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Augurandoviridere...salva la vita

d’aver dove cercarvi…

e soprattutto dove poi trovarvi,

chè non facile

e non è nemmeno detto.

D’avere un posto, un luogo,

un angolo,

dove trovare il senso a quel che fate…

e delle parole che dite

avere conoscenza

che è un regalo, forse il più gradito.

D’avere onore,

nel guardarvi allo specchio

e non tremare,

d’occasioni perdute e sogni infranti…

di vedere, sentire,

aver coscienza

altro non so augurarvi

forse non voglio. 

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diego

di Giandiego Marigo

Sono stato a lungo incerto sul come affrontarvi, sul come narrarvi questa piccola storia, poi ho deciso di farlo nell’unico modo, a mio parere, possibile, partendo da me e non per assurdo senso di vanagloria il che comunque , conoscendomi, potrebbe anche essere, ma per una forma di affetto, di correttezza, di amore nei vostri confronti.

Non so se vi racconterò tutto il percorso, per ora comincio a farlo, quasi per scherzare.

Inizio ringraziando, perchè è giusto farlo, voi!

Tutti!

Coloro che stanno profondendo lavoro ai banchetti, sulla rete, nei comuni di residenza, grazie per quest’impegno, grazie di crederci e di aver dato a me e ad altri la possibilità di essere “voce”, di riparlarne.

Vorrei spiegarvi cosa vorrei fare, se avessi la possibilità di proporlo davvero, per esempio, come consigliere regionale.

Io sono stato e sono, spero , un operatore culturale. Amo questa parola perchè è la definizione che dovrebbero avere tutti coloro che si piccano d’essere, produttori, pensatori, creatori d’arte. Sia essa letteraria, musicale, immaginifica o il compendio di tutto questo e qualcos’altro ancora.

Nel mondo nuovo che immaginiamo l’operatore culturale sa d’essere artigiano di qualche cosa di meraviglioso, ma pur sempre artigiano. Non crede di sé d’essere superiore o altro, d’aver diritto ad approfittare di un trattamento diseguale così profondamente lontano da chi fruisce del bene, pur importante , da lui prodotto…non pensa di sé d’essere un divo e un profeta, ma, onestamente, un operatore d’un meraviglioso strumento di condivisione e conoscenza.

È convinto che sia giusto ch’egli viva di questo , ma non che ne debba diventare ricco a miliardi.

D’altra parte, in questo mondo, egli può essere quello che, effettivamente è, un operatore culturale…appunto.

Oggi nel nostro paese non è così.

Oggi si spendono 100.000 Euro per un concerto d’un cantante famoso ad Anagni, ma non si vogliono dare 250, 300 ad un gruppo che suoni in un pub. Non ci sono posti veri per la musica live, non si creano opportunità a-sistemiche per gruppi emergenti, che dicano qualche cosa d’importante. Le regole del gioco sono quelle consacrate dello Star-system e del business oppure non sono.

La sin troppo breve stagione della “cultura alternativa ed altra” sembra essere scomparsa, insieme anche a quella che chiamavamo “cultura dominante”, che divora sé stessa in orrendo format televisivo.

Oggi si dimenticano musicisti importanti e validissimi per un passaggio ad “Amici” di Maria de Filippi.

Credo si debba trovare un compendio, un punto di incontro sul quale convergere, perchè questo paese abbia una opportunità culturale.

Ho molto lavorato sull’auto-produzione, sul kilometro zero, sui comportamenti, sui rifiuti zero…credo che alla cultura vada applicato il medesimo sistema, credo che l’idea, antica, del giardino dei mille fiori debba ritrovare ascolto, credo che la creatività e l’auto-produzione debbano trovare e ritrovare credibilità, così come i criteri che definiscono l’opera d’arte.

Oggi è un’avventura assoluta editare un libro, anche molto buono, produrre un progetto musicale, fare un’opera d’ingegno con l’immagine, tutto diviene epico, o peggio banale, vuoto, formattato.

Voglio lavorare per produrre opportunità, per creare circuito, per aprire strade che non siano, necessariamente l’adesione pedissequa ad un modello al ribasso, idee che permettano per esempio l’emersione dell’universo Indi ed auto-prodotto, che tanto ha da donare a questo povero paese, senza speranza e senza visione.

Voglio lavorare sul no logo, sul sogno dei molti che vogliono fare “cultura” e non solo intrattenimento.

Voglio ritrovare e rilanciare quella volontà di auto miglioramento di crescita interiore, di rinnovamento dei costumi e dei comportamenti che fu embrione di tanto “pensiero altro”.

E non perchè “Altro” sia indispensabile e discriminatorio ma perchè è , invece, produttivo, fecondo.

Altri comportamenti, sottintendono altro pensiero, altra cultura, altro modo di guardare il mondo che ci circonda…il coraggio di discutere quelle cose scontate che ci portano a pronunciare una frase che ho sentito tanto ripetere ai banchetti in questi giorni “Per diventare importanti bisogna sporcarsi le mani”.

Anche questo è uno dei motivi per cui sono qui con M5S, perchè di questo si può parlare, rischiando d’essere ascoltati. Io ne voglio parlare con voi! Perchè senza una nuova filosofia comportamentale e senza una cultura che la sottenda non si opera alcun cambiamento.

Con affetto, a presto

il-dubbio-2

di Giandiego Marigo

 Sono 23 i candidati che SEL metterà in lista alle prossime elezioni senza passare dalle consultazione della base.

