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di giandiego

Ne parlo spesso ultimamente, il richiamo all’attraversamento biblico (forse mai avvenuto, per altro) è evidente.

Il mio deserto però non è solamente quello della mera partecipazione pseudo-politica … esso è conseguenza e non motore, in realtà la partecipazione avviene, per ragioni sbagliate a mio umilissimo ed inutile parere, ma avviene.

220.000 ad un concerto, più annessi e teledipendenti non possono essere ignorati. Le file infinite con campeggio agli outlet o davanti ai grandi rivenditori di tecnologia, nemmeno. Il popolo del tifo calcistico o quello dell’adorazione iconografica del guru infallibile di M5S ancora meno.

I francesi e gli Italiani sulle strade del Tour o del Giro … sono lì a dimostrare che la gente c’è ed esce dalle sue case.. Salvo poi essere quegli stessi che lincerebbero un nero solo per il colore della pelle e sulla base di un equivoco e che omettono di difendere i propri diritti calpestati.

Un poco come i popoli che riempivano le piazze dei tiranni 900centeschi o quelli moderni che cacciano gli stranieri, naturalizzati e nel pieno diritto, dalle case popolari a Tor Bella Monica. Ci sono quindi anche se per ragioni terribilmente stupide.

Il mio deserto è molto più sottile, terribile e persistente ed è legato alla coscienza, ai valori, alle scelte di vita. Della visione del futuro e del presente, delle speranze che si covano in petto e che a volte si condividono con altri in cerchio … o anche solo passeggiando per le strade di una città.

Il mio deserto è quello del sentire comune, che ignora il Congo ed il dramma eterno dell’Africa provocato dalla nostra arroganza e dalla volontà, genericamente occidentale, bianca e primomondista di permanere nei propri sprechi e nella propria ostentazione di benessere formale.

Il mio deserto è quello di quel che si dice e si fa, quasi senza sapere, inconsapevolmente bevendo un caffè in una mattinata qualsiasi … o in Lunedì ipotetico di una qualsivoglia settimana dell’anno. È fatto di discorsi e luoghi comuni, di frasi fatte ripetute all’infinito … è il deserto della propaganda sistemica, delle teorizzazioni di Goebbels, che con la sua ombra nefanda aleggia sulla modernità.

Il deserto ch’io temo è spirituale, costruito sulle convinzioni dogmatiche di religioni preconfezionate inventate e volute dagli stessi che inventarono la Guerra. Il senso è ovviamente metaforico non sono un imbecille che pensa ad un uomo che l’abbia davvero inventata.

Guardandomi attorno mi vedo, troppo spesso solo, e la condivisione eventuale e, sempre più spesso parolaia e formale … vuota ed occasionale, legata al momento, anzi addirittura all’incontro accidentale, virtuale o meno. Un tempo le si chiamava parole di circostanza … chissà come le definisce oggi la modernità.

Attraversare il deserto, nella metafora biblica, il popolo d’Israele non lo fa da solo, individualmente, ma in gregge (certo l’idea razziale di superiorità e legame univoco al divino è sempre presente, ma non ci avrebbero scritto un libro altrimenti) Oggi non ci è dato nemmeno quello, perchè sin troppo spesso le condivisioni di percorso sono persino più formali delle parole di circostanza che prima citavo.

La realtà oggettiva, cui si richiamava spesso Stalin per giustificare sé stesso, impone questo viaggio, ma l’aridità dell’intorno è tutta nostra, personale ed interiore. L’assenza di oasi o di gioia … o più semplicemente di una condivisone compassionevole, così come la mancata nascita e crescita di comportamenti altri e diversi da quelli del sistema … dipendono da noi e siamo sempre noi a negarceli. Noi a svuotare del senso spirituale ed ideale i nostri convitti, noi ad affidarci al pragmatismo dogmatico e sterile nelle nostre polemiche … Noi ad ignorare i contenuti , il senso, l’essenza e lo spirito nelle scelte che operiamo e melle strade che intraprendiamo. Noi che non parliamo mai di noi, ma sempre d’altro d’esterno, economicista, formale e strutturato … lontano dal senso del nostro camminare sulla sabbia.

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Son piccoli … quei passi, che compie civiltà

Uno va avanti e tre tornano indietro

Flusso e riflusso sì, come un respiro della Storia

ansito di coscienza mentre lo spirito, permane lì!

