel mondo, non è un’idea mia, non è una supposizione dietrologica della mia mente, ma un indirizzo di fondo una scelta di prospettiva…e mi viene da piangere. Lo dicono i giornali qui, ne parla ormai tutta la rete qui o qui

Una follia, una cosa talmente stupida e suicida che non ci sono parole sufficienti a commentarla, una scelta demenziale.

Eppure le argomentazioni che sorreggono il progetto sono “motivate”, “strutturate”, corredate da numeri, grafici, argute deduzioni. Vengono proposte come soluzioni a basso costo, adatte a sorreggere ed a rilanciare un comparto energetico mai sufficiente ed adeguato.

Non vi angustierò con i motivi innumerevoli che rendono folle questa scelta, sono ovvi, talmente palesi da sconcertare nella loro evidenza…eppure, sosterranno che non esistano, che sia l’unica scelta possibile, nell’unico mondo proponibile.

E siamo sempre lì, nell’antico discorso delle premesse, delle scelte, delle visioni.

Pare persino sciocco doverlo ripetere e ritrovarsi sempre lì a motivare a contestare ciò che è palesemente folle a dover difendere una posizione che è “a dimensione d’uomo e di pianeta” contro un’altra che è solo “a dimensione di profitto” ed è umiliante e terribile che vinca sempre la seconda.

Sembra davvero di avere a che fare con degli alieni, capita sempre più spesso di chiedersi su che pianeta essi vivano, dove possano fuggire quando il conto verrà presentato…ci si chiede se essi non vedano quel che è davanti ai nostri occhi.

Quante volte “Cassandra” ha ripetuto il suo monito? Quante volta esso è stato poi, purtroppo confermato dai fatti? Quante volte ci siamo ritrovati a riparare danni del tutto prevedibili, ovvi ripetutamente segnalati? Possibile che l’esperienza non ci insegni mai nulla?

Eppure siamo ancora qui e la ricorrenza con la quale queste “scelte” vengono operate di fa pensare d’essere in un brutto film di fantascienza.

In Nome di chi? Non, certamente, in mio nome…e credo nemmeno nel vostro.

Quanto difficile sarebbe fare le scelte giuste? Scegliere di sviluppare le fonti di energia compatibili e sostenibili? Strutturare la nostra società in questo senso…essere parte del luogo che ci ospota e non l’origine d’ogni suo problema?

Sarebbe davvero così impossibile, difficile, improponibile acquisire e cercare nuove morali, nuove filosofie, adeguare le nostre teologie ad una “appartenenza” anziché ad una assurda , inconcepibile e dannosissima “dominazione”.

Eppure questa è la strada che dovremo percorrere(e non uso il condizionale a ragion veduta), l’unica che ci prospetterà una possibile salvezza, possibile non certa, perchè il danno arrecato e l’inerzia che ne consegue sono davvero enormi, molto più grandi di quanto una o due generazioni possano riparare.

Mi rendo conto di farneticare, di parlare di utopie assolute…e me ne dispiace, perchè non lo sono, passatemi il bisticcio.

Non lo sono, perchè, sarebbero davvero “la strada del possibile”, ma implicherebbero sacrificio, quantomeno inizialmente, proprio a quel “primo mondo” che di sacrifici non ne vuole sapere.

Perchè modificherebbero profondamente quel modello di “civiltà” di cui meniamo tanto vanto e che ha creato tanto danno. Perchè farebbe crollare la nostra “Torre di Babele” o quantomeno ci costringerebbe ad abbandonarla.

Un passo indietro? Non credo proprio…due avanti, a mio umilissimo parere, ma si sa i pareri di chi non conta nulla contano ancor meno di lui.

Applicare le nostre enormi potenzialità nel senso giusto, nella giusta direzione ci condurrebbe davvero a quel salto “quantico” di cui molti dietrologi farneticanti parlano.

Chiamateli progresso e civiltà se preferite…e scusate il disturbo

 

 

 

 

 

 

 

 

Quante volte ho detto addio

in questa vita mia…

Quante volte?

Ho licenziato,

riconsegnando alla memoria a pezzi interi

i giorni e gli anni.

Giocando con l’oblio e confidando

che non lasciasse indietro

troppi segni al suo passaggio.

Quante volte

mi sono imposto il dimenticare.

In una voluta di fumo profumato

ed il passar da stupido

da smemorato.

Proteggendo il cuore e l’anima

convinto che bastasse non pensarci

perchè le piaghe

si potessero seccare.

Non è bastato…mai

ed ancor meno io ho dimenticato

anche se ora non ricordo

delle facce…i segni,

quelli sono rimasti sempre

ed hanno inciso solchi

ed han scavato rughe

E dei sogni?

Di quelli poi potremmo

anche parlare

volendo.

Di quei colori e di quei mondi

e dei profumi intensi

e dei sapori e dell’amaro e il dolce.

Oppur concederemo alla memoria

di appoggiarsi

in quella che chiamiamo gioventù

ricordandone a tratti…e cambiando

avvolgendo quel ricordo nella nebbia.

Rendendolo una foto color seppia

la nostalgia, aiuta le anime alla prova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un figlio chiese a un uomo

Cos’è la vera forza padre mio?
È forse quella di una grande nazione
che fa bombe e cannoni
per esser , poi, nel mondo la potenza?
Ordisce intrighi ed alza anche la voce
per radunare tutti alla sua coorte? ”

No…non è la vera forza, figlio mio! ”

Allora, è quella d’un fisico gagliardo
che ti permetta gli altri a sovrastare.
È contenuta in muscoli possenti, in mani forti.
è quella, forse, di chi ha più possanza
e a calci e pugni ti affronta e ti spaventa?”

No…non è la vera forza, figlio mio “

Senz’altro, allora, essa sta nella ricchezza
di chi, con enorme sufficienza, tutto si compra!
Di chi giunge per primo a possedere le grandi novità
che questo nostro mondo riserva a chi ha denaro
Ne son sicuro risiede nel successo
di chi non ha problemi a comperare
i desideri o l’anima di un uomo”

No…non è la vera forza, figlio mio “

Allora, padre, dov’è la vera forza?
Quella di cui si parla con rispetto
che tutti quanti vorrebbero acquisire?”

Essa, figliolo, è quella di quel seme
caduto sull’ asfalto o sul cemento

Da tutti ormai vien dato per spacciato

però, poi nasce e cresce, mettendo le radici!

Un muro di granito ha già spaccato.
Risiede sai nell’uomo solitario
che ha conquistato suprema comprensione
ma sa trovar pietà…e la compassione
Per ciò che vede e chi gli passa accanto.
Guarda tua madre!
È quella delle donne, che san soffrire
Piangendo,solo un poco dei propri mali
che, sorridendo fan crescere un uomo.
Senza s’accorga d’aver tanto imparato!
Guarda là in terra è quella delle piccole formiche
che la potente quercia fan cadere…
Sono migliaia e la rodono da dentro
sino a che essa crolla…la polvere ad alzare
È quella, ancora, dell’uomo sfortunato
che ogni mattina si alza dal suo letto
per correre al lavoro…e non gli basta
tutta la sua fatica a farvi grandi.
È quella, infine, d’un piccolo bambino
Che anche crescendo non smette d’ imparare
Che quando cade, facendosi del male, sa poi rialzarsi
e continua a camminare.

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