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frugare

di giandiego

Non è, si badi, una perorazione da Francescano o da Comboniano, bensì un criterio oggettivo.

La dimostrazione di questo assioma è quotidiana, nell’egoismo diffuso del materialismo consumista, nell’insensibilità incosciente di chi non ascolta o accoglie con fastidio le dimostrazioni pratiche della povertà. Nel blearismo ipocrita che gradulamente scivola in difesa di chi possiede qualche cosa.

Bene lo sanno quei personaggi “d’oro bolognese”, falsi progressisti e finto compassionevoli quali, ad esempio la sindaco di Roma ed i suoi consimili, con i suoi provvedimenti anti-povertà ed il sempre più diffuso e strisciante spirito xenofobo che li contraddistingue in modo graduale ma sempre più evidente.

La povertà vera non è nulla di tenero, nulla di commovente. Nulla che sia facile o piacevole da descrivere. È, anziché no, umiliante ed omicida … suicida anche a tratti.

Fra le sue pieghe si può certamente trovare spiritualità e saggezza (io l’ho trovata) ma si deve esservi predisposti, sin da prima ch’Essa si occupi di voi.

Quando lo fa si prende tutto, casa, possedimenti materiali, salute, orgoglio e dignità e riconquistarli ha il prezzo della tua vita stessa … e forse qui la chiave d’un eventuale saggezza.

Nulla da perdere, nulla da conquistare, nessuna credibilità, nessuna prospettiva … ed allora vedi il mondo per quel che è, cogli le maschere e vedi il perbenismo di maniera … le recite ed i teatrini, soprattutto se hai la sventura d’aver qualche cosa che ti permane nell’anima e nel cervello.

Perchè vi parlo di povertà, perchè sono povero ed io la capisco.

La povertà è denti rotti e mancanti, cure negate, malattie endemiche trascurate e lasciate correre, La povertà è l’essere indifesi di fronte all’abuso. Il dover chiedere quel che si sa verrà probabilmente negato. Il lasciar scorrere su di te la prepotenza del sitema. É alienazione, esclusione … a tratti follia e disperazione. È un lungo cunicolo senza uscita … un tunnel dove la speranza muore e si azzera, dove le prospettive divengono piatte ed inutili. Dove il futuro s’annulla e diviene paura.

Nulla di poetico quindi ed il trovare poesia deriva dalla compassione che hai già, non da quella che troverai intorno a te … perchè nessuno realmente te ne darà, se non formalmente … per il semplice fatto che non capiscono, non sanno davvero con cosa hanno a che fare.

Non lo sanno i politici, non lo sanno gli ecclesiastici o i finto santoni, né gli sbirri ed ancor meno lo sanno i giudici, sempre pronti a condannare il furto di una mela.

Non lo sanno i pietosi, pelosi , perbenisti … i caritatevoli piccolo borghesi annoiato-buonisti. Ne sanno poco e poco ne comprendono persino gli addetti ai lavori.

Solo i poveri, capiscono realmente la povertà, bisogna provarla per sapere davvero cosa sia, come essa divori morale. etica e dignità, come essa azzeri ed annulli tutte le chiacchiere inutili fatte intorno ed attorno a lei.

Certo a volte da lì escono grandi pensieri, ma nessuno li ascolta davvero, state tranquilli. Fingono i più. I compassionevoli veri sono pochi, pochissimi … quelli che capiscono persino meno.

Perchè un povero non è credibile, non potrebbe mai essere un intellettuale, quando mai? Assolutamente un saggio poi, perchè? Uno scrittore vero, non uno scribacchino, un poeta? Non diciamo stupidate.

Gli attestati accademici sono , nella stragrande maggioranza dei casi, anche indici di benessere …fortunatamente le Alda Merini i Van Gogh sono episodi, per altro artificiali, tenuti dov’erano per aumentare il loro valore post-mortem ed erano comunque grezzi, d’ispirazione repentina, non di sostanza.

La povertà è legata nella filosofia corrente all’ignoranza, alla stoltezza, all’alienazione. Ed oggi più che mai essa viene vissuta e descritta come una forma di colposa e degenerante di auto-esclusione, quasi fosse scelta cosciente.