Sin troppo spesso immoto, fermo e non cresce

Eppure lo sappiam, cresce da dentro

quello che conquistammo nasce in noi

Piccoli passi che quasi non li vedi

però li senti, attorno …

Oppure c’è il silenzio ed è l’assenza, il vuoto

silenti anime così incoscienti e stolte

torna barbarie e stupida arroganza

Sinchè tu riconosci antiche ruggini

foruncoli vecchi e purulente piaghe

che l’uomo porta in sé e che poi espone

quasi che fossero assolute verità

E impone il suo passato e le paure

le antiche e stupide visioni che ha

di quel che è vero e giusto e sacro

che chiama tradizioni … dice radici

Ma è solo Civiltà che torna indietro

Come nella risacca il rifluire

che appiana e che cancella

quello che è stato scritto sulla sabbia

Solo nell’anima si cela quel che vale

perchè l’ho detto! Viene da dentro

quello che conquistammo

papaveri-iiii

di giandiego

Nel parlare di politica e comunque di cambiamento o rinnovamento nel sociale; soprattutto quando ci si inoltri nelle “ragioni ideali” (sebbene ormai davvero pochissimi abbiano numeri e ragioni per farlo) di quel che si dice e/o si fa, i riferimenti storici e le citazioni si sprecano.

Se fosse solo per la mole immensa di richiami al pensiero di grandi del passato di cui si fa spreco … bèh avrebbero tutti ragione e non si comprenderebbe come mai, nella pratica, in così pingue ammasso di buone idee e di ottime intenzioni possa produrre risultati moralmente, eticamente e spiritualmente così miserabili. Quali la politica dell’oggi in Italia, in Europa e nel Mondo riesce, implacabilmente, ad ottenere.

Non solo, nello specifico parlando d’alternativa sistemica, cioè del “cambiamento di paradigma”. di quell’evoluzione spirituale e pratica di cui tutti, ma davvero tutti, ormai si riempiono la bocca, non si comprenderebbe la atomizzazione (frammentazione è definizione blanda)infinita e perenne che è pratica normalizzata di quello che dovrebbe essere il “fronte progressista”.

Ammesso di voler omettere (fingendo bellamente che non esista una Èlite che la pratica quotidianamente) da questo discorso e solo per un momento la realtà della divisione in classi. Anche limitando il confronto ad un banale “progressisti vs. conservatori” … resterebbe, comunque una divisione drammatica e triste in mille ed un rivolo.

Tutti questi rivoli, l’immensa mole di queste scuole di pensiero hanno riferimenti comuni. Nella compulsione delle citazioni farebbero  e fanno riferimento, ben più di una volta, a dotte analisi e ad accadimenti storici molto, molto simili, se non addirittura eguali.

Eppure, nel qui ed ora, di fronte alla quotidianità ed all’azione reale … ad ogni tre persone d’AreA che si incontrino per cooperare corrisponderebbe prima o dopo una scissione.

Per carità! Ve ne sono alcune, nella storia ed anche nella contemporaneità, che hanno ragion d’essere, anzi sono doverose. Però resta il dato dell’incapacità ad essere Fronte. Non sto parlando solo di lotta, di epiche discese in piazza di masse compatte, di fronti popolari tesi verso il sole dell’avvenire … no!

Parlo anche e più semplicemente di “masse critiche” che con la loro volontà creano spostamenti nell’opinione, dando propulsione e stimolo all’ipotetico confine della civiltà. Verso tappe e traguardi di elevazione ed acquisizione di autonomie e libertà. In difesa ed implementazione di diritti universali e fondamentali … verso una umanità più elevata e migliore.

Parlo della libertà di pensiero e dell’influenza reale e sovranità che un popolo opera con la propria volontà sulla politica e sulla realtà storica.

Parlo di quella pulsione, non necessariamente violenta, ma sempre pregna di forza reale, che produce i veri cambiamenti. Quella che ha fatto scrivere e cantare “La Storia siamo noi”.

Spesso gli inventori di rivoletti, i leader carismatici di gruppuscoli atomizzati momentaneamente e strumentalmente uniti, sono dotati di grande dialettica e di acume storico.

Si sprecano nella citazione di questo o di quel saggio, di questo o quel guru o santo a controprova e certificazione del proprio diritto ad essere gli unici portatori di fiaccola.

