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Un modo nuovo di vedere le cose
Nasce fra la gente comune
Quelli di tutti i giorni, un po’ banali
Per la strada, vive, si nutre e impara
Di strada e di discorsi normali è la sua natura
Cresce, inavvertito…che non pare
Non lo riconosci nemmeno, proprio non te ne accorgi
Poi dalla strada sale , come un profumo
Forse una sensazione, non è realtà…
È come un’impressione
S’alza e s’aggira
Sinchè un astuto parruccone
Uscito in strada, forse per la noia
Ne coglie il volo
Lui lo irretisce, ne fa una cosa sua
Poi lo trasforma
Lo riempie di arzigogoli e parole
Lo fa sembrar difficile
E dichiara
“ Ecco signori, questa è filosofia
qui la risposta dei moderni tempi
un modo nuovo di veder le cose”

Poesia non vuol regolamento
Voce del cuore…non ama restrizione
E’ il frizzo della vita…essa è creazione
Fluir di sangue…silenzio…annullamento
E’ l’ascoltar di cose…è l’esser cosa
Vita e respiro dell’anima del mondo

Non voglio qui discutere i contenuti di questa campagna…mi interessano solo relativamente, qualsiasi siano queste enormi, incolmabili differenze che conducano l’area del progresso a doversi preparare ad una nuova sconfitta…vorrei soffermarmi ai toni, al modo in cui questa iattura viene affrontata e perpetuata

Ho assistito a frasi di una durezza inutilmente offensiva…a giudizi che strappavano la pelle, questo non avveniva però fra lontani, fra avversari, fra portatori di idee politiche lontane…tutt’altro, avveniva ed avviene fra persone normalmente solidali, vicine, e su temi simili…dove la differenza si misurava sulle virgole…sul modo di porre le questioni…sul senso delle parole ed in ultima analisi verteva sulla sfiducia, sul mettere in dubbio l’onestà intellettuale dell’altro…la veridicità delle sue analisi sul medesimo tema…o su una variazione, pur vaga e indefinibile, adatta a definire una identità purché diversa da chi ci stia di fronte.

Svariate sono le ragioni che portano a questo…il fatto innegabile di pescare nel medesimo lago, divagando sulla lunghezza e l’efficienza delle canne…per prendere lo stesso pesce per altro. Non secondario il fatto stesso di pescare…tutti lo fanno…indistintamente. Prigionieri dei modelli, antichi, del vecchio modo di intendere la politica, fatto di promesse…ed in ultima analisi, inesorabilmente di menzogne. Quindi di necessità di teatralizzazione del confronto, per ottenere una preferenza per questa o quella fazione. L’incapacità di fare fronte…blocco…motivata dalla necessità di mantenere i propri presidi, i propri orti, i piccoli insulsi regni di piccoli insulsi rappresentanti di infime minoranze. La convinzione…tutta italiana che l’eterna lotta fra i guelfi e i ghibellini, fra contrade e quartieri, fra i vicini…non abbia mai fine.

La menzogna di fondo che questo o quell’eletto di questa o quella fazione possa rappresentare l’unica verità possibile…la menzogna, sostanziale che una posizione…un punto di vista, spesso millimetrico possa costituire la verità.

L’unico sforzo apprezzabile sarebbe quello di unificare…ponendosi come obbiettivo il miglioramento del paese…l’avanzamento della civiltà. L’unico tentativo, se venisse realmente portato avanti, potrebbe essere quello di ridiscutersi, riconquistando e rinnovando i valori che hanno distinto la sinistra storica, ed il movimento operaio, sino al movimento popolare di matrice cattolica. Superare l’empasse del richiamo storico…eccessivo ed inutile, ridando ai riferimenti l’importanza che hanno…rimettere in discussione appartenenze e fazioni Sull’altare del concetto comune di civiltà…di società possibile, di visione del mondo in progresso. Certo che per parlare di questo occorre coraggio, disponibilità, volontà vera di cambiamento…e soprattutto occorre una visione…un progetto culturale condiviso…un riferimento spirituale ed ideale…una unione di volontà. Questa è quella che probabilmente non esiste…si adotta il pragmatismo non per metodo, ma per carenza di idee.

