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Così è che Verità è piegata

insieme alla Giustizia prostituta

in un racconto che è quel che si conviene

quel che s’adatta … ai bisogni del potere.

Asservita e succube, da servi sciocchi narrata

e rinarrata al volgo … che t’assorbe,

povera verità parata a lutto.

In quei che sembran vati sei assoluta,

fonte d’ogni saggezza

eppure sei, anche lì, sfruttata e triste

in un racconto ch’è parziale

fatto di affermazioni

Premetton sempre lor ragioni al tuo narrare

e fan di te relativistica visione

Che di stoltezza tu sia compagna è strano

non è in natura per te che sei valore,

ma si sa, chi ti racconta ha vinto … prima

Chi pensa possederti ha il potere

e ti fa creta in mano per raccontar sé stesso

Povera verità puttana e triste.

E sceglie il tuo colore, tu che sei fragile

eppure anche assoluta.

Traspari a volte con testarda costanza

persino in chi tu usa.

Eroica verità senza vergogna.

Nessuno vuol sentirti veramente

troppo gli narreresti dei difetti, delle mancanze sue

o delle prepotenze e del possesso

Racconteresti un mondo ch’è senza compassione

che non sa condividere né il pane, né il bisogno

Povera verità sei preda ambita

d’ogni intellettuale e parruccone

che poi ti svende un tanto all’etto e al chilo

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di giandiego

Ne parlo spesso ultimamente, il richiamo all’attraversamento biblico (forse mai avvenuto, per altro) è evidente.

Il mio deserto però non è solamente quello della mera partecipazione pseudo-politica … esso è conseguenza e non motore, in realtà la partecipazione avviene, per ragioni sbagliate a mio umilissimo ed inutile parere, ma avviene.

220.000 ad un concerto, più annessi e teledipendenti non possono essere ignorati. Le file infinite con campeggio agli outlet o davanti ai grandi rivenditori di tecnologia, nemmeno. Il popolo del tifo calcistico o quello dell’adorazione iconografica del guru infallibile di M5S ancora meno.

I francesi e gli Italiani sulle strade del Tour o del Giro … sono lì a dimostrare che la gente c’è ed esce dalle sue case.. Salvo poi essere quegli stessi che lincerebbero un nero solo per il colore della pelle e sulla base di un equivoco e che omettono di difendere i propri diritti calpestati.

Un poco come i popoli che riempivano le piazze dei tiranni 900centeschi o quelli moderni che cacciano gli stranieri, naturalizzati e nel pieno diritto, dalle case popolari a Tor Bella Monica. Ci sono quindi anche se per ragioni terribilmente stupide.

Il mio deserto è molto più sottile, terribile e persistente ed è legato alla coscienza, ai valori, alle scelte di vita. Della visione del futuro e del presente, delle speranze che si covano in petto e che a volte si condividono con altri in cerchio … o anche solo passeggiando per le strade di una città.

Il mio deserto è quello del sentire comune, che ignora il Congo ed il dramma eterno dell’Africa provocato dalla nostra arroganza e dalla volontà, genericamente occidentale, bianca e primomondista di permanere nei propri sprechi e nella propria ostentazione di benessere formale.

Il mio deserto è quello di quel che si dice e si fa, quasi senza sapere, inconsapevolmente bevendo un caffè in una mattinata qualsiasi … o in Lunedì ipotetico di una qualsivoglia settimana dell’anno. È fatto di discorsi e luoghi comuni, di frasi fatte ripetute all’infinito … è il deserto della propaganda sistemica, delle teorizzazioni di Goebbels, che con la sua ombra nefanda aleggia sulla modernità.

Il deserto ch’io temo è spirituale, costruito sulle convinzioni dogmatiche di religioni preconfezionate inventate e volute dagli stessi che inventarono la Guerra. Il senso è ovviamente metaforico non sono un imbecille che pensa ad un uomo che l’abbia davvero inventata.

Guardandomi attorno mi vedo, troppo spesso solo, e la condivisione eventuale e, sempre più spesso parolaia e formale … vuota ed occasionale, legata al momento, anzi addirittura all’incontro accidentale, virtuale o meno. Un tempo le si chiamava parole di circostanza … chissà come le definisce oggi la modernità.

Attraversare il deserto, nella metafora biblica, il popolo d’Israele non lo fa da solo, individualmente, ma in gregge (certo l’idea razziale di superiorità e legame univoco al divino è sempre presente, ma non ci avrebbero scritto un libro altrimenti) Oggi non ci è dato nemmeno quello, perchè sin troppo spesso le condivisioni di percorso sono persino più formali delle parole di circostanza che prima citavo.