Perdendosi ed avvalorando le ragioni delle proprie eccezioni dal vicino e similare, proprio in virtù della corretta interpretazione di questo o di quel pensiero.

Dimostrando tutta la tragica e condivisa incapacità degli esseri umani a rendere le cose comprensibili e ad accettarne la semplicità.

L’ho detto spesso in questi anni, nelle istanze infinite di una ricerca di unità che nessuno realmente voleva, lo ribadisco. Lo “stare insieme” il “fare fronte” non dipende, fatte salve alcune premesse fondamentali ed irrinunciabili, da profonde e dottissime analisi comuni. nè da geniali idee di raffinati e colti intellettuali d’area. Dipende, quasi unicamente, dalla volontà, dalle premesse, dall’assumere l’unità nella chiarezza come valore fondamentale e portante.

Quanti partiti personalistici ed infinitesimali pseudo-comu-socialist-progressisti calati dall’alto dovremo vedere, ancora? Prima di comprendere che il cambiamento vero produce da sé stesso le proprie idee, i propri riferimenti ed i propri leader.

Che premettere degli interessi di gruppi d’influenza serve solo a ricercare l’ennesimo fallimento?

Quante lotte fra bande, fazioni congressuali, piccoli complotti estemporanei da operetta, quante alleanze di comodo e di periodo temporizzate dovremo subire prima di crescere davvero?

Parlo per tutti, anche per me, anche per noi … anche per la fazione, che pur ritengo sensibile, intelligente e saggia a cui appartengo.

Quanti dotti riferimenti, quanti saggi … analisi comparate dovremmo operare prima di cercare l’assoluta semplicità del cambiamento reale e veramente progressivo.

Prima di comprendere che premettere condivisione, orizzontalità, solidarietà, compassione, anticapitalismo ed antiliberismo, socialismo è più che sufficiente, anche se indispensabile.

Che modificare partendo da noi è, in realtà, semplice come una “scelta di vità” e che l’ascolto, la disponibilità, l’accettazione dell’altro, pur nella chiarezza delle differenze fra chi costruisce ponti e chi invece muri … sono complementi fondamentali.

I libri, le elucubrazioni … i dotti riferimenti … il passato, vanno certamente studiati e tenuti presenti, fanno parte del bagaglio, ma non sono tutto il bagaglio.

Non devono essere un peso ed un limite, ma un sollievo ed un aiuto.

Il Qui ed Ora è adesso … ed il mondo si cambia esattamente qui non ieri e nemmeno domani, con la semplicità di cambiare noi stessi.

straccio

di giandiego

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto ed allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando Masse Critiche e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obbiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema. Leggi il seguito di questo post »

 

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di giandiego

È, forse, una posizione solo mia?!

Per questo decido di esprimerla tramite il mio blog, senza accampare le mie qualifiche politiche e senza attrribuirmi tutti gli anni del mio percorso. Senza menzionare se non brevemente in questa parte le mie scelte , come quella d’essere socialista e libertario. Poco importa se la solitudine è il mio retaggio, la esprimo.

Da più parti mi raggiunge la narrazione di una visione di mondo, in fondo, condivisa.

Certo degna di critiche e sensibile ai miglioramenti, ma in fondo … consona ed accettabile. Nella descrizione per esempio dei bei tempi passati in cui, nonostante la DC il mondo era migliore … o della fattiva collaborazione del dopoguerra.

O peggio rispetto all’oggi, l’acquisizione di questo stato di fatto, in fondo l’unico possibile che rispecchia gli equilibri conquistati in lunghi anni di presunta civiltà. La constatazione e la resa d’essere nel miglior mondo possibile (rimuovendo gli errori terribili di un’umanità folle e votata all’autodistruzione, che accetta una definizione verticistica ed elitaria del proprio ordinamento sociale)

Credo sia pura ipnosi, una visione procurata dal Sistema, coltivata ed indotta. Attraverso l’uso del consumismo e nutrita di questa stessa illusione di ricchezza materiale. Mutuata dall’uso dei media e delle religioni, ma soprattutto nell’oggi dalla modulazione della paura.

La scomparsa di ogni forma di vera spiritualità, pur ammettendo come questa sia stata usata negli anni per il controllo è polso di questa manipolazione, ma altro e molto peggio è il materialismo (e non si intende qui quello storico, che è metodo d’analisi e non scelta spirituale e filosofico-etica).

