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madreDel calore del magma …della voce del vento

del sospiro sospeso e il rumore stranito d’una grande foresta

della terra e del seme e del tempo che passa

Nell’andare e venire del mare

Nella furia mortale dell’onda

nella rabbia improvvisa del cielo

Nelle nuvole gonfie di pioggia

o sbiancati ciuffetti in un ala di brezza.

È la madre, è la Dea

Non può esserci solo il maschile

La vita che scorre, un bimbo che nasce

nel seme interrato che cresce

nel sesso e l’amore donato … desiderio e pienezza

Un racconto narrato da voci di donna

non scritto d’antica saggezza compiuta negli atti

Un esempio che è vita … una vita ad esempio

(La scultura raffigurata è di Francesco Uccheddu)

albero-antico

Testimone son io di questi anni

che di stoltezze e di vergogne antiche

e nuovi inganni … eh sì ne han visti tanti.

Passare dentro al tempo e nella storia

Uomini di potere affastellati

fra loro fortemente raggrumati

che si inventaron saggi e assai sapienti

ed eran stolti e sciocchi ed ignoranti

Cose già viste in un mondo senza tempo

di vecchi camerieri e ignote serve…

Compunti maggiordomi con tanto di marsina

che visti da qui sotto

sembravan d’esser re ed erano servi

Stupidi burattini aggrovigliati.

Noi qui … stupidamente a far di conto

insultando le pale a luridi mulini senza vento.

Testimone son io ma siamo tanti

troppi … ci accontentammo d’uno ruolo

d’una comparsata alla commedia

… solo una maschera

d’esser coscienti e del saper vedere

del saper leggere e non facemmo altro

…  sinché più non capimmo.

Ed ora e qui vivamo in confusione

con la modernità che si fa beffe

camminandoci in faccia e sopra al cuore.

Schiacciati dentro a un vortice selvaggio

che parla lingue antiche eppure nuove.

Non trovammo parole e le ragioni

… che in fondo oggi

è un giorno buono come un’altro per morire

Vivemmo la paura qui … sopravvivendo

ai nostri anni ed alla nostra storia

Costruendoci attorno una bottiglia

perchè la merda non ci schizzasse addosso

Ma essa entrò dall’alto e dentro al collo

sino a imbrattarci … sporchi ed odorosi come tutti

 

il sole

C’è qualcosa più in là! Non v’è alcun dubbio

l’umanità non può…finire in questa pozza

di sangue e vomito … di rabbia e nausea

Ci dev’essere qualche cosa più in là

o sopra o sotto, anche di fianco sai …

purchè sia lì per consolarci il cuore

ed anche un poco per conservarci l’anima

E non ci importa di dargli un nome ed uncolore

Non ci interessa che abbia una bandiera

Basta che sia qualcosa

per cui valga la pena, che abbia senso

che possa riempire i nostri cuori …

anche per poco, Sì! Anche per sempre

e non solo di odio e di rancore

Qualche cosa che stia più in là

di questi muri … di queste foreste d’antenne

del filo vostro fatto di spine e di cancelli

Qualche cosa che sia dell’uomo e dell’universo

Condiviso ed unito

Diverso ed uguale

Sicuramente c’è io l’ho sentito

dentro di me, mi parla tutti i giorni

eppure … io diverso ed io eguale

e in fondo sempre io … che cosa vale?

Anche soltanto un sogno, una chimera

datemi qualche cosa

che non sia codesta merda e il fumo suo

In questo mondo uguale in ogni giorno

In quest’umanità così confusa … e crudele

In quest’egoismo … In questa competizione

Che gara triste sì, che triste gara…

non c’è premio alla fine

non c’è medaglia …

perchè là dove si deve

alla fine sai si arriva nudi

eppur ve l’ho già detto … ed io lo so

e solo il tuo percorso ha qualche peso ..

se non altro per te

per fare in modo d’addormentarti in pace

camoilla(f)

Anime sparse … camminano

riempiendo il largo … invadendo lo stretto

scorrendo su strade e piazze … alla ricerca

di quella luce che s’inventarono

per ritrovar la strada quand’erano lontane

D’antichi libri e polvere e vecchie parole

sempre le stesse … con le medesime storie

sempre quelle.

C’illusero d’essere unici

ci fecero individui originali.