Non parlate di povertà se non sapete … e soprattutto a voi politici, non irridete con le vostre iniziative ridicole ed la vostra patetica e distratta attenzione qualche cosa di cui non avete alcuna intenzione di scrutare la profondità … che non vi interessa, che vi spaventa, che rappresenta un peso inutile nel vostro Risiko delle Strategie. Che non produce voti, soprattutto, perchè ai poveri, diciamolo, basterà un pacco di pasta ed una carezza a tempo debito, sotto elezioni, oppure 80 euro restituibili dagli incapienti (che così diverranno anche evasori e debitori nei confronti dello stato e quindi i delinquenti che sono in potenza) … ed è meglio così, un comodo esercito di indebitati, che sarà facile chiamare evasori, celando così i veri evasori miliardari … un mondo di morosi, incapaci di difendersi realmente (gli avvocati e gli esperti di burocrazia costano) , da additare come causa di tutti i mali. Perchè per dirla con Briatore (personaggio d’assoluta credibilità , non credete?) “I poveri non danno lavoro”

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papaveri-iiii

di giandiego

Nel parlare di politica e comunque di cambiamento o rinnovamento nel sociale; soprattutto quando ci si inoltri nelle “ragioni ideali” (sebbene ormai davvero pochissimi abbiano numeri e ragioni per farlo) di quel che si dice e/o si fa, i riferimenti storici e le citazioni si sprecano.

Se fosse solo per la mole immensa di richiami al pensiero di grandi del passato di cui si fa spreco … bèh avrebbero tutti ragione e non si comprenderebbe come mai, nella pratica, in così pingue ammasso di buone idee e di ottime intenzioni possa produrre risultati moralmente, eticamente e spiritualmente così miserabili. Quali la politica dell’oggi in Italia, in Europa e nel Mondo riesce, implacabilmente, ad ottenere.

Non solo, nello specifico parlando d’alternativa sistemica, cioè del “cambiamento di paradigma”. di quell’evoluzione spirituale e pratica di cui tutti, ma davvero tutti, ormai si riempiono la bocca, non si comprenderebbe la atomizzazione (frammentazione è definizione blanda)infinita e perenne che è pratica normalizzata di quello che dovrebbe essere il “fronte progressista”.

Ammesso di voler omettere (fingendo bellamente che non esista una Èlite che la pratica quotidianamente) da questo discorso e solo per un momento la realtà della divisione in classi. Anche limitando il confronto ad un banale “progressisti vs. conservatori” … resterebbe, comunque una divisione drammatica e triste in mille ed un rivolo.

Tutti questi rivoli, l’immensa mole di queste scuole di pensiero hanno riferimenti comuni. Nella compulsione delle citazioni farebbero  e fanno riferimento, ben più di una volta, a dotte analisi e ad accadimenti storici molto, molto simili, se non addirittura eguali.

Eppure, nel qui ed ora, di fronte alla quotidianità ed all’azione reale … ad ogni tre persone d’AreA che si incontrino per cooperare corrisponderebbe prima o dopo una scissione.

Per carità! Ve ne sono alcune, nella storia ed anche nella contemporaneità, che hanno ragion d’essere, anzi sono doverose. Però resta il dato dell’incapacità ad essere Fronte. Non sto parlando solo di lotta, di epiche discese in piazza di masse compatte, di fronti popolari tesi verso il sole dell’avvenire … no!

Parlo anche e più semplicemente di “masse critiche” che con la loro volontà creano spostamenti nell’opinione, dando propulsione e stimolo all’ipotetico confine della civiltà. Verso tappe e traguardi di elevazione ed acquisizione di autonomie e libertà. In difesa ed implementazione di diritti universali e fondamentali … verso una umanità più elevata e migliore.

Parlo della libertà di pensiero e dell’influenza reale e sovranità che un popolo opera con la propria volontà sulla politica e sulla realtà storica.

Parlo di quella pulsione, non necessariamente violenta, ma sempre pregna di forza reale, che produce i veri cambiamenti. Quella che ha fatto scrivere e cantare “La Storia siamo noi”.

Spesso gli inventori di rivoletti, i leader carismatici di gruppuscoli atomizzati momentaneamente e strumentalmente uniti, sono dotati di grande dialettica e di acume storico.

Si sprecano nella citazione di questo o di quel saggio, di questo o quel guru o santo a controprova e certificazione del proprio diritto ad essere gli unici portatori di fiaccola.

Perdendosi ed avvalorando le ragioni delle proprie eccezioni dal vicino e similare, proprio in virtù della corretta interpretazione di questo o di quel pensiero.