STA DI FATTO CHE UNA CULTURA SISTEMICA E DI DIFESA DELL’ESISTENTE FACCIA BRECCIA ANCHE FRA I MIGLIORI, PURTROPPO.

Questo si manifesta in svariate maniere e culmina, nel comportamento dello pseudo-progressismo collaborazionista e nei suoi derivati minoritari di supporto e contorno

Il Piddismo, il pisapiismo, il SeLlismo e certo colabborazionismo pseudo-socialista, così come l’enorme area grigia della politica Il fiorire di aree centriste, più o meno orientate a destra … ed anche il perbenismo grillino, ammantato e travestito da ribellione del nulla fanno parte di questi comportamenti e sono in fondo impastati nella medesima creta, con modulazioni differenti della medesima accettazione di fondo del sistema.

Credere nel cambiamento è altro, camminare sulla sua strada è assolutamente e certamente altro.

Esso deriva da una scelta di fondo, da un’operazione di profonda ridiscussione operata sulla propria stessa esistenza, causando spesso modificazioni profonde della propria stessa vita, abitudini alimentari comprese, atteggiamenti, comportamenti … visione.

Questo s’è detto spesso, io sin troppo forse, ma è questione centrale, se la visione altra non passa attraverso noi, difficilmente potremo superare la dicotomia della programmazione sistemica, ed il nostro “cambiamento” sarà una dichiarazione formale.

Ed è inesorabile, normale e prevedibile che questo gigantesco nodo giunga prima o dopo a trovare il suo pettine.

Essere minoranza è difficile, esserlo filosoficamente e spiritualmente lo è ancora di più, perchè implica il rifiuto delle fascinazioni sistemiche. Troppo semplice ribellarsi al nulla o solamente a parole … si sa VERBA VOLANT … e mai come in questo caso, quando si parli di mondi altri e possibili l’assenza della “pratica” è visibile, palpabile.

In fondo cos’altro fanno se non difendere il proprio ristretto mondo di privilegiati e comodi coloro che chiamiamo politici? Cosa se non accettare il sistema che li favorisce? Ed allora se le cose stanno così quale se non il rifiuto del Sistema è la strada del cambiamento?

S’innoridisce di quel che si è disposti a fare … è forse questa la verità? Dei moralisti domenicali ed hobbystici vedono forse sé stessi nelle perorazioni superficiali e formali di cui sbraitano? E la derisione delle argomentazioni più profonde ed altre che a tratti emergono da questo stesso mondo , non sono forse una forma di esorcismo? Un allontanamento da sé di quel che non si vuole capire ed ascoltare?

Il cambiamento non passa quindi dallo spirito, dall’acquisizione reale di un comportamento altro, da un’etica diversa, da una una nuova morale … ed allora come si giustificano le derisioni d’ogni scelta e percorso alternativo … in difesa, per esempio, della propria bistecca o salsiccia, del proprio apparecchio televisivo, del proprio piacere immediato, del proprio credo calcistico. La giustificazione , per esempio del tifo più o meno calcistico e dell’adesione ad altri fenomeni di distrazione di massa di questa stessa matrice? E sto parlando solo di esempi, perchè l’adesione al sistema è molto più profonda e radicata

Ridiscutersi, quindi, mettersi in dubbio. Accettare l’idea che si possa essere in sé stessi, sbagliati, pur convinti d’essere rivoluzionari.

Accettare che la rivoluzione sia spirituale e passi dentro noi. Questo sì sarebbe una atto rivoluzionario che contribuirebbe ala cambiamento reale.

Accettare il bagaglio greve d’essere minoranza ed eresia, non solo politicamente, che in fomdo è una rappresentazione, ma spiritualmente e filosoficamente. Accettare il rischio del rogo. Perchè non c’è mediazione con il sistema. Esso si difende da chi lo mette in discussione , al minimo espellendolo e privandolo dei “privilegi condivisi e presunti” che l’esserne parte procura.

papaveri f (1)