Tra questi: Roberto Natale (presidente Fnsi), Laura Boldrini (portavoce commissariato Onu rifugiati), Giorgio Airaudo (Fiom), Giulio Marcon (portavoce ‘Sbilanciamoci’), Giulio Volpe (rettore università di Foggia), Pape Diaw (portavoce comunità senegalese Firenze), Ida Dominjanni (giornalista del Manifesto), Monica Frassoni (Verdi ue), Giovanni Baruzzino (uno degli operai Fiom della Fiat di Melfi licenziati dopo il referendum su Fabbrica Italia), Francesco Forgione (ex presidente antimafia), Celeste Costantino (attivista femminista e antimafia).

Continua in questo modo l’uso di nomi famosi e facilmente ”giustificabili” per “dare ragione” di una malformazione della politica rappresentativa e giustificare poi i restanti 11, ma soprattutto il listino degli intoccabili dell’amico e cugino maggiore il PD capofila dell’allegra banda.

Un discorso molto complesso per il quale, il fatto che siano persone, presumibilmente per bene, visti gli incarichi e le professioni, parrebbe giustificare una scelta sbagliata? E coprire la qualità dell’errore di fondo.

NON CREDO!

L’impostazione la scelta metodologica divengono cultura e scelta di campo. Fare cose sbagliate con le persone giuste, ammesso che lo siano, non significa che le cose che si fanno siano meno sbagliate.

La medesima logica viene adotta in Lombardia, per cui il fatto che Ambrosoli e Di Stefano siano degnissime persone dovrebbe giustificare un’accozzaglia in piena contraddizione, senza basi comuni, che va verso obbiettivi e visioni completamente diversi. Senza discutere minimamente la qualità della politica che fanno ed accettandone risvolti ed implicazioni.

Addirittura nelle intenzioni questa massa inconcludente, con valori completamente diversi alla base dovrebbe essere il “veicolo del cambiamento”…come potrebbe?

Oppure il medesimo ragionamento per il quale l’opposizione al dittatore di turno giustificherebbe un’alleanza con una presunta fascia di moderati (mai meglio identificata) o con il diavolo stesso.

La ragione per cui , a suo tempo, sbagliando, Di Pietro chiese a Grillo di non rompere il fronte dell’intransigenza anti-berlusconiana.

La misura del cambiamento non sono le chiacchiere ma i comportamenti e la strada per la “ri-evoluzione” passa dalla modificazione dei rapporti con e del potere.

La cultura altra che sottende il cambiamento nasce da premesse differenti, da rapporti di potere diversi, dal rifiuto delle logiche del potere e la sua cultura, accettare le regole del gioco, significa accettare il gioco, nella sua sostanza e farlo significa, alla fine, accettare l’idea che una cultura ed un modo diverso di rapportarsi siano impossibili. Che sia possibile, per contro, anzi che sia l’unica strada del possibile il miglioramento del “miglior mondo auspicabile” emendandolo

E si torna qindi a quell’unico pensiero ed a quell’unica cultura praticabili attorno ai quali si unisce l’accettazione di fatto e l’asservimento al sistema.

Così ci fottono ed eternamente lo faranno.

Allearsi con il diavolo significa diventare il diavolo…sempre.

Ed è ancora questa tendenza all’uso parziale alternativo (chi ha attraversato gli anni 70/80 ricorderà questo termine…modulazione d’una sconfitta culturale), all’emendamento dell’emendamento a creare i presupposti di quasi tutte le ri-evoluzioni interrotte, abortite, fallite.

Quasi sempre, subdolamente il modello di “cultura dominante” che era uscito dalla porta rientrava dalla finestra…e non come forma “reattiva”, ma come necessità giustificabile, come esperimento controllabile, come emendamento accettabile, COME FORMA DI COMPROMESSO CON IL POSSIBILE.

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Chiudiamo gli occhi

il cuore ben serrato
di fronte a quel che avviene.
Laviamoci la coscienza
col non sapere
con il passar di lì per caso
quasi fossimo noi i migranti
gli zingari…i poveri, i deportati e gli ultimi
d’una morale stracciata, d’un pensiero difforme
Non guardiamo alla Grecia
non guardiamo alla Spagna
non guardiamo nemmeno a Lampedusa
noi non vediamo niente
noi siamo ignavi
non c’entriamo, non è nostra la colpa
non sta nei nostri eccessi
i nostri vizi non c’entrano con questo.
Siamo perbene
siamo puliti, asciutti
c’è già poco per noi, come possiamo dare?
E non vediamo, come non vedemmo
E non guardiamo come non guardammo
copriamo d’ipocrisia
quel che pensiam bisogno
Mentre il mare ci affoga la coscienza
dall’adriatico, dal Tirreno…tutto il mediterraneo
ormai e fatto di pianto e lacrime…e dolore.
E l’urlo non arriva al nostro nulla.
Non è mio il dolore…
non qui da me che non ho nulla
cercatene quindi altrove…
qui non c’è posto
D’Europa e d’una civiltà perduta
d’un trauma mai sopito e di quei campi
che sempre reinventiamo
che occhieggiano e rispuntano
nella nostra coscienza, mai pulita.
Viviam la rimozione fingendo di non vederla
APRI I TUOI OCCHI E GIRA LA TUA TESTA
Guarda la Grecia e vedi anche la Spagna
spingi il tuo sguardo sino in fondo
al mar di Lampedusa
Guarda quell’Adriatico
un tempo solo mare di vacanze
Se tu facessi questo
forse vedresti
magasi potresti anche capire
Mentre ad Evros si consuma la vergogna

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DELLA VERGOGNA,
per il rilancio
della sovranità popolare"
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