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controlucef

di giandiego

È funzionale al gioco micidiale di chi detiene il vero potere nel mondo che ognuno sia schierato in un piccolo campo, delimitando il proprio intorno a suon di cazzotti … tifoso della propria fazione, perchè è dell’energia che scaturisce dallo sfregamento di queste fazioni ch’essi vivono, anche.

Delle armi vendute a ciascuno dei contendenti, le stesse … per la difesa insulsa di verità diverse ed ugualmente parziali ed inventate apposta perchè si perda tempo e vita a difenderle.

Loro vivono dell’economia costruita sulla paura (della morte, della malattia, del nemico, del diverso, dell’altro, della perdita … della povertà, del bisogno, della rabbia crudele di una divinità inventata) e sulla necessità di difendere la propria inutile e farsesca “proprietà privata” i propri valori appiccicaticci e raffazzonati intorno a false bandiere.

Loro (questi loro che alla fine in un modo o nell’altro siamo sempre noi, basterebbe volerlo) che possiedono il mondo ragionano su di noi come con i piccoli carri armati diversamente colorati d’un Risiko impietoso

Dove morti, feriti e nazioni perdute o conquistate sono solo statistica.Dove la vita e la morte fan parte d’un gioco a dominare, d’una stupida gara a chi è più forte o ce l’ha più lungo . Il tifoso però questo non lo sa … o non lo vuole sapere (in realtà l’evidenza è lì, basterebbe guardarla), finge di non vedere ciò che è evidente per lui conta solamente la bandierina insulsa della sua fazione ed è tanto più sciocco, ridicolo e tragico che sia così, facile, vedere quel che è evidente .

Tanto facile quanto lo è negarlo, lasciandosi andare all’ipnosi ed al non-pensiero che sorregge ed assopisce il dolore della coscienza, illudendosi di vivere il miglior mondo possibile.

A chi guadagna su tutto va bene così , non importa affatto chi sia il terrorista, l’importante è che ci sia e che faccia paura. Non è affatto importante sotto quale bandierina del cazzo, compia la propria tragica, assurda impresa, anzi se gli mancasse una qualsiasi bandiera, gliela regalerebbero … cucita e colorata per l’occasione. Inventando per lui confini e campanili … ragioni per cui morire e frontiere invalicabili da difendere … qualche divinità gelosa e crudele da glorificare

Suvvia un nemico da odiare non si nega a nessuno, una bella fazione contraria da distruggere fa bene al mercato.

Nulla rilancia un’economia meglio di una bella guerra … ancor meglio se butta giù tutto. Non importa per chi muore … l’importante è che non manchi mai un Kamikaze disposto ad immolarsi per un’assurdità qualsiasi.

Perchè questo è il Sistema … questo è il migliore dei mondi che li ha fatti così ricchi e sempre questo è l’Unico Mondo Possibile che li manterrà dove sono.

straccio

di giandiego

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto ed allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando Masse Critiche e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obbiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema. Leggi il seguito di questo post »

 

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di giandiego

È, forse, una posizione solo mia?!

Per questo decido di esprimerla tramite il mio blog, senza accampare le mie qualifiche politiche e senza attrribuirmi tutti gli anni del mio percorso. Senza menzionare se non brevemente in questa parte le mie scelte , come quella d’essere socialista e libertario. Poco importa se la solitudine è il mio retaggio, la esprimo.

Da più parti mi raggiunge la narrazione di una visione di mondo, in fondo, condivisa.

Certo degna di critiche e sensibile ai miglioramenti, ma in fondo … consona ed accettabile. Nella descrizione per esempio dei bei tempi passati in cui, nonostante la DC il mondo era migliore … o della fattiva collaborazione del dopoguerra.

O peggio rispetto all’oggi, l’acquisizione di questo stato di fatto, in fondo l’unico possibile che rispecchia gli equilibri conquistati in lunghi anni di presunta civiltà. La constatazione e la resa d’essere nel miglior mondo possibile (rimuovendo gli errori terribili di un’umanità folle e votata all’autodistruzione, che accetta una definizione verticistica ed elitaria del proprio ordinamento sociale)

Credo sia pura ipnosi, una visione procurata dal Sistema, coltivata ed indotta. Attraverso l’uso del consumismo e nutrita di questa stessa illusione di ricchezza materiale. Mutuata dall’uso dei media e delle religioni, ma soprattutto nell’oggi dalla modulazione della paura.