Questo porta a quanto di peggio…al preferire la sicurezza del vecchio, sul nuovo, perché più sicuro. All’uso esagerato e fuori luogo di un moralismo facile e in fondo di bassa lega. Moralismo che rimane fine a sé stesso privo di contesto e di visione…privo di un vero progetto…ognuno portatore di una propria finalità…misteriosa, mantenendo come tratto comune un elementare e ripetitivo richiamo a etica e morale…sui nomi, su controlli democratici…ipotetici, come depositari di una verità…che non ha respiro, non ha visione.

Sono sicuro, che se esistesse questa visione…questa possibilità di immaginare un nuovo mondo. Non occorrerebbe precisare, non occorrerebbe nemmeno litigare su appartenenze e identità, sarebbe inutile cercare un rinnovamento strumentale, che verrebbe da solo…sull’onda di un reale rinnovamento della base ideale…del supporto etico , morale …e sì anche spirituale.

E forse vinceremmo finalmente e davvero…perché avremmo  cambiato  e prodotto qualcosa di nuovo

Chi siete voi per narrarmi il vostro Dio…
Pretendendo di conoscerne i dettami…
Lui vi ha telefonato?
Interpretando i libri a vostra grazia
Peccate di superbia!
Del peccato…poi…cosa sapete voi per definirlo
Cosa so io…?
Quante parole conoscete, poi, per farne immagine
Di chi non potrà mai esser descritto
Di chi è al di là d’ogni parola d’uomo
Voi avete il vostro iddio…ed è sempre degli eserciti
Di Lui glorificate un solo aspetto
Di Lui negate mille e mille nomi
Con quella fiaba che ancor ci raccontate…
D’un Satanasso in giro per il mondo
Per far disastri ed indurci in tentazione…
Chi mai l’avrà mandato?
Egli è diverso da ogni immaginazione
Infiniti colori
Quell’altro invece… è solamente un impiegato
Voi, che prendete vite
poi avete pretese a giudicare
Uno dei nomi suoi è misericordia
Il bene poi…è soprattutto scelta
Che quotidianamente si rinnova
È tutta personale
Che avete scelto voi che v’arrogate?
Voi…che stringete cupidi stò mondo
Quasi che fosse vostro
Di quanto siete più figli di Dio
Per trattenerlo all’infinito in vostre mani?
Per poi decider voi di guerra, fame e sorte
Voi…noi…io…figli dell’egoismo
Con questa rabbia, poi, che monta dentro
Che è peccato
Che m’allontana ancora da quell’ultimo destino
Ma che ricade e poi va ad ammorbidire
feconda e fertilizza dura terra
Così come con voi…fratelli…
compagni…disperati
Voi che intuiste, sentendovi vicini dal di dentro
Per condivisione, istinto
per senso della musica e del ritmo
Per tolleranza
voglia di tenerezza…di pace…
Per senso di giustizia
La religione è l’oppio ma la conoscenza è il sale
Ma è nello spirito che senz’altro sta il motivo
Questa è un piccola scheggia della mia follia
Su…ora ditemi di voi


Un tempo, avevamo coraggio, osavamo definire un ambito per la cultura popolare. Osavamo pensare fosse possibile immaginare circuiti altri diversi da quelli gestiti e controllati dal potere. Ci definivamo avanguardia e accettavamo quel ruolo, anzi ci solleticava l’essere minoranza. Abbiamo prodotto cose egregie, importanti…L’occupazione di Santa Marta, il movimento dei circoli giovanili…le primissime occupazioni dei centri sociali, ma il fatto stesso di pensarci altri erano basi, embrioni di un’idea nuova. Limitata e forse parziale, sicuramente viziata dal minoritarismo…ma che produsse movimento.