Dimostrando tutta la tragica e condivisa incapacità degli esseri umani a rendere le cose comprensibili e ad accettarne la semplicità.

L’ho detto spesso in questi anni, nelle istanze infinite di una ricerca di unità che nessuno realmente voleva, lo ribadisco. Lo “stare insieme” il “fare fronte” non dipende, fatte salve alcune premesse fondamentali ed irrinunciabili, da profonde e dottissime analisi comuni. nè da geniali idee di raffinati e colti intellettuali d’area. Dipende, quasi unicamente, dalla volontà, dalle premesse, dall’assumere l’unità nella chiarezza come valore fondamentale e portante.

Quanti partiti personalistici ed infinitesimali pseudo-comu-socialist-progressisti calati dall’alto dovremo vedere, ancora? Prima di comprendere che il cambiamento vero produce da sé stesso le proprie idee, i propri riferimenti ed i propri leader.

Che premettere degli interessi di gruppi d’influenza serve solo a ricercare l’ennesimo fallimento?

Quante lotte fra bande, fazioni congressuali, piccoli complotti estemporanei da operetta, quante alleanze di comodo e di periodo temporizzate dovremo subire prima di crescere davvero?

Parlo per tutti, anche per me, anche per noi … anche per la fazione, che pur ritengo sensibile, intelligente e saggia a cui appartengo.

Quanti dotti riferimenti, quanti saggi … analisi comparate dovremmo operare prima di cercare l’assoluta semplicità del cambiamento reale e veramente progressivo.

Prima di comprendere che premettere condivisione, orizzontalità, solidarietà, compassione, anticapitalismo ed antiliberismo, socialismo è più che sufficiente, anche se indispensabile.

Che modificare partendo da noi è, in realtà, semplice come una “scelta di vità” e che l’ascolto, la disponibilità, l’accettazione dell’altro, pur nella chiarezza delle differenze fra chi costruisce ponti e chi invece muri … sono complementi fondamentali.

I libri, le elucubrazioni … i dotti riferimenti … il passato, vanno certamente studiati e tenuti presenti, fanno parte del bagaglio, ma non sono tutto il bagaglio.

Non devono essere un peso ed un limite, ma un sollievo ed un aiuto.

Il Qui ed Ora è adesso … ed il mondo si cambia esattamente qui non ieri e nemmeno domani, con la semplicità di cambiare noi stessi.

controlucef

di giandiego

È funzionale al gioco micidiale di chi detiene il vero potere nel mondo che ognuno sia schierato in un piccolo campo, delimitando il proprio intorno a suon di cazzotti … tifoso della propria fazione, perchè è dell’energia che scaturisce dallo sfregamento di queste fazioni ch’essi vivono, anche.

Delle armi vendute a ciascuno dei contendenti, le stesse … per la difesa insulsa di verità diverse ed ugualmente parziali ed inventate apposta perchè si perda tempo e vita a difenderle.

Loro vivono dell’economia costruita sulla paura (della morte, della malattia, del nemico, del diverso, dell’altro, della perdita … della povertà, del bisogno, della rabbia crudele di una divinità inventata) e sulla necessità di difendere la propria inutile e farsesca “proprietà privata” i propri valori appiccicaticci e raffazzonati intorno a false bandiere.

Loro (questi loro che alla fine in un modo o nell’altro siamo sempre noi, basterebbe volerlo) che possiedono il mondo ragionano su di noi come con i piccoli carri armati diversamente colorati d’un Risiko impietoso

Dove morti, feriti e nazioni perdute o conquistate sono solo statistica.Dove la vita e la morte fan parte d’un gioco a dominare, d’una stupida gara a chi è più forte o ce l’ha più lungo . Il tifoso però questo non lo sa … o non lo vuole sapere (in realtà l’evidenza è lì, basterebbe guardarla), finge di non vedere ciò che è evidente per lui conta solamente la bandierina insulsa della sua fazione ed è tanto più sciocco, ridicolo e tragico che sia così, facile, vedere quel che è evidente .

Tanto facile quanto lo è negarlo, lasciandosi andare all’ipnosi ed al non-pensiero che sorregge ed assopisce il dolore della coscienza, illudendosi di vivere il miglior mondo possibile.