La realtà oggettiva, cui si richiamava spesso Stalin per giustificare sé stesso, impone questo viaggio, ma l’aridità dell’intorno è tutta nostra, personale ed interiore. L’assenza di oasi o di gioia … o più semplicemente di una condivisone compassionevole, così come la mancata nascita e crescita di comportamenti altri e diversi da quelli del sistema … dipendono da noi e siamo sempre noi a negarceli. Noi a svuotare del senso spirituale ed ideale i nostri convitti, noi ad affidarci al pragmatismo dogmatico e sterile nelle nostre polemiche … Noi ad ignorare i contenuti , il senso, l’essenza e lo spirito nelle scelte che operiamo e melle strade che intraprendiamo. Noi che non parliamo mai di noi, ma sempre d’altro d’esterno, economicista, formale e strutturato … lontano dal senso del nostro camminare sulla sabbia.

controlucef

di giandiego

È funzionale al gioco micidiale di chi detiene il vero potere nel mondo che ognuno sia schierato in un piccolo campo, delimitando il proprio intorno a suon di cazzotti … tifoso della propria fazione, perchè è dell’energia che scaturisce dallo sfregamento di queste fazioni ch’essi vivono, anche.

Delle armi vendute a ciascuno dei contendenti, le stesse … per la difesa insulsa di verità diverse ed ugualmente parziali ed inventate apposta perchè si perda tempo e vita a difenderle.

Loro vivono dell’economia costruita sulla paura (della morte, della malattia, del nemico, del diverso, dell’altro, della perdita … della povertà, del bisogno, della rabbia crudele di una divinità inventata) e sulla necessità di difendere la propria inutile e farsesca “proprietà privata” i propri valori appiccicaticci e raffazzonati intorno a false bandiere.

Loro (questi loro che alla fine in un modo o nell’altro siamo sempre noi, basterebbe volerlo) che possiedono il mondo ragionano su di noi come con i piccoli carri armati diversamente colorati d’un Risiko impietoso

Dove morti, feriti e nazioni perdute o conquistate sono solo statistica.Dove la vita e la morte fan parte d’un gioco a dominare, d’una stupida gara a chi è più forte o ce l’ha più lungo . Il tifoso però questo non lo sa … o non lo vuole sapere (in realtà l’evidenza è lì, basterebbe guardarla), finge di non vedere ciò che è evidente per lui conta solamente la bandierina insulsa della sua fazione ed è tanto più sciocco, ridicolo e tragico che sia così, facile, vedere quel che è evidente .

Tanto facile quanto lo è negarlo, lasciandosi andare all’ipnosi ed al non-pensiero che sorregge ed assopisce il dolore della coscienza, illudendosi di vivere il miglior mondo possibile.

A chi guadagna su tutto va bene così , non importa affatto chi sia il terrorista, l’importante è che ci sia e che faccia paura. Non è affatto importante sotto quale bandierina del cazzo, compia la propria tragica, assurda impresa, anzi se gli mancasse una qualsiasi bandiera, gliela regalerebbero … cucita e colorata per l’occasione. Inventando per lui confini e campanili … ragioni per cui morire e frontiere invalicabili da difendere … qualche divinità gelosa e crudele da glorificare

Suvvia un nemico da odiare non si nega a nessuno, una bella fazione contraria da distruggere fa bene al mercato.

Nulla rilancia un’economia meglio di una bella guerra … ancor meglio se butta giù tutto. Non importa per chi muore … l’importante è che non manchi mai un Kamikaze disposto ad immolarsi per un’assurdità qualsiasi.

Perchè questo è il Sistema … questo è il migliore dei mondi che li ha fatti così ricchi e sempre questo è l’Unico Mondo Possibile che li manterrà dove sono.

straccio

di giandiego

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto ed allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando Masse Critiche e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obbiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema. Leggi il seguito di questo post »

 

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di giandiego

È, forse, una posizione solo mia?!

Per questo decido di esprimerla tramite il mio blog, senza accampare le mie qualifiche politiche e senza attrribuirmi tutti gli anni del mio percorso. Senza menzionare se non brevemente in questa parte le mie scelte , come quella d’essere socialista e libertario. Poco importa se la solitudine è il mio retaggio, la esprimo.

Da più parti mi raggiunge la narrazione di una visione di mondo, in fondo, condivisa.