Abbiamo sognato … inutilmente

un mondo senza confini

Per scoprir dopo dentro noi …invalicabili

frontiere, muri e guardiole… sentieri di filo spinato

Nell’anima nostra d’uomini chiusi in scatola

cervello e cuore ed anima son li per difendere il possesso

per cimentarci eternamente in quella gara inutile

del gioco più forte e del più furbo

superbi e tronfi del nostro grande nulla

Quello che viaggia oggi senza pagare dazio

è Il Dio Denaro … L’unica cosa che conti

giocar con il potere ed inventar monete

Qui si svendono sogni e speranze

mettendo all’asta persino propria anima

Siamo noi quelli quotati sul mercato

.. spendibili in borsa è la finanza dell’immaginazione

ma solo loro è fantasia e quel che vale altra non pesa …

è solo un’illusione oppur follia … stato di malattia

I numeri veri son quelli del potere

Ogni altro racconto è un’invenzione …

speculazione priva di costrutto

Quello che conta veramente è il loro mondo

la loro descrizione, noi siamo accadimenti

numeri d’una statistica

danni collaterali al massimo

nel nostro cielo campeggia il loro sole

cerchiamo il sogno dentro noi

ch’è ancora vivo … e insieme a lui troveremo ribellione

mulinoepapaveri f

Da qualche parte piove sempre

il 25 Aprile

che siano lacrime versate su quei morti?

Sul loro sacrificio

per quel futuro che non fu

Per quello che non si fece

per quello che si dice … oggi

nascondendo anche a sé stessi

il vecchio orbace?

Piove e ci bagna

ma ogni anno siam qui

sommersi dalla retorica

delle camicie bianche inamidate

per ricordare

quel che non è solo memoria

ma ch’era impegno

Per riparlare di ciò che noi

oggi

non rifaremmo mai

Insieme a quelli che l’orbace

lo nascosero davvero

travestendosi al meglio

continuando semplicemente a comandare

o ai loro figli vestiti della festa

cresciuti a quella scuola

Fascismo dell’anima

il più insidioso e triste.

È quello che ci avvolge nelle case

dalle televisioni

da quei valori incerti e titubanti

dal non sapere che parte siamo

e su che sponda stiamo

Partigiani del nulla

siamo la zona grigia

voliamo sopra

né destra né sinistra

e l’egoismo corrode i nostri cuori

la nostra porta è chiusa

ed il possesso e la competizione

D’altra parte piove sempre

il 25 Aprile

forse qualcuno piange quel che siamo

cani-surfisti-3

di giandiego

La competizione è posta a fondamento di questa società, della filosofia malata che la sorregge. Così abbiamo una definizione distorta di meritocrazia, che elimina gli ultimi e li relega fra coloro che possono essere perduti.

Il Mostro Pragma in sovrappiù scontorna e definisce il senso di questa gara assurda, azzerando scrupoli e fornendoci la comoda scusa per la ineluttabilità della vittoria del più forte e del più adatto.

I contorni d’un mondo fondato sulla prevaricazione “protetta a termini di legge”, sulla proprietà arbitraria, costituzionalmente motivata. Sull’irreversibilità del rapporto fra forte e debole. Ma ancor peggio questa “Immagine terribile e nefanda di società” è comunque una finta … uno scenario teatrale, per proteggere e giustificare l’esistenza di una elitè numericamente molto esigua, che detiene da sempre le redini del mondo.

Certo in apparenza questa dichiarazione è un “proclama da complottista”, eppure essa è profondamente vera e nemmanco molto nascosta, per chi voglia leggerla nelle pieghe della Storia, narrata dalla medesima elitè di cui stiamo parlando e fra le contraddizioni della “Kultura dominante” con cui essi ci nutrono, ammantandola di inesistente e grottesca neutralità.

Quasi che gli intellettuali “riconosciuti e conclamati” non siano stati quasi sempre, nella loro millenaria storia al soldo di questo o di quel potentato … quasi che la narrazione che essi ci rimandano del mondo non sia il racconto delle gesta di questo o di quel “onnipotente”.

Certo nel ‘900 Karl Marx ci ha fornito un nuovo punto di vista, un nuovo metodo di lettura di questo racconto, aiutato dai filosofi anarchici e dagli intellettuali socialisti, ma questo patrimonio altro è, ad oggi, sprecato e vilipeso, rinarrato ed adattato alle esigenze del potere oppure oppresso da libreschi dogmatismi e nostalgie da socialismo reale … ed ha perso la sua portata eversiva ed antagonistica, sull’altare della sopracitata ineluttabilità della “forma potere”.

É quindi l’essere umano che deve cambiare, nella sua propria profonda spiritualità per avere la capacità di negare recisamente questa visione ed implementarne un’altra che parta dalla circolarità dall’orizzontalità, dal femminino e che sappia porre solidarietà, mutualismo e compassione al centro del “pensiero filosofico alternativo”.

Non bastano, certamente le “astuzie preconfezionate” delle “scatole del ribelle in kit di montaggio” che ultimamente sono tanto di moda a cura di comici e occulti ispiratori, non basta riempirsi la bocca di “ astuti termini corretti” per parlare del cambiamento.

Se l’essere umano , nelle sue proprie organizzazione e nelle sue relazioni sociali, non matura il cambiamento e non è in sé l’onda di ciò che muta … nulla realmente cambia, potrà semmai avvenire qualche “sostituzione” … qua e là, qualche faccia nuova e montagne di inutili e strumentali promesse, ma nulla potrà mai e davvero cambiare.

L’unica strada passa da noi e dal nostro coraggio d’essere quegli eretici del “pensiero comune ed unico” che da sempre hanno popolato i roghi del potere, oppure ci accontenteremo del nostro ruolo di buffoni di corte, cercando di tanto in tanto di far passare qualche oncia di buonsenso, fra le righe di un racconto che non sarà mai davvero il nostro.

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Quel che voi dite legge … ch’è solo imposizione

ch’è quello voi chiamate il vostro mondo.

Vostra è la visione e vostra la premessa

vostro il racconto … e vostra la morale

quello che non s’allinea poi lo definite folle

cupo, malato … fuori d’ogni creanza

L’uomo vestito in nero insieme al suo martello e alla sua croce

vi gartantisce il passo e cerca gloria

approvazione, applauso per sé vuole la ola

perchè d’ogni bandito egli è il terrore … forse

Fors’ anche no … che in fondo

Il delinquente è parte del sistema.

Soli, seduti all’angolo stanno … l’antagonista

con il diverso e l’altro …

più in fondo quel che non sa belare

che stessa sorte tocca a loro che al bandito

a stregua d’assassino son trattati

Perchè ancora più di quello … sono il nemico

Il turpe, l’avversario di tutto quel che’è vero e buono

di tutto quel ch’è santo e consacrato

Nemci della patria, disertori senzadio

bestemmiatori … eretici, spostati e folli

siete già condannati … senza perdono

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DIVAGAZIONI ESTIVE ALLA RICERCA DELL’ESSERE UMANO … FARNETICAZIONI ED INTUIZIONI

di giandiego

Non sono il primo a dirlo, ma lo capisco bene, forse perchè scrivo fantascienza e fantasy. Quella che chiamammo sinistra ed i suoi residui dagli eterni lavori in corso viaggiano davvero con la testa girata indietro, osservando il passato?

Persino coloro, come l’area MMT e No Euro, che pensano di avere capito tutto di cavalcare la modernità sono prigionieri d’una visione novecentesca del lavoro e dei rapporti di forza che ne conseguono?

Ancora oggi, la sinistra radical-residuale tentenna, pur avendolo intuito per prima, di fronte all’unica parola d’ordine moderna che sia stata posta negli ultimi anni e cioè quella del Reddito di Cittadinanza”?

Ancora oggi costruiamo pindarici castelli in difesa del lavoro, parlando di crescita e rilancio produttivo?

Il lavoro è ancora un territorio di confronto, oppure sta semplicemente scomparendo lasciando spazio , ogni giorno di più alla robotica ed all’automazione?

Ha qualche senso, rimanere bloccati in difesa di qualche cosa che sta scomparendo, di fronte ad un mondo che sta, inesorabilmente cambiando?

Ha qualche senso nasconderci ancora dietro ad una Crescita Impossibile e del tutto illusoria per una Rinascita Industriale che si sta realizzando con l’esclusione sistematica dell’essere umano da ogni ciclo produttivo?

Sempre di più il lavoro è terreno per “operatori e controllori della qualità”, al limite, piuttosto che per operai.

Sempre di più l’intervento umano sarà limitato alla cura, per ora ed in attesa dei robot antropomorfi che sono dietro langolo, delle macchine.

Coloro che farneticano dell’inattualità e della obsolescenza della richiesta di “Reddito di Cittadinanza” di cosa stanno parlando, che mondo vedono?

Un mondo dove il solo intervento su di un “mezzo” cioè sulla moneta, senza modificazione sostanziale dei rapporti sociali, sarebbe l’automatica panacea d’ogni problema?

Un mondo in cui il cambio Lira-Euro, risolverebbe da solo la crisi di eccesso produttivo, il nostro rapporto malato con il pianeta e la filosofia demenziale secondo la quale le sue risorse sarebbero infinite e quindi sia possibile teorizzare una “crescita eterna”?

Ma non solo … ci salverebbe automaticamente dalla “Società dei Consumi e dell’Obsolescenza Programmata” che sta producendo danni irreparabili?

Forse dovremmo constatare la graduale scomparsa del “lavoro umano” e darci da fare per organizzare una società più giusta, redistribuita ed equa, prima che l’èlite mondiale, che questa cosa l’ha capita da tempo, ci faccia trovare, già bello e pronto un bel “Medio Evo Tecnologico” improntato alla Depopolazione del Pianeta, che per loro rappresenterebbe una “soluzione radicale ed auspicabile”. Economicamente consona e finanziariamente vantaggiosa.

Forse un poco Malthusiana e decisamente Neo-nazista ed eugenetica, ma logica e conseguente al pensiero finanziario, imperante in questo momento storico. In linea con il Pragmatismo Mostruoso che sembra permeare i “falsi quarantenni neo-democristiani” al potere, nel nostro paese, In Europa e nel Mondo.

Forse dovremmo iniziare davvero a cercare di descrivere un mondo altro a predicare, sì ho detto predicare, una visione che ponga l’essere umano al centro e la sua sopravvivenza come specie, parte di un Pianeta Vivente, alla suprema attenzione.

Il mondo che L’èlite sta preparando passa attraverso guerre, sangue, dolore e perdita d’ogni diritto. Sono disposti a perdere parte del pianeta per realizzarlo. Sicuramente trarrebbero enorme vantaggio dalla scomparsa di parte dell’umanità

Noi  non ce ne rendiamo conto (o forse fingiamo d’essere sani) e rimaniamo imprigionati in slogan obsoleti, in parole d’ordine che sanno di muffa e storia antica.

Prigionieri in fondo della medesima ipnosi di cui soffre “la massa” e mentre a parole definiamo una “Crisi di Sistema” come tale, nei fatti non ci rendiamo affatto conto di quanto vero sia quello che stiamo dicendo ed a livello di “operatività”, per quanto poco si riesca realmente a fare, siamo incapsulati in un ruolo difensivo, di un mondo che scompare mentre noi lo difendiamo.

Sino a trovarci a difendere le armi con cui ci hanno oppressi, perchè esse vengono abbandonate sul campo, ci ritroviamo alleati con conservatori di svariate specie e perdiamo, quindi la dinamicità d’essere avanti un passo sulla strada del vero “Progresso e della Civiltà”.

La definizione stessa di questi termini in senso spiritale, filosofico e materiale dovrebbe essere il nostro compito principale.

Occorre decrescere consapevolmente, felicemente, con attenzione all’umano ed al naturale, ritrovando la nostra appartennza e riabbracciando la Madre.

Occorre proporre un mondo completamente diverso, nei valori, nelle premesse, nei postulati e negli effetti pratici, partendo dalla garanzia universale alla sopravvivenza … impossibile? Assolutamente no!

Ovviamente dipende dalle premesse, dal supporto filosofico e spirituale e quindi dall’immagine di noi come “razza umana” che noi implementiamo e proponiamo… è una rivoluzione reale, pacifica e profondamente spirituale e quindi destinata a vincere. (non dimentichiamo la premessa, iniziale, dello sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale, che non è più fantascienza , ma diviene ogni giorno più reale)

Il Lavoro quindi è un territorio da abbandonare?

Non ho detto questo, ma rendersi conto che il mondo intorno a noi sta cambiando è fondamentale ed indispensabile.

Comprendere come le nostre tematiche debbano comprendere la compatibilità, l’appartenenza all’equilibrio naturale, l’organizzazione della redistribuzione della ricchezza in un mondo in cui il lavoro, tradizionale, non è più centrale … la liberazione dal lavoro, che pure faceva parte da sempre della visione marxiana e soprattutto anarchica.

Insistere su tematiche perdenti e retrive, rischio a cui , per esempio, la Coalizione Landiniana ci espone … ci fa trovare in luoghi, decisamente poco “consoni”, come ad esempio a fianco della famiglia Riva in difesa dell’ILVA e del “lavoro” che ne consegue … il che dovrebbe farci porre delle domande, importanti, su quello che stiamo facendo.

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