Talmente forte e montante da arrivare quasi a lambire le nostre deserte spiagge di questi tempi. I festival Rock del Parco Lambro, le scuole di teatro, danza, creatività…Licola…erano cose, grandissime manifestazioni…non di nicchia.

Piene di limiti e di difetti? Certo ! Ma cose ed in quei tempi, importanti, diverse e lontane dagli anni di piombo che poi vennero descritti.

Cose come l’Orchestra, il circuito dei Circoli La Comune non erano invenzioni, ma realtà…proposte ed erano tutt’altro che marginali. Non enumero i gruppi teatrali e musicali, il numero infinito di artisti che ha trovato cittadinanza ed humus in quegli anni…loro lo ricordano bene…le radio, sino al movimento delle televisioni private…ebbene sì.

Oggi avremmo le basi, la green economy chiamerebbe a gran voce un mooviment di tipo culturale…il coraggio di una cultura altra.

L’inasprirsi delle scelte razziste e xenofobe richiederebbero una risposta. Alcuni progetti politici, per quanto embrionali abbisognerebbero come dell’acqua e del fertilizzante di progetti e di coraggio in questo campo.

Il Movimento dei Movimenti…il ripensamento teo-filosofico-spirituale, di questi anni meriterebbe l’impegno di intellettuali, di artisti, di Teste. Del coraggio di osare..di non riprtere sé stessi perdendo energie in infinite auto citazioni.

Io sono un ignorante, un uomo piccolo, che ebbe la fortuna e l’onore di sperare e di vivere quei tempi, di sognare un mondo altro, diverso e possibile. Io sono anche sicuro che esistano le potenzialità e le forze per questo pensiero…solo forse ne manchi il coraggio, la voglia, quello che occorre per rischiarsi e rischiare.

Ci incontreremo un giorno…sì…
e parleremo!
Al di là del grande muro del silenzio
molto oltre questo oceano di dolore
Ci incontreremo…noi…
e discuteremo
smessa, finalmente, ogni retorica!
Superiori, noi saremo
Liberi…persino dal bisogno
Senza finzioni, ci diremo tutto
soltanto per parlare, per andar dentro
per ascoltare infine, per capire
Noi ci racconteremo quello che fummo
che siamo e che saremo
Parleremo di noi…e del percorso
di quello che davvero abbiamo fatto
lo metteremo in luce
Di quella vita ed anche di ogni altra
Senza stanchezza, invidia…senza dolore
Senza più gelosia, senza mezzucci e trucchi
Noi lì ci incontreremo…un giorno…
E parleremo 

Questo paese non è nato razzista…dicono gli esperti…e forse è vero. Sebbene  questo ci sviluppi qualche dubbio e che alcune stranezze già insite nella nostra emigrazione, fra l’altro, possano far pensare che ne avesse, invece, le potenzialità. Gli italo-americani sono fra le etnie maggiormente caratterizzate in questo senso negli States. Tanto da ispirare serial e film…Eppure, pare, non siamo nati razzisti, non ostante queste avvisaglie e la promulgazione delle leggi razziali, sotto il fascismo, questo paese non è nato razzista…pare..anzi ha spesso subito il razzismo. Non dimentichiamo i cartelli svizzeri e belgi “vietato l’ingresso agli italiani e ai cani”. Non dimentichiamo i nostri minatori nelle miniere di carbone, non dimentichiamo che noi eravamo i mangia spaghetti, gli sporcaccioni…quelli da evitare, che potevano costituire un problema in un matrimonio misto.

Un’alteriore avvisaglia di una natura diversa da quella enunciata doveva essere ravvisata  nella reazione, tutta interna alla migrazione dal sud…terroni anche loro…sporchi e baraccati, rumorosi, ladri e mafiosi. Come può essere che un paese non razzista riesca ad essere xenofobo persino con sè stesso? Ma questo paese per gli esperti non è nato razzista

Pur avendo subito, pur avendo dovuto nascondere i mostri figli sino a qualche anno fa nelle civilissima svizzera, perché clandestini. Bene non ostante tutto questo oggi sembriamo aver dimenticato.