A chi guadagna su tutto va bene così , non importa affatto chi sia il terrorista, l’importante è che ci sia e che faccia paura. Non è affatto importante sotto quale bandierina del cazzo, compia la propria tragica, assurda impresa, anzi se gli mancasse una qualsiasi bandiera, gliela regalerebbero … cucita e colorata per l’occasione. Inventando per lui confini e campanili … ragioni per cui morire e frontiere invalicabili da difendere … qualche divinità gelosa e crudele da glorificare

Suvvia un nemico da odiare non si nega a nessuno, una bella fazione contraria da distruggere fa bene al mercato.

Nulla rilancia un’economia meglio di una bella guerra … ancor meglio se butta giù tutto. Non importa per chi muore … l’importante è che non manchi mai un Kamikaze disposto ad immolarsi per un’assurdità qualsiasi.

Perchè questo è il Sistema … questo è il migliore dei mondi che li ha fatti così ricchi e sempre questo è l’Unico Mondo Possibile che li manterrà dove sono.

straccio

di giandiego

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto ed allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando Masse Critiche e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obbiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema. Leggi il seguito di questo post »

io

 

Quello che posso … che voglio augurare

è che l’onda vi colga cambiando insieme a voi

l’intorno e il dentro

perché nulla si muta quando l’anima tace

Vi sia propizio il passo e che s’impari

sì dal bello ed il brutto così come il difficile

che è comunque sempre quel che ci tocca

che in ogni passo fatto noi cresciamo

Che lo spirito vostro cerchi gioia

guardi passando e nel frattempo viva

Quel che vi voglio dire è Buona Vita

che dell’augurio rituale da me farete senza

Quel di cui sto scrivendo è un’altro anno

qui, sulla porta e lo vivremo insieme

cercando sempre il nuovo … il bello ed il civile

si che l’umanità s’appresti a un altro passo

lemmings-copyarchingoffacliff

Ballando sopra al baratro

stolti, superbi … assenti

incauti perigliosi … nell’intorno silente

E’ il ballo dei dementi al convegno dei pazzi

il racconto è deformato … non se ne afferra il senso

l’importante è si creda alle nenie del potere

Torre di Babele … confine della sapienza

sordi, ritardati, scatole d’incoerenza

tutti parliamo assieme smuovendo solo l’aria

pulpiti d’ignoranza altri pensan per noi

imboccandoci la vita ci insegnano la strada

armandoci la mano vestendoci da crociato

giocandoci la partita sino all’estremo limite

silenzio cerebrale mozziconi di pensiero

non serve per ballare conoscere la canzone

come buratti danzano sull’orlo della vita

balliamo intorno al baratro e non sappiamo perchè

Un piede posto è in fallo!Dentro allo stesso nulla

senza guardarci attorno! La mente ottenebrata

accompagnati all’ara bestie sacrificali

applaudendosi il sangue santificano l’assassino

vuoto della coscienza … anime silenziate

un cristallo scompone il senso delle cose

rimandandoci musica a nascondere verità

Forse c’è un messaggio

in una bottiglia vuota d’un mare senza approdo.

La marionetta danza e danza il burattino

Cadono le città crollando sulle mura

interi imperi crollano e muoion gli imperatori

solo il sapiente osserva dall’orlo di conoscenza

temporale(f)

Di conoscenza scivolano a dense gocce

sopra vetuste corazze fatte di supponenza

di un’antica superbia che guardandosi

dentro allo specchio, ride di sè

forse piangendo … e lentamente muore

sfiorendo, accartocciandosi … senza nessun rumore

Cercando il senso e il limite, trovandovi l’insipienza

d’inutili e d’ingenue … di stupide parole

di frasi dette e scritte …

che non lasciano alcun segno

Son scritte sulla sabbia e dentro l’acqua

di tempo perso, speso a riempire il giorno

dell’incapacità del presentare

Cose non lette … come non esistessero

Ed ancora resti lì a cercarne il senso

dove non serve più … la conseguenza inutile

Di regole e vecchie cattedre

che s’ascoltano fra loro … compiacendosi

che hanno serrato l’arte in una scatola

Che quel che resta è noia … diletto e gioco

inutile linguaggio da dozzina

e la ripetizione, i vecchi schemi

romanticismi inutili

dove non c’è più tempo …dove non c’è più spazio

non per tutti

linguaggi da iniziati

o li conosci o muori

metriche e variazioni

che superan le parole

ed anche dei contenuti fan giustizia

sino a divenire di per se stessi il senso

Perchè in fondo del dire

s’è già detto, di quasi tutto

Con questo me ne vado

nel posto che mi spetta

fra quelli che non contano

sì proprio là … da dove son venuto

l

20150328_142247 (1f)scritto a quattro mani da Rosa Bruno e Giandiego Marigo

Questo mondo (il sistema che lo sostiene e lo impregna), divide … arbitrariamente, artificio-samente. Ha bisogno di farlo per reggersi in piedi, per giustificarsi e collocare il potere dalla parte della ragione.