La scomparsa di ogni forma di vera spiritualità, pur ammettendo come questa sia stata usata negli anni per il controllo è polso di questa manipolazione, ma altro e molto peggio è il materialismo (e non si intende qui quello storico, che è metodo d’analisi e non scelta spirituale e filosofico-etica).

STA DI FATTO CHE UNA CULTURA SISTEMICA E DI DIFESA DELL’ESISTENTE FACCIA BRECCIA ANCHE FRA I MIGLIORI, PURTROPPO.

Questo si manifesta in svariate maniere e culmina, nel comportamento dello pseudo-progressismo collaborazionista e nei suoi derivati minoritari di supporto e contorno

Il Piddismo, il pisapiismo, il SeLlismo e certo colabborazionismo pseudo-socialista, così come l’enorme area grigia della politica Il fiorire di aree centriste, più o meno orientate a destra … ed anche il perbenismo grillino, ammantato e travestito da ribellione del nulla fanno parte di questi comportamenti e sono in fondo impastati nella medesima creta, con modulazioni differenti della medesima accettazione di fondo del sistema.

Credere nel cambiamento è altro, camminare sulla sua strada è assolutamente e certamente altro.

Esso deriva da una scelta di fondo, da un’operazione di profonda ridiscussione operata sulla propria stessa esistenza, causando spesso modificazioni profonde della propria stessa vita, abitudini alimentari comprese, atteggiamenti, comportamenti … visione.

Questo s’è detto spesso, io sin troppo forse, ma è questione centrale, se la visione altra non passa attraverso noi, difficilmente potremo superare la dicotomia della programmazione sistemica, ed il nostro “cambiamento” sarà una dichiarazione formale.

Ed è inesorabile, normale e prevedibile che questo gigantesco nodo giunga prima o dopo a trovare il suo pettine.

Essere minoranza è difficile, esserlo filosoficamente e spiritualmente lo è ancora di più, perchè implica il rifiuto delle fascinazioni sistemiche. Troppo semplice ribellarsi al nulla o solamente a parole … si sa VERBA VOLANT … e mai come in questo caso, quando si parli di mondi altri e possibili l’assenza della “pratica” è visibile, palpabile.

In fondo cos’altro fanno se non difendere il proprio ristretto mondo di privilegiati e comodi coloro che chiamiamo politici? Cosa se non accettare il sistema che li favorisce? Ed allora se le cose stanno così quale se non il rifiuto del Sistema è la strada del cambiamento?

S’innoridisce di quel che si è disposti a fare … è forse questa la verità? Dei moralisti domenicali ed hobbystici vedono forse sé stessi nelle perorazioni superficiali e formali di cui sbraitano? E la derisione delle argomentazioni più profonde ed altre che a tratti emergono da questo stesso mondo , non sono forse una forma di esorcismo? Un allontanamento da sé di quel che non si vuole capire ed ascoltare?

Il cambiamento non passa quindi dallo spirito, dall’acquisizione reale di un comportamento altro, da un’etica diversa, da una una nuova morale … ed allora come si giustificano le derisioni d’ogni scelta e percorso alternativo … in difesa, per esempio, della propria bistecca o salsiccia, del proprio apparecchio televisivo, del proprio piacere immediato, del proprio credo calcistico. La giustificazione , per esempio del tifo più o meno calcistico e dell’adesione ad altri fenomeni di distrazione di massa di questa stessa matrice? E sto parlando solo di esempi, perchè l’adesione al sistema è molto più profonda e radicata

Ridiscutersi, quindi, mettersi in dubbio. Accettare l’idea che si possa essere in sé stessi, sbagliati, pur convinti d’essere rivoluzionari.

Accettare che la rivoluzione sia spirituale e passi dentro noi. Questo sì sarebbe una atto rivoluzionario che contribuirebbe ala cambiamento reale.

Accettare il bagaglio greve d’essere minoranza ed eresia, non solo politicamente, che in fomdo è una rappresentazione, ma spiritualmente e filosoficamente. Accettare il rischio del rogo. Perchè non c’è mediazione con il sistema. Esso si difende da chi lo mette in discussione , al minimo espellendolo e privandolo dei “privilegi condivisi e presunti” che l’esserne parte procura.

resistenzaf

Non bastan chiacchere e sogni

Non bastano parole ed i ricordi

Non servono d’ipocrisia equilibri

Nè le canzoni d’un falso cambiamento

Non basta descrizione d’anime vuote

e comode magioni ed ottimi pasti

Nè stanchi portatori d’intelletto

e spacciatori di pensiero autorizzato.

Non servon cantori d’altri mondi

fatti di carta dorata e di speculazione

che poi sono gli stessi

che sempre rivedemmo attorno a noi

No! Non bastano davvero le illusioni

ed i racconti ben tenuti

ed infinitamente accarezzati dal potere

Non basta un guitto travestito da ribelle

Nè i camerieri fedeli del potere

L’inganno naviga e ci fluttua attorno 

con la sua musica ci avvolge e ci cogliona

facendo di noi quello che siamo

Si rompa la cortina

Si affronti il mostro

Di consapevolezza han fatto incetta

la svendono in confezione propaganda

Se l’anima tace … più nulla è sufficiente

tutto diviene delusione e inganno

Ascoltare il silenzio è buona cosa

che coglierne il respiro fa imparare.

Ed imparar si deve, che cambiamento è vita

ch’è quotidiana scelta e non retorica

Che modificazione sta nel comportamento

d’umanità che sta fronte a se stessa

Da quei rapporti d’ogni giorno

e dal potere che vi passa dentro

dalla corsa che non fai

dallo schiaffo che non dai

dal tuo rifiuto al compulsivo consumare

da quella volontà d’essere vero e di pensare

ALBERI

Nel Miglior mondo di cui voi ci parlate

il vostro “IO” fa la guerra e poi combatte

avido com’è per il potere e per l’affermazione

Voi che narrate l’inganno d’un amor che non vivete.

In quel che noi vediamo all’orizzonte … e dietro

L’io si dissolve in Noi

cercando l’anima ed ottenendo il cuore

cercando l’Uno… e il tutto.

In questo mondo fatto di competizione

fondato su sterminio ed abbandono

degli ultimi … degli altri … dei diversi

Di terra rubata e proprietà arbitrarie.

Noi crediamo nel cerchio e il femminile

Nella condivisione e la terra di tutti

Nel bene comune.

Quello che voi sfruttate e che vendete noi lo condividiamo

Come potremo sederci allo stesso tavolo?

Senza temere per noi e per il poco che ci lascereste da mangiare?

Senza che pretendiate ucciderci per questo

o perchè siamo troppi

o sol perchè vivendo noi occupiamo spazio?

Voi che per abitudine Alzate/alzaste l’ascia

piantate/piantaste paletti … urlando “Questo è mio!”

Voi che così funestate tanti dei nostri anni

con questa vostra storia e con la sua canzone

scacciando chi la terra l’abitava … per dichiararla vostra

a termini di legge

Scavandola e rubando i suoi tesori … come v’appartenesse veramente

quasi  non fossero un dono fatto a tutti noi 

Voi che chiamate questo Civiltà e Progresso.

Di nostro noi crediamo nello spirito

e diamo un altro senso alle parole

Noi confidiamo nell’ unità col tutto

Crediamo in quello ch’è circolare e orizzontale

Noi che la ringraziamo

Madre Terra per quel che ci ha donato e che ci dona

esaltando quel che dell’uomo è nobiltà … altruismo.

Quello ch’è solidale e condiviso

Noi che crediamo giusto d’essere, appunto, NOI!

Come potremo condividere il cammino

se il vostro fine è quel d’eliminarci … per farvi posto

Noi che crediamo d’essere parte e non padroni

Noi che pendemmo dalle funeste corde dei vostri linciaggi

donne … diversi …rossi, gialli e neri … eretici e pezzenti

Noi che popolammo i vostri roghi

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Quel che voi dite legge … ch’è solo imposizione

ch’è quello voi chiamate il vostro mondo.

Vostra è la visione e vostra la premessa

vostro il racconto … e vostra la morale

quello che non s’allinea poi lo definite folle

cupo, malato … fuori d’ogni creanza

L’uomo vestito in nero insieme al suo martello e alla sua croce

vi gartantisce il passo e cerca gloria

approvazione, applauso per sé vuole la ola

perchè d’ogni bandito egli è il terrore … forse

Fors’ anche no … che in fondo

Il delinquente è parte del sistema.

Soli, seduti all’angolo stanno … l’antagonista

con il diverso e l’altro …

più in fondo quel che non sa belare

che stessa sorte tocca a loro che al bandito

a stregua d’assassino son trattati

Perchè ancora più di quello … sono il nemico

Il turpe, l’avversario di tutto quel che’è vero e buono

di tutto quel ch’è santo e consacrato

Nemci della patria, disertori senzadio

bestemmiatori … eretici, spostati e folli

siete già condannati … senza perdono

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DIVAGAZIONI ESTIVE ALLA RICERCA DELL’ESSERE UMANO … FARNETICAZIONI ED INTUIZIONI

di giandiego

Non sono il primo a dirlo, ma lo capisco bene, forse perchè scrivo fantascienza e fantasy. Quella che chiamammo sinistra ed i suoi residui dagli eterni lavori in corso viaggiano davvero con la testa girata indietro, osservando il passato?

Persino coloro, come l’area MMT e No Euro, che pensano di avere capito tutto di cavalcare la modernità sono prigionieri d’una visione novecentesca del lavoro e dei rapporti di forza che ne conseguono?

Ancora oggi, la sinistra radical-residuale tentenna, pur avendolo intuito per prima, di fronte all’unica parola d’ordine moderna che sia stata posta negli ultimi anni e cioè quella del Reddito di Cittadinanza”?

Ancora oggi costruiamo pindarici castelli in difesa del lavoro, parlando di crescita e rilancio produttivo?

Il lavoro è ancora un territorio di confronto, oppure sta semplicemente scomparendo lasciando spazio , ogni giorno di più alla robotica ed all’automazione?

Ha qualche senso, rimanere bloccati in difesa di qualche cosa che sta scomparendo, di fronte ad un mondo che sta, inesorabilmente cambiando?

Ha qualche senso nasconderci ancora dietro ad una Crescita Impossibile e del tutto illusoria per una Rinascita Industriale che si sta realizzando con l’esclusione sistematica dell’essere umano da ogni ciclo produttivo?

Sempre di più il lavoro è terreno per “operatori e controllori della qualità”, al limite, piuttosto che per operai.

Sempre di più l’intervento umano sarà limitato alla cura, per ora ed in attesa dei robot antropomorfi che sono dietro langolo, delle macchine.

Coloro che farneticano dell’inattualità e della obsolescenza della richiesta di “Reddito di Cittadinanza” di cosa stanno parlando, che mondo vedono?

Un mondo dove il solo intervento su di un “mezzo” cioè sulla moneta, senza modificazione sostanziale dei rapporti sociali, sarebbe l’automatica panacea d’ogni problema?

Un mondo in cui il cambio Lira-Euro, risolverebbe da solo la crisi di eccesso produttivo, il nostro rapporto malato con il pianeta e la filosofia demenziale secondo la quale le sue risorse sarebbero infinite e quindi sia possibile teorizzare una “crescita eterna”?

Ma non solo … ci salverebbe automaticamente dalla “Società dei Consumi e dell’Obsolescenza Programmata” che sta producendo danni irreparabili?

Forse dovremmo constatare la graduale scomparsa del “lavoro umano” e darci da fare per organizzare una società più giusta, redistribuita ed equa, prima che l’èlite mondiale, che questa cosa l’ha capita da tempo, ci faccia trovare, già bello e pronto un bel “Medio Evo Tecnologico” improntato alla Depopolazione del Pianeta, che per loro rappresenterebbe una “soluzione radicale ed auspicabile”. Economicamente consona e finanziariamente vantaggiosa.

Forse un poco Malthusiana e decisamente Neo-nazista ed eugenetica, ma logica e conseguente al pensiero finanziario, imperante in questo momento storico. In linea con il Pragmatismo Mostruoso che sembra permeare i “falsi quarantenni neo-democristiani” al potere, nel nostro paese, In Europa e nel Mondo.

Forse dovremmo iniziare davvero a cercare di descrivere un mondo altro a predicare, sì ho detto predicare, una visione che ponga l’essere umano al centro e la sua sopravvivenza come specie, parte di un Pianeta Vivente, alla suprema attenzione.

Il mondo che L’èlite sta preparando passa attraverso guerre, sangue, dolore e perdita d’ogni diritto. Sono disposti a perdere parte del pianeta per realizzarlo. Sicuramente trarrebbero enorme vantaggio dalla scomparsa di parte dell’umanità

Noi  non ce ne rendiamo conto (o forse fingiamo d’essere sani) e rimaniamo imprigionati in slogan obsoleti, in parole d’ordine che sanno di muffa e storia antica.

Prigionieri in fondo della medesima ipnosi di cui soffre “la massa” e mentre a parole definiamo una “Crisi di Sistema” come tale, nei fatti non ci rendiamo affatto conto di quanto vero sia quello che stiamo dicendo ed a livello di “operatività”, per quanto poco si riesca realmente a fare, siamo incapsulati in un ruolo difensivo, di un mondo che scompare mentre noi lo difendiamo.

Sino a trovarci a difendere le armi con cui ci hanno oppressi, perchè esse vengono abbandonate sul campo, ci ritroviamo alleati con conservatori di svariate specie e perdiamo, quindi la dinamicità d’essere avanti un passo sulla strada del vero “Progresso e della Civiltà”.

La definizione stessa di questi termini in senso spiritale, filosofico e materiale dovrebbe essere il nostro compito principale.

Occorre decrescere consapevolmente, felicemente, con attenzione all’umano ed al naturale, ritrovando la nostra appartennza e riabbracciando la Madre.

Occorre proporre un mondo completamente diverso, nei valori, nelle premesse, nei postulati e negli effetti pratici, partendo dalla garanzia universale alla sopravvivenza … impossibile? Assolutamente no!

Ovviamente dipende dalle premesse, dal supporto filosofico e spirituale e quindi dall’immagine di noi come “razza umana” che noi implementiamo e proponiamo… è una rivoluzione reale, pacifica e profondamente spirituale e quindi destinata a vincere. (non dimentichiamo la premessa, iniziale, dello sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale, che non è più fantascienza , ma diviene ogni giorno più reale)

Il Lavoro quindi è un territorio da abbandonare?

Non ho detto questo, ma rendersi conto che il mondo intorno a noi sta cambiando è fondamentale ed indispensabile.

Comprendere come le nostre tematiche debbano comprendere la compatibilità, l’appartenenza all’equilibrio naturale, l’organizzazione della redistribuzione della ricchezza in un mondo in cui il lavoro, tradizionale, non è più centrale … la liberazione dal lavoro, che pure faceva parte da sempre della visione marxiana e soprattutto anarchica.

Insistere su tematiche perdenti e retrive, rischio a cui , per esempio, la Coalizione Landiniana ci espone … ci fa trovare in luoghi, decisamente poco “consoni”, come ad esempio a fianco della famiglia Riva in difesa dell’ILVA e del “lavoro” che ne consegue … il che dovrebbe farci porre delle domande, importanti, su quello che stiamo facendo.

mago nero

Io vi darò, inventandola

moneta sonante

per acquistare d’un botto

i vostri sogni

o in comode rate

secondo la bisogna

ed essi avranno un prezzo

così come voi avrete

nei vostri giorni

e nelle vostre ore

come le vostre anime

pagate un tanto al pezzo

Vi donerò certezza

d’un Grande Padre

dai polsi forti

l’idea d’una famiglia

il concetto di nazione

L’illusione che voi siate più figli

più degni… più capaci

che ogni vostra guerra sia  più giusta

L’idea d’un grande popolo

dall’Atlantico agli Urali

Disegnerò per voi le linee

e le chiamerete Patria

Vi darò il bene dell’assoluta certezza

d’esserne parte

Vi donerò un cristallo

di luce sognante

dove voi crederete

di vedere il mondo

insieme al tutto,

gocce di sinergia.

Io vi darò una skeda

per dirmi grazie

per dirmi bravo

d’essere partecipi e

d’essere signori

io vi convincerò

Vi parlerò del padre

vi dirò della madre …

Vi parlerò di Dio

costruirò per voi chiese

innalzerò cattedrali

perché possiate credere

voi … di possederLO  

ch’Ei sia solo per voi

e suonerò per voi mille campane

Vi illuderò persino

d’essere uguali …

sarete voi a difendere

la mia diversità

a dirmi che sono meglio

a mettermi sugli altari

insieme al vostro Dio

 

acqua-india-gange

di Giandiego Marigo

FACCIAMOLI QUINDI ANCHE QUESTI DISCORSI DIFFICILI!

Leggo di molti, compagni, anche fra quelli che più amo e mi sono vicini, che manifestano la necessità impellente ed un poco rabbiosa di un cambiamento e tutta la loro scontentezza per il fatto ch’esso tardi o non si prospetti affatto all’orizzonte.

Leggo della convinzione che questa rabbia debba sfociare in una manifestazione palese di ribellione anche violenta.

Alla mia convinzione ed affermazione che la prossima rivoluzione debba essere , soprattutto d’ordine spirituale, questi compagni rispondono, molto spesso, ricordandomi che il potere non rinuncierà a se stesso e non ha alcuna intenzione né di cedere né tantomeno di concedere.

Grazie! Ne sono perfettamente cosciente.

Così come sono cosciente del fatto che, alla resa dei conti, questo stesso potere metterà in campo tutte le sue possibilità e qualità repressive. Eppure permane in me la convinzione che la scelta non violenta e la ricerca della maturazione spirituale debbano essere premesse di fondo … ossature e fondamento del nuovo pensiero progressista.

Vengo da lontano ed ho assistito (ed io stesso ne sono stato parte ed interprete) a come la convinzione che la forza e la violenza fossero , in qualche modo , utili, propedeutiche e necessarie abbia trascinato il movimento , e non solo una volta, in un gorgo da cui sono usciti vincitori solamente i forti, i violenti e gli incazzati, mentre i visionari e gli spiritualisti veniveno emarginati e silenziati … in attesa di tempi migliori.

Perché il bello, il sacro ed il buono, l’alternativa culturale, la canzone e lo sberleffo sono relegati ai tempi in cui si può … ai tempi in cui non esista l’esigenza del resistere, del difendere, del riconquistare, del salvare.

È un errore che abbiamo già compiuto, a mio parere, e ben più di una volta.

Eppure, ripensandoci, è palese come il modello prodotto dall’uso e dall’abuso la violenza, non sia e non possa essere, mai, un modello alternativo a questo sistema perchè esso stesso è fondato sulla violenza, la chiama e se ne nutre. Così come sulla prevaricazione, l’affermazione di forza, la misurazione muscolare, la selezione del migliore e dell’addatto.

Questo significa, forse, non credere nella forza, nella mobilitazione oppure rinunciare alla lotta ed all’affermazione delle nostre idee e della nostra visione? Niente affatto, non ha nulla a che vedere con la radicalità, con la convinzione e nemmeno con la coscienza della violenza infinita del capitalismo. Non è vuoto e stucchevole pacifismo di maniera.

Significa solamente lasciare al potere l’appannaggio della violenza senza senso ed accettare il rischio di subirla.

Perché e di due visioni alternative di mondo a confronto quello di cui stiamo parlando.

Di due modi d’intendere e di vedere

Di due filosofie e spiritualità differenti che partono da premesse diverse e non omogeneizzabili.

Non esiste possibilità di confusione perché l’una viaggia verticalmente e l’altra orizzontalmente l’una si propaga linearmente l’altra circolarmente … sono postulati, premesse che non potranno trovare composizione.

La pratica della violenza verticalizza e rende lineare, impone visioni piramidali, dicotomizza il forte dal debole, preferendo e privilegiandoi il primo.

Quindi obbliga la mente e l’anima in un cunicolo che può solo portare ad un pensiero “sistemico” e piramidale quindi di negazione della visione altra di cui tutti parliamo e che è premessa d’un mondo diverso.

Non esiste cambiamento se non partendo da queste acquisizioni, queste affermazioni non sono opinabili se non al prezzo di accettare una logica dualistica e di contrapposizine tipica della propaganda e della flosofia del potere.

Mi rendo conto di affrontare un ulteriore scoglio, nel “pensiero di sinistra”, mi rendo conto di mettere in discussione quel “potere che nasce dalla canna del fucile” tanto caro a moltissimi “intellettuali conseguenti.

Mi rendo conto che moltissimi non saranno d’accordo con me.

È molto difficile abbandonare questa convinzione, che è parte, però, delle ragioni fallimentari della nostra storia.

Questa violenza necessaria che non ha mai compreso esattamente come dove e quando fermarsi, finendo sempre con l’accompagnare delle elite a sostituirne delle altre, mantenedo, però, intatto il “rapporto di potere” , le sue funzionalità pratiche ed il suo “percorso di propagazione” e quindi privilegaindo la sostituzione al cambiamento.

È anche per questo che nei nostri esperimenti così spesso riproduciamo gli errori che abbiamo commessi sin qui, perché siamo intrisi d’una cultura e d’una filosofia sistemici e non accettiamo il prezzo d’una visione realmente altra.

Che sappia porre, davvero, premesse filosofico-etico-spirituali completamente diverse da quelle che ci hanno fatto crescere e ci “controllano” in questo sistema.

Senza alcun dubbio , a mio umilissimo ed inutile parere, l’uso e l’abuso della violenza e la convinzione ch’essa sia indispensabile all’affermazione del cambiamento è una di queste “malformazioni” , di questi “errori di postulazione” che commettiamo.

 

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