Noi che eravamo branco

ci ritrovammo soli

e ci dissero … inimitabilmente unici

e ci narrarono la medesima favola

uguale per tutti … ma uno ad uno.

ad ognuno convincendo d’essere il solo

l’unico che l’ascoltasse … ed il migliore

e ci divisero per stabilir per sempre

chi fosse il più forte … chi avesse il potere

ed ora vaghiamo cercando soluzioni

dimentichi d’essere noi, prigionieri dell’Io

anime sperse che cercano un posto

un luogo … una magione avita dove poter sostare

noi che potremmo, noi che siamo nel tutto

noi che siamo parte d’un infinito amore

noi che dimentichiamo … noi che ignoriamo

noi che ci siam perduti …

e loro che ci han guadagnato

poverta-1

Compagna povertà mi ha scelto

non ha chiesto il permesso

per donarmi quel che m’aveva ad insegnare

in principio fu difficile ascoltarla

ma ora la capisco … veramente.

Nulla ho da perdere

nulla più da contare

nulla che mi leghi , niente roba

L’avere … il possedere ti trattiene

legandoti alle cose …. quasi fossero vita

Che porterai con te nel lungo viaggio?

Cosa ti servità … cosa potrà passar da quella porta

che non sia già con te?

Della saggezza hanno parlato in molti

in tutte le nostre lingue, da tutte le religioni

ma poi son lì … collezionando cose.

Son lì a piantar puntelli nella terra

a disegnar confini

ad inventar steccati

Chi non ha nulla ed ancor meno aspetta

chi cerca solo in quel che vede

in quel che gli sta intorno

vivendo pienamente la sua vita

chi vive oggi … ora , adesso e qui

quegli è il gran saggio!

Saggezza non accumula … lei cerca la bellezza

non vuole trattenerla … non la vende

attraversa la vita e vive fuori

non dentro a una fortezza

non costruisce muri

nulla possiede per cui nulla difende

Certo è molto semplice il parlare

nel farsi santi senza dimostrare

d’essere saggi, ma solo nel racconto

Altro è perder tutto … oppur lasciare indietro

restando vivi ed accettando il passo

senza provar rancore… in questo corpo

Altro è la vita… quando ti chiede questo

Come neonati fummo … così come nascemmo

nudi alla morte

ala

Quindi?! Corriamo

siccome lemning non badiamo ai dirupi

Quindi?! Corriamo

in questa nostra corsa senza senso

Contro-natura…competendo fra noi

Quasi ci fosse un premio

al di lè della porta della morte …

ma non per tutti

E noi corriamo

ma non sappiam per dove

come se il sorpassar qualcuno

fosse dovere

ed anche il senso stesso della vita

Combattendo nostre insulse battaglie

per nostri assurdi fini che noi chiamiamo fede

L’universo cammina del suo passo

non corre mai

accompagnando il tempo

Accarezzando e modellando

secondo i propri fini

Ma noi remiamo contro

noi siam padroni

noi siamo forti

noi siam figli di Dio …

soltanto noi … però nemmeno tutti

Stupida supponenza e tracotanza

La convinzione d’uomo d’esser centro

mentre noi siamo solamente parte

Baganamo l’anima nostra in umiltà

e forse capiremo …

quel che animale

semplicemente sa

ma senza alcun bisogno di sapere

che siamo parte … anche se siamo tutto

perchè ci siamo dentro

sole rami (1)

Molto meglio tacere … sì!

che non parlar del nulla

Sono già troppi e senza pietà

a riempir l’intorno d’aria inutile

appesantita da verbi e frasi fatte

…non voglio esser fra loro

lo sono già. .. più spesso

di quanto io non voglia

Son stanco di stoltezza

Stanco del Grande Nulla

Molto meglio tacer …l’abbiam già detto

Nel silenzio s’impara … anche si ascolta

il silenzio è umiltà …lascia lo spazio

Al mondo alle cose e alle persone

d’essere lì a narrar la propria storia

Dicono i vecchi … che il silenzio e d’oro

Il silenzio si riempie del motivo che canta il mondo.

La voce del Pianeta

Ascolta l’universo per stupire.

Perdono Amore del troppo mio parlare

forse nel fare starebbe soluzione

che le parole nascondono ed avvolgono

Perdonami Amore mio se la stoltezza

spesso mi prende e mi difetta l’ascoltare

Il maschio lo si sa e fanfarone…

ogni maestro ha detto e ripetuto

che dentro a noi, nel silenzio,

celata … sta in attesa la risposta

per afferrarne il senso

occorre concentrazione

perchè è un bisbiglio

non urla, non si impone

eppure parla abbastanza forte

per chi abbia imparato l’ascoltare

ALBERI

Nel Miglior mondo di cui voi ci parlate

il vostro “IO” fa la guerra e poi combatte

avido com’è per il potere e per l’affermazione

Voi che narrate l’inganno d’un amor che non vivete.