Non mi stupisce che il signor B. con i sui giannizzeri in camicia verde facciano quello che fanno. Mi stupisce e mi umilia che lo facciano con l’appoggio popolare. Mi umilia che gli italiani…una serie di persone che sono simili a me, diano loro la possibilità di dire…”Noi ascoltiamo il popolo”…

Sebbene come dicevamo questo paese non sia nato razzista…forse. Rischia di divenire una vergogna del mondo , però ripensandoci siamo gli stessi che hanno riempito le piazze ai discorsi deliranti del duce, gli stessi che hanno accettato, senza ribellarsi neanche tanto, le sue leggi razziali più sopra citate…gli stessi che hanno, relativamente, metabolizzato, normalizzandoli i fatti drammatici avvenuti nel mare di Sicilia, gli stessi che bruciano gli accampamenti Rom, gli stessi che in maggioranza tengono comportamenti  sinceramente imbarazzanti nei confronti degli extra-comunitari…i medesimi che anche oggi brillano per leggi razziali…bhè allora forse siamo sempre stati razzisti, allora forse è vero che questi signori parlano e capiscono la gente…e allora forse sono io che sono irrimediabilmente fuori tempo e fuori luogo.

Quando succede alla mia età può essere devastante…può cambiarti la vita…una cosa che non auguro a nessuno.
Ti può buttare in un attimo su di una strada o, letteralmente, sotto un ponte.
Ormai sono alcuni anni che mangio pane e precariato…e sono pure invalido civile…avrei diritto.
Però ormai si sa che coi diritti si fa poco, in questi nostri tempi, quasi niente. Il mercato del lavoro è cambiato e guarda, guarda, anche per gli invalidi si è inserita la possibilità del tempo determinato, del contratto a termine…giusto …evviva l’eguaglianza.
Certamente uno si aspetta che a 54 anni sia tutta discesa, che le carte siano già giocate…e senza dubbio qualche cosa l’ho sbagliata anch’io se sono qui senza neanche un asso.
Però io non chiedevo molto, dopo che da artigiano mi son trovato senza più nulla sette anni fa, solo di lavorare e di mantenere la mia famiglia.
Adattati direte voi, l’ho anche fatto sinché ho potuto.
Per capirci la vita non mela sono persa al gioco o in macchine di lusso io lavoravo 14 ore al giorno. Mi è andata male si dice, ma a quel punto io chiedevo solo di lavorare…dignitosamente.
Nelle cooperative, quelle farlocche, quelle che si sono inventati i grandi corrieri per fare il lavoro sporco non c’è dignità…solo insulti e pochi soldi, ma a me andava bene lavoravo.
Adesso, però, non posso più, sono limitato nella capacità di reggere alla fatica… io che spaccavo le montagne.
Possibile che per me non ci sia più niente?
Mi sento scivolare…lentamente, giorno per giorno, sempre più marginale, sempre più fuori del giro.
Senza ammortizzatori perché ho lavorato in cooperativa o a termine…solo, forse la disoccupazione a termini ridotti. Un’elemosina e, sottolineo, forse… ancora non loso…ma son tre mesi che non entra neanche un euro, prima dell’ultimo tempo determinato(otto mesi) erano due anni.
Mia moglie…si sta spaccando dalla fatica e non ci crede più “ Hai 54 anni” dice “ ora che usciamo da questa crisi ne avrai 55/56…chi ti prende più ” io no so cosa risponderle.
Mi vien da dire che non capisco che senso abbia proporsi di allungare la vita lavorativa sino a 300 anni se poi a 50 sei già come morto.
La cosa più brutta e che non sai , esattamente, cosa possa succederti ed hai paura…non mi piace aver paura.

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