Divide fra bianco e nero, fra buono e cattivo, fra sano ed insano, fra normale ed anormale… fra torto e ragione.

Questa divisione è arbitraria, non oggettiva, non può esserlo perchè le cose sono… così come sono, vanno così come vanno e l’uomo ne è parte non creatore, sebbene il libero arbitrio gli permetta di decidere sul come attraversarle, ma esse avvengono, senza necessariamente una connotazione, senza un colore. Le responsabilità il più delle volte sono collettive o peggio mosse dai pochi per il dominio dei molti. Ciò nonostante il karma ed il destino hanno il dominio degli avvenimenti… al di là delle malevolenze e delle cattiverie.

Facciamo così, dividendo e catalogando, persino con l’immanente ed il divino ed allora per un Padre Benevolo e bianco barbuto o per un Dio degli Eserciti, onnipotente e severo, dobbiamo contrapporre forzatamente un Belzebù, un Satana, malizioso e malevolo, crudele e tentatore personalizzando, umanizzando, abbassando al nostro livello ciò che ci sovrasta.

Abbiamo assolutamente bisogno che qualcuno abbia torto per poter avere ragione, per dire a noi stessi che siamo nel giusto, che il nostro è il migliore dei mondi. Certo pecchiamo, sbagliamo e cadiamo, siamo umani, ma siamo dalla parte del bello del buono e del santo… e ci pentiamo… e ci perdoniamo.

Tutta la sovrastruttura sociale è costruita affinché ci sia qualcuno che faccia la parte del cattivo, del babau, del pazzo, del criminale, del folle… lavandoci così la coscienza ed esimendoci dalle responsabilità ed abbiamo un criterio del tutto opinabile nel decidere chi sia il Mostro di Turno, un criterio strano per il quale lo sterminio perpetrato da Adolf Hitler e dal nazismo, di 6/7 milioni di persone (per carità terribile ed infame) è deprecabile, orrendo… terrificante ed inumano, mentre lo sterminio metodico di 230 milioni di nativi americani è giustificabile, storicamente inevitabile, l’eliminazione e l’oppressione quotidiana, calcolata e centellinata del popolo palestinese, addirittura normale. L’eliminazione fisica del popolo kurdo, non segnalata, dimenticata, omessa… un bambino siriano vale molto, molto meno di uno occidentale e bianco.

La nostra moralità pone dalla parte del torto chi meglio ci comoda e soprattutto quando questo ‘fa gioco’ al potere o a chi racconta la storia (che poi sono la medesima fonte).

Quanti roghi, quante forche improvvisate… quante lapidazioni o esecuzioni sommarie in nome della Ragione e del Torto? Quanti pubblici processi, quante gogne?

Quanto pensiero omesso, marginalizzato, non narrato in nome della normalità, del buon-pensiero, della lotta contro l’anormale, il folle, il blasfemo, l’eretico.

Quanta civiltà buttata, non pervenuta, dimenticata e proibita in nome di quello che è buono e di quello che è cattivo… di quello che è giusto o sbagliato.

Abbiamo inventato leggi umane e divine per giustificare le nostre dicotomie… abbiamo riempito libri attribuendoli all’ispirazione quando non addirittura alla dettatura diretta del ‘divino in persona’.

Va detto per amor di verità e di chiarezza, che qui nessuno aspira ad una società immorale o senza freni… esistono, per carità, convenzioni ed Accordi fra Uomini che permettono la convivenza, esiste il bisogno spirituale, esiste quel che è naturale e quello che non lo è. Così come esiste l’oscurità e la luce, ma tutto è parte del medesimo ‘Universo’.

Sono aspetti della stessa fonte che è quello che ci circonda e ci sovrasta, ma l’umanità ha bisogno di avere una rotaia sulla quale scorrere, un indirizzo e magari anche qualche direttore che bacchetti sulle mani chi non sta al gioco, ma soprattutto ha bisogno di giudicare, di condannare, di umiliare…  di punire.

Ha bisogno di sapere che chi non si adatta, non si uniforma alla norma verrà duramente perseguito, possibilmente ammazzato.

Questo è quanto e questo siamo noi, tutti, chi più chi meno, nel nostro faticoso cammino verso l’illuminazione e la tolleranza, verso la compassione e la condivisione, che pure ci apparterrebbero per nostra natura ma che neghiamo, risolutamente. Perchè l’affermarli ci creerebbe un problema serissimo con le impalcature e le sovrastrutture che ci siamo, nei secoli, costruiti attorno; ci creerebbero problemi con la gestione compulsiva dei nostri sensi ci colpa, che sono il pane farlocco ed avvelenato -ma quotidiano- di cui il potere ha insegnato alle nostre anime a nutrirsi.

Sedersi con il torto

Cercammo davvero

qualcuno, disposto a sedersi,

a vedere se stesso

dalla parte del torto.

Non solo a parole, non vuote canzoni,

non storie né fiabe.

Trovammo sepolcri imbiancati

Studenti, avvocati,

mercanti ed attori

Due guitti da strada.

Trovammo i togati…e gli imparruccati

cercando qualcuno disposto sedersi

laddove scottava.

Trovammo i censori … ed i preti,

con quattro esorcisti e due inquisitori

Trovammo le piazze gremite

vestite alla festa, la messa e l’aperitivo

Trovammo sapienti…icone e santini.

Veline, Anchorman…bandiere e fanfare.

Trovammo nei confessionali le file di gente

già pronte a pagare il pedaggio…

un pater, tre ave…un lauto compenso.

Indulgenza plenaria

Castelli di carte ed il vuoto racconto.

Trovammo il pensiero comune,

la gente perbene…ragazzi e ragazze

e vestiti firmati…la danza

oggi è un minuetto, domani il foxtrot

E il torto…in un angolo scuro, sedette da solo

 

papaveri f (1)

Abbiamo sognato … inutilmente

un mondo senza confini

Per scoprir dopo dentro noi …invalicabili

frontiere, muri e guardiole… sentieri di filo spinato

Nell’anima nostra d’uomini chiusi in scatola

cervello e cuore ed anima son li per difendere il possesso

per cimentarci eternamente in quella gara inutile

del gioco più forte e del più furbo

superbi e tronfi del nostro grande nulla

Quello che viaggia oggi senza pagare dazio

è Il Dio Denaro … L’unica cosa che conti

giocar con il potere ed inventar monete

Qui si svendono sogni e speranze

mettendo all’asta persino propria anima

Siamo noi quelli quotati sul mercato

.. spendibili in borsa è la finanza dell’immaginazione

ma solo loro è fantasia e quel che vale altra non pesa …

è solo un’illusione oppur follia … stato di malattia

I numeri veri son quelli del potere

Ogni altro racconto è un’invenzione …

speculazione priva di costrutto

Quello che conta veramente è il loro mondo

la loro descrizione, noi siamo accadimenti

numeri d’una statistica

danni collaterali al massimo

nel nostro cielo campeggia il loro sole

cerchiamo il sogno dentro noi

ch’è ancora vivo … e insieme a lui troveremo ribellione

mulinoepapaveri f

Da qualche parte piove sempre

il 25 Aprile

che siano lacrime versate su quei morti?

Sul loro sacrificio

per quel futuro che non fu

Per quello che non si fece

per quello che si dice … oggi

nascondendo anche a sé stessi

il vecchio orbace?

Piove e ci bagna

ma ogni anno siam qui

sommersi dalla retorica

delle camicie bianche inamidate

per ricordare

quel che non è solo memoria

ma ch’era impegno

Per riparlare di ciò che noi

oggi

non rifaremmo mai

Insieme a quelli che l’orbace

lo nascosero davvero

travestendosi al meglio

continuando semplicemente a comandare

o ai loro figli vestiti della festa

cresciuti a quella scuola

Fascismo dell’anima

il più insidioso e triste.

È quello che ci avvolge nelle case

dalle televisioni

da quei valori incerti e titubanti

dal non sapere che parte siamo

e su che sponda stiamo

Partigiani del nulla

siamo la zona grigia

voliamo sopra

né destra né sinistra

e l’egoismo corrode i nostri cuori

la nostra porta è chiusa

ed il possesso e la competizione

D’altra parte piove sempre

il 25 Aprile

forse qualcuno piange quel che siamo

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