In quel che noi vediamo all’orizzonte … e dietro

L’io si dissolve in Noi

cercando l’anima ed ottenendo il cuore

cercando l’Uno… e il tutto.

In questo mondo fatto di competizione

fondato su sterminio ed abbandono

degli ultimi … degli altri … dei diversi

Di terra rubata e proprietà arbitrarie.

Noi crediamo nel cerchio e il femminile

Nella condivisione e la terra di tutti

Nel bene comune.

Quello che voi sfruttate e che vendete noi lo condividiamo

Come potremo sederci allo stesso tavolo?

Senza temere per noi e per il poco che ci lascereste da mangiare?

Senza che pretendiate ucciderci per questo

o perchè siamo troppi

o sol perchè vivendo noi occupiamo spazio?

Voi che per abitudine Alzate/alzaste l’ascia

piantate/piantaste paletti … urlando “Questo è mio!”

Voi che così funestate tanti dei nostri anni

con questa vostra storia e con la sua canzone

scacciando chi la terra l’abitava … per dichiararla vostra

a termini di legge

Scavandola e rubando i suoi tesori … come v’appartenesse veramente

quasi  non fossero un dono fatto a tutti noi 

Voi che chiamate questo Civiltà e Progresso.

Di nostro noi crediamo nello spirito

e diamo un altro senso alle parole

Noi confidiamo nell’ unità col tutto

Crediamo in quello ch’è circolare e orizzontale

Noi che la ringraziamo

Madre Terra per quel che ci ha donato e che ci dona

esaltando quel che dell’uomo è nobiltà … altruismo.

Quello ch’è solidale e condiviso

Noi che crediamo giusto d’essere, appunto, NOI!

Come potremo condividere il cammino

se il vostro fine è quel d’eliminarci … per farvi posto

Noi che crediamo d’essere parte e non padroni

Noi che pendemmo dalle funeste corde dei vostri linciaggi

donne … diversi …rossi, gialli e neri … eretici e pezzenti

Noi che popolammo i vostri roghi

nebbia

Di questa vita … che passa

in ogni giorno … un poco

un passo dietro all’altro e ti avvicina

a quell’antico luogo dove tutti andiamo.

Alla fine uguali … e nudi

così come siam nati.

Di quest’Amore che ci circonda

respira e vive attorno e intorno

così vicino … che siamo proprio noi

e non lo sappiam capire

e che non è passione … solamente

però la contiene

che non sale e non cala e che rimane lì

insieme a noi … per sempre.

Di questa voglia, che abbiam, di cambiamento

che ci accompagna ma che non ci conosce

perchè noi siamo sempre uguali … noi siam fermi

e non sappiamo andare … noi, con quel che scorre.

Di questo tempo ch’è il nostro

ma che noi abbiamo imposto all’universo intero

e l’abbiam chiamato scienza e postulato

come se fosse legge, però quel che sovrasta

che sempre ci stupisce, non lo conosce affatto

non riconosce queste cosucce d’uomo

guardare lontano

Continuiamo a parlarne

come sapessimo

come fossimo certi

che quel che supponiamo

fosse il giusto,

come ne avessimo assoluta sicurezza.

E ce lo insegnano

come fosse l’unica verità

e ce lo impongono

in una qualsiasi delle nostre lingue

Da uno dei nostri punti di vista

Come fosse vergato da mano divina

quello ch’è fantasia e supponenza d’uomo

E continuiamo a dire

come fosse verità rivelata

santificando profeti … crocifiggendo saggi

ed ancora vi parlo del divino

con la pochezza della mia intuizione

da quello che non so , da quel che sento

cercando dirvi che no!

Non v’è certezza

e non vi son parole d’uomo

che questa nostra scienza

è un primo passo

che quello che vediamo

è superficie

e che profondità stra dentro noi

Perchè noi siamo il tempio

e ce lo han detto

come la pietra, come il tronco spezzato

perchè parlar di questo?

Perchè rischiare il rogo?

Perchè se noi cambiamo. il mondo cambia

che la vera speranza è nello spirito

chè l’uomo evolve con l’immagine di Dio

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