Certo degna di critiche e sensibile ai miglioramenti, ma in fondo … consona ed accettabile. Nella descrizione per esempio dei bei tempi passati in cui, nonostante la DC il mondo era migliore … o della fattiva collaborazione del dopoguerra.

O peggio rispetto all’oggi, l’acquisizione di questo stato di fatto, in fondo l’unico possibile che rispecchia gli equilibri conquistati in lunghi anni di presunta civiltà. La constatazione e la resa d’essere nel miglior mondo possibile (rimuovendo gli errori terribili di un’umanità folle e votata all’autodistruzione, che accetta una definizione verticistica ed elitaria del proprio ordinamento sociale)

Credo sia pura ipnosi, una visione procurata dal Sistema, coltivata ed indotta. Attraverso l’uso del consumismo e nutrita di questa stessa illusione di ricchezza materiale. Mutuata dall’uso dei media e delle religioni, ma soprattutto nell’oggi dalla modulazione della paura.

La scomparsa di ogni forma di vera spiritualità, pur ammettendo come questa sia stata usata negli anni per il controllo è polso di questa manipolazione, ma altro e molto peggio è il materialismo (e non si intende qui quello storico, che è metodo d’analisi e non scelta spirituale e filosofico-etica).

STA DI FATTO CHE UNA CULTURA SISTEMICA E DI DIFESA DELL’ESISTENTE FACCIA BRECCIA ANCHE FRA I MIGLIORI, PURTROPPO.

Questo si manifesta in svariate maniere e culmina, nel comportamento dello pseudo-progressismo collaborazionista e nei suoi derivati minoritari di supporto e contorno

Il Piddismo, il pisapiismo, il SeLlismo e certo colabborazionismo pseudo-socialista, così come l’enorme area grigia della politica Il fiorire di aree centriste, più o meno orientate a destra … ed anche il perbenismo grillino, ammantato e travestito da ribellione del nulla fanno parte di questi comportamenti e sono in fondo impastati nella medesima creta, con modulazioni differenti della medesima accettazione di fondo del sistema.

Credere nel cambiamento è altro, camminare sulla sua strada è assolutamente e certamente altro.

Esso deriva da una scelta di fondo, da un’operazione di profonda ridiscussione operata sulla propria stessa esistenza, causando spesso modificazioni profonde della propria stessa vita, abitudini alimentari comprese, atteggiamenti, comportamenti … visione.

Questo s’è detto spesso, io sin troppo forse, ma è questione centrale, se la visione altra non passa attraverso noi, difficilmente potremo superare la dicotomia della programmazione sistemica, ed il nostro “cambiamento” sarà una dichiarazione formale.

Ed è inesorabile, normale e prevedibile che questo gigantesco nodo giunga prima o dopo a trovare il suo pettine.

Essere minoranza è difficile, esserlo filosoficamente e spiritualmente lo è ancora di più, perchè implica il rifiuto delle fascinazioni sistemiche. Troppo semplice ribellarsi al nulla o solamente a parole … si sa VERBA VOLANT … e mai come in questo caso, quando si parli di mondi altri e possibili l’assenza della “pratica” è visibile, palpabile.

In fondo cos’altro fanno se non difendere il proprio ristretto mondo di privilegiati e comodi coloro che chiamiamo politici? Cosa se non accettare il sistema che li favorisce? Ed allora se le cose stanno così quale se non il rifiuto del Sistema è la strada del cambiamento?

S’innoridisce di quel che si è disposti a fare … è forse questa la verità? Dei moralisti domenicali ed hobbystici vedono forse sé stessi nelle perorazioni superficiali e formali di cui sbraitano? E la derisione delle argomentazioni più profonde ed altre che a tratti emergono da questo stesso mondo , non sono forse una forma di esorcismo? Un allontanamento da sé di quel che non si vuole capire ed ascoltare?

Il cambiamento non passa quindi dallo spirito, dall’acquisizione reale di un comportamento altro, da un’etica diversa, da una una nuova morale … ed allora come si giustificano le derisioni d’ogni scelta e percorso alternativo … in difesa, per esempio, della propria bistecca o salsiccia, del proprio apparecchio televisivo, del proprio piacere immediato, del proprio credo calcistico. La giustificazione , per esempio del tifo più o meno calcistico e dell’adesione ad altri fenomeni di distrazione di massa di questa stessa matrice? E sto parlando solo di esempi, perchè l’adesione al sistema è molto più profonda e radicata

Ridiscutersi, quindi, mettersi in dubbio. Accettare l’idea che si possa essere in sé stessi, sbagliati, pur convinti d’essere rivoluzionari.

Accettare che la rivoluzione sia spirituale e passi dentro noi. Questo sì sarebbe una atto rivoluzionario che contribuirebbe ala cambiamento reale.

Accettare il bagaglio greve d’essere minoranza ed eresia, non solo politicamente, che in fomdo è una rappresentazione, ma spiritualmente e filosoficamente. Accettare il rischio del rogo. Perchè non c’è mediazione con il sistema. Esso si difende da chi lo mette in discussione , al minimo espellendolo e privandolo dei “privilegi condivisi e presunti” che l’esserne parte procura.

resistenzaf

Non bastan chiacchere e sogni

Non bastano parole ed i ricordi

Non servono d’ipocrisia equilibri

Nè le canzoni d’un falso cambiamento

Non basta descrizione d’anime vuote

e comode magioni ed ottimi pasti

Nè stanchi portatori d’intelletto

e spacciatori di pensiero autorizzato.

Non servon cantori d’altri mondi

fatti di carta dorata e di speculazione

che poi sono gli stessi

che sempre rivedemmo attorno a noi

No! Non bastano davvero le illusioni

ed i racconti ben tenuti

ed infinitamente accarezzati dal potere

Non basta un guitto travestito da ribelle

Nè i camerieri fedeli del potere

L’inganno naviga e ci fluttua attorno 

con la sua musica ci avvolge e ci cogliona

facendo di noi quello che siamo

Si rompa la cortina

Si affronti il mostro

Di consapevolezza han fatto incetta

la svendono in confezione propaganda

Se l’anima tace … più nulla è sufficiente

tutto diviene delusione e inganno

Ascoltare il silenzio è buona cosa

che coglierne il respiro fa imparare.

Ed imparar si deve, che cambiamento è vita

ch’è quotidiana scelta e non retorica

Che modificazione sta nel comportamento

d’umanità che sta fronte a se stessa

Da quei rapporti d’ogni giorno

e dal potere che vi passa dentro

dalla corsa che non fai

dallo schiaffo che non dai

dal tuo rifiuto al compulsivo consumare

da quella volontà d’essere vero e di pensare

ALBERI

Nel Miglior mondo di cui voi ci parlate

il vostro “IO” fa la guerra e poi combatte

avido com’è per il potere e per l’affermazione

Voi che narrate l’inganno d’un amor che non vivete.

In quel che noi vediamo all’orizzonte … e dietro

L’io si dissolve in Noi

cercando l’anima ed ottenendo il cuore

cercando l’Uno… e il tutto.

In questo mondo fatto di competizione

fondato su sterminio ed abbandono

degli ultimi … degli altri … dei diversi

Di terra rubata e proprietà arbitrarie.

Noi crediamo nel cerchio e il femminile

Nella condivisione e la terra di tutti

Nel bene comune.

Quello che voi sfruttate e che vendete noi lo condividiamo

Come potremo sederci allo stesso tavolo?

Senza temere per noi e per il poco che ci lascereste da mangiare?

Senza che pretendiate ucciderci per questo

o perchè siamo troppi

o sol perchè vivendo noi occupiamo spazio?

Voi che per abitudine Alzate/alzaste l’ascia

piantate/piantaste paletti … urlando “Questo è mio!”

Voi che così funestate tanti dei nostri anni

con questa vostra storia e con la sua canzone

scacciando chi la terra l’abitava … per dichiararla vostra

a termini di legge

Scavandola e rubando i suoi tesori … come v’appartenesse veramente

quasi  non fossero un dono fatto a tutti noi 

Voi che chiamate questo Civiltà e Progresso.

Di nostro noi crediamo nello spirito

e diamo un altro senso alle parole

Noi confidiamo nell’ unità col tutto

Crediamo in quello ch’è circolare e orizzontale

Noi che la ringraziamo

Madre Terra per quel che ci ha donato e che ci dona

esaltando quel che dell’uomo è nobiltà … altruismo.

Quello ch’è solidale e condiviso

Noi che crediamo giusto d’essere, appunto, NOI!

Come potremo condividere il cammino

se il vostro fine è quel d’eliminarci … per farvi posto

Noi che crediamo d’essere parte e non padroni

Noi che pendemmo dalle funeste corde dei vostri linciaggi

donne … diversi …rossi, gialli e neri … eretici e pezzenti

Noi che popolammo i vostri roghi

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Quel che voi dite legge … ch’è solo imposizione

ch’è quello voi chiamate il vostro mondo.

Vostra è la visione e vostra la premessa

vostro il racconto … e vostra la morale

quello che non s’allinea poi lo definite folle

cupo, malato … fuori d’ogni creanza

L’uomo vestito in nero insieme al suo martello e alla sua croce

vi gartantisce il passo e cerca gloria

approvazione, applauso per sé vuole la ola

perchè d’ogni bandito egli è il terrore … forse

Fors’ anche no … che in fondo

Il delinquente è parte del sistema.

Soli, seduti all’angolo stanno … l’antagonista

con il diverso e l’altro …

più in fondo quel che non sa belare

che stessa sorte tocca a loro che al bandito

a stregua d’assassino son trattati

Perchè ancora più di quello … sono il nemico

Il turpe, l’avversario di tutto quel che’è vero e buono

di tutto quel ch’è santo e consacrato

Nemci della patria, disertori senzadio

bestemmiatori … eretici, spostati e folli

siete già condannati … senza perdono

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DIVAGAZIONI ESTIVE ALLA RICERCA DELL’ESSERE UMANO … FARNETICAZIONI ED INTUIZIONI

di giandiego

Non sono il primo a dirlo, ma lo capisco bene, forse perchè scrivo fantascienza e fantasy. Quella che chiamammo sinistra ed i suoi residui dagli eterni lavori in corso viaggiano davvero con la testa girata indietro, osservando il passato?

Persino coloro, come l’area MMT e No Euro, che pensano di avere capito tutto di cavalcare la modernità sono prigionieri d’una visione novecentesca del lavoro e dei rapporti di forza che ne conseguono?

Ancora oggi, la sinistra radical-residuale tentenna, pur avendolo intuito per prima, di fronte all’unica parola d’ordine moderna che sia stata posta negli ultimi anni e cioè quella del Reddito di Cittadinanza”?

Ancora oggi costruiamo pindarici castelli in difesa del lavoro, parlando di crescita e rilancio produttivo?

Il lavoro è ancora un territorio di confronto, oppure sta semplicemente scomparendo lasciando spazio , ogni giorno di più alla robotica ed all’automazione?

Ha qualche senso, rimanere bloccati in difesa di qualche cosa che sta scomparendo, di fronte ad un mondo che sta, inesorabilmente cambiando?

Ha qualche senso nasconderci ancora dietro ad una Crescita Impossibile e del tutto illusoria per una Rinascita Industriale che si sta realizzando con l’esclusione sistematica dell’essere umano da ogni ciclo produttivo?

Sempre di più il lavoro è terreno per “operatori e controllori della qualità”, al limite, piuttosto che per operai.

Sempre di più l’intervento umano sarà limitato alla cura, per ora ed in attesa dei robot antropomorfi che sono dietro langolo, delle macchine.

Coloro che farneticano dell’inattualità e della obsolescenza della richiesta di “Reddito di Cittadinanza” di cosa stanno parlando, che mondo vedono?

Un mondo dove il solo intervento su di un “mezzo” cioè sulla moneta, senza modificazione sostanziale dei rapporti sociali, sarebbe l’automatica panacea d’ogni problema?

Un mondo in cui il cambio Lira-Euro, risolverebbe da solo la crisi di eccesso produttivo, il nostro rapporto malato con il pianeta e la filosofia demenziale secondo la quale le sue risorse sarebbero infinite e quindi sia possibile teorizzare una “crescita eterna”?

Ma non solo … ci salverebbe automaticamente dalla “Società dei Consumi e dell’Obsolescenza Programmata” che sta producendo danni irreparabili?

Forse dovremmo constatare la graduale scomparsa del “lavoro umano” e darci da fare per organizzare una società più giusta, redistribuita ed equa, prima che l’èlite mondiale, che questa cosa l’ha capita da tempo, ci faccia trovare, già bello e pronto un bel “Medio Evo Tecnologico” improntato alla Depopolazione del Pianeta, che per loro rappresenterebbe una “soluzione radicale ed auspicabile”. Economicamente consona e finanziariamente vantaggiosa.

Forse un poco Malthusiana e decisamente Neo-nazista ed eugenetica, ma logica e conseguente al pensiero finanziario, imperante in questo momento storico. In linea con il Pragmatismo Mostruoso che sembra permeare i “falsi quarantenni neo-democristiani” al potere, nel nostro paese, In Europa e nel Mondo.

Forse dovremmo iniziare davvero a cercare di descrivere un mondo altro a predicare, sì ho detto predicare, una visione che ponga l’essere umano al centro e la sua sopravvivenza come specie, parte di un Pianeta Vivente, alla suprema attenzione.

Il mondo che L’èlite sta preparando passa attraverso guerre, sangue, dolore e perdita d’ogni diritto. Sono disposti a perdere parte del pianeta per realizzarlo. Sicuramente trarrebbero enorme vantaggio dalla scomparsa di parte dell’umanità

Noi  non ce ne rendiamo conto (o forse fingiamo d’essere sani) e rimaniamo imprigionati in slogan obsoleti, in parole d’ordine che sanno di muffa e storia antica.

Prigionieri in fondo della medesima ipnosi di cui soffre “la massa” e mentre a parole definiamo una “Crisi di Sistema” come tale, nei fatti non ci rendiamo affatto conto di quanto vero sia quello che stiamo dicendo ed a livello di “operatività”, per quanto poco si riesca realmente a fare, siamo incapsulati in un ruolo difensivo, di un mondo che scompare mentre noi lo difendiamo.

Sino a trovarci a difendere le armi con cui ci hanno oppressi, perchè esse vengono abbandonate sul campo, ci ritroviamo alleati con conservatori di svariate specie e perdiamo, quindi la dinamicità d’essere avanti un passo sulla strada del vero “Progresso e della Civiltà”.

La definizione stessa di questi termini in senso spiritale, filosofico e materiale dovrebbe essere il nostro compito principale.

Occorre decrescere consapevolmente, felicemente, con attenzione all’umano ed al naturale, ritrovando la nostra appartennza e riabbracciando la Madre.

Occorre proporre un mondo completamente diverso, nei valori, nelle premesse, nei postulati e negli effetti pratici, partendo dalla garanzia universale alla sopravvivenza … impossibile? Assolutamente no!

Ovviamente dipende dalle premesse, dal supporto filosofico e spirituale e quindi dall’immagine di noi come “razza umana” che noi implementiamo e proponiamo… è una rivoluzione reale, pacifica e profondamente spirituale e quindi destinata a vincere. (non dimentichiamo la premessa, iniziale, dello sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale, che non è più fantascienza , ma diviene ogni giorno più reale)

Il Lavoro quindi è un territorio da abbandonare?

Non ho detto questo, ma rendersi conto che il mondo intorno a noi sta cambiando è fondamentale ed indispensabile.

Comprendere come le nostre tematiche debbano comprendere la compatibilità, l’appartenenza all’equilibrio naturale, l’organizzazione della redistribuzione della ricchezza in un mondo in cui il lavoro, tradizionale, non è più centrale … la liberazione dal lavoro, che pure faceva parte da sempre della visione marxiana e soprattutto anarchica.

Insistere su tematiche perdenti e retrive, rischio a cui , per esempio, la Coalizione Landiniana ci espone … ci fa trovare in luoghi, decisamente poco “consoni”, come ad esempio a fianco della famiglia Riva in difesa dell’ILVA e del “lavoro” che ne consegue … il che dovrebbe farci porre delle domande, importanti, su quello che stiamo facendo.

mago nero

Io vi darò, inventandola

moneta sonante

per acquistare d’un botto

i vostri sogni

o in comode rate

secondo la bisogna

ed essi avranno un prezzo

così come voi avrete

nei vostri giorni

e nelle vostre ore

come le vostre anime

pagate un tanto al pezzo

Vi donerò certezza

d’un Grande Padre

dai polsi forti

l’idea d’una famiglia

il concetto di nazione

L’illusione che voi siate più figli

più degni… più capaci

che ogni vostra guerra sia  più giusta

L’idea d’un grande popolo

dall’Atlantico agli Urali

Disegnerò per voi le linee

e le chiamerete Patria

Vi darò il bene dell’assoluta certezza

d’esserne parte

Vi donerò un cristallo

di luce sognante

dove voi crederete

di vedere il mondo

insieme al tutto,

gocce di sinergia.

Io vi darò una skeda

per dirmi grazie

per dirmi bravo

d’essere partecipi e

d’essere signori

io vi convincerò

Vi parlerò del padre

vi dirò della madre …

Vi parlerò di Dio

costruirò per voi chiese

innalzerò cattedrali

perché possiate credere

voi … di possederLO  

ch’Ei sia solo per voi

e suonerò per voi mille campane

Vi illuderò persino

d’essere uguali …

sarete voi a difendere

la mia diversità

a dirmi che sono meglio

a mettermi sugli altari

insieme al vostro